Conclusione della Giornata einaudiana

Convegno CONVIVERE NELLA LIBERTA’ – L’ATTUALITA’ DI LUIGI EINAUDI, Livonro 27 ottobre 2024 – Conclusione di Raffaello Morelli

Innanzitutto desidero anch’io, come Maurizio,    ringraziare tutti i relatori per il loro significativo contributo. Quelli in presenza (il sen. Vegas, il prof. Barrotta, la profsa Galli, l’avv. Prof. Morbidelli, il dott. Bellardini, l’avv. Prof. Calvosa, il prof Anselmi) e quelli in video (gli editorialisti Giovanni Orsina e Ferruccio De Bortoli, il Presidente ABI Antonio Patuelli, il Presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto e il Presidente della Banca di Lucca e del Tirreno Sergio Ceccuzzi). 

Hanno composto una celebrazione suggestiva, a conferma che  l’opera di Einaudi è tuttora viva e dà indicazioni preziose sul futuro. Del resto, il dare indicazioni politiche  è la caratteristica essenziale del liberalismo.

I  capisaldi dell’opera di Einaudi, accademica e di scrittore, sono l’indicare gli strumenti cardine del vivere liberi. Un’indicazione assai innovativa di per sé. Perché anche allora, seppur in misura minore, dominava nelle vicende pubbliche il criterio dell’immediatezza, non quello del futuro. Tanto che Einaudi, quasi stupito della difficoltà di far pensare al futuro, chiamava le sue indicazioni  PREDICHE INUTILI. Ma non lo sono affatto. Perché l’approccio liberale, non essendo emotivo, non si nutre di speranze e di illusioni per facilitare il consenso del momento. Si fonda sulla consapevolezza dell’essere liberi e seleziona  regole coerenti con la libertà aggiornandole di continuo , e tali regole danno nel tempo  frutti che maturano attraverso la costanza dei comportamenti.

Oggi i relatori  hanno mostrato con chiarezza che per Einaudi i punti essenziali  sono soprattutto due,  il buongoverno dello Stato (per stimolare  i cittadini all’indipendenza creativa individuale nell’ambito di  regole senza privilegi amicali)  e l’uguaglianza dei punti di partenza (per consentire nel convivere una gara equa tra cittadini diversi) . Criterio, quest’ultimo, che si integra con la ferma indicazione einaudiana dell’abolire il valore legale del titolo di studio, appunto per  dare nella vita maggior peso a quanto si fa in concreto rispetto ai percorsi  lontani dal concreto e  valutati con procedure pregresse.

In generale, Einaudi fu un sostenitore deciso e conseguente del continuo confrontarsi tra le iniziative dei singoli cittadini diversi , quale meccanismo principe per far funzionare la libertà nel convivere. Pertanto Einaudi si prefigge di rimuovere ogni ostacolo  sulla strada di questo meccanismo di libertà.  Non a caso, un motto famoso di Einaudi,  riscontrato in pieno nell’esperienza di ogni giorno, è che “i due estremi monopolismo e collettivismo sono  ambedue fatali alla libertà”.  Questo perché il metodo della libertà  non funziona con le teorie ideologiche o religiose, che perseguono il dover essere e impongono in ogni momento comportamenti definiti ed obbligati. Il metodo liberale, in ogni occasione, combatte il conformismo ed è attento a ciò che l‘esprimersi umano produce materialmente quale risposta alle sfide del vivere tra individui. Infatti la libertà si esercita  attraverso la lotta tra le idee e la discussione degli uni con gli altri, con il fine di capire ciò che è vivo e ciò che è morto delle tradizioni , il che comporta rifuggire il ricorso alle armi. Pertanto Einaudi ha sempre sostenuto la necessità dell’esistenza di uno Stato non tentacolare – che si estenda fino ad un punto critico e non oltre – ma al contempo ha sempre frustato le pretese dello Stato sovrano, da lui definito immondo in quanto chiuso al circolare della libertà.   Per tale motivo, Einaudi non soltanto ha dato indicazioni sul Buongoverno (uno Stato efficiente garantisce la libertà del cittadino) ma non a caso, per mettere in campo la costruzione di un nuovo tipo di Stato lontano dal tipo sovrano, ha dato anche precisi contributi alla costruzione dell’Europa, contributi che poi nei decenni sono stati applicati.

Einaudi ha fornito al metodo liberale spunti preziosi  e tutt’oggi fondamentali. Ho detto della cultura politica, ma pure  in campo economico. Ove Einaudi ha chiarito in modo definitivo che il liberismo non può prescindere dal liberalismo, dato che, quando vuol essere una teoria economica autonoma separata dal liberalismo, disattende  la libertà dei cittadini e diviene un progetto illiberale nei principi e nella pratica. E ha precisato anche che dire no al liberismo non basta per  stare nel liberalismo economico. Nell’economia il  principale segnale di liberalismo, oltre al mercato, è la diffusa  proprietà non pubblica, ed invece in Italia questa proprietà è storicamente poco tutelata, specie in ambito intellettuale. Scoraggiando gli investimenti, rallentando l’innovazione, e indebolendo la competitività delle imprese. Anche qui Einaudi va riscoperto, curando la tutela della proprietà, a cominciare  da un’equa ripartizione del risparmio. 

L’efficacia del metodo Einaudi venne comprovata dai successi ottenuti all’epoca della ricostruzione, e dell’impegno fermissimo per mantenere la stabilità monetaria, che  in sé è la garanzia per conservare  la capacità di svolgere in maniera corretta i confronti tra le diverse iniziative nella gara della vita. Il tutto si tradusse in un’economia stabilmente dinamica, alla base del miracolo economico fino ai primi anni ‘60. Basato sul profitto non come fine, bensì come mezzo.

Non si può prescindere dalla lezione einaudiana  quando indica che le scelte politiche  con cui attuare i principi di libertà, sono   intrinsecamente variabili quanto ai modi per realizzarli, a seconda dei luoghi e dell’epoca. Insomma, nel liberalismo non sono possibili politiche automatiche e ripetitive.  E non è possibile ricorrere all’utopismo, che fuoriesce dal mondo reale e così nega  il legame ineludibile della libertà e del liberalismo.

Con la sua opera Einaudi è un ulteriore importante anello dello svilupparsi dello scontro in  essere da circa quattro secoli. Da una parte, la novità del quotidiano impegno intellettuale della libertà di ogni cittadino nell’osservare il mondo e nello sperimentare le proprie iniziative in un processo di progressivo avanzamento del conoscere la realtà in evoluzione; dall’altra parte,  l‘antica ricerca di un libro sacro scritto da qualche potente o divinità nell’intento di svelare la natura del mondo una volta per tutte , presupponendo  la sua sostanziale ed immutabile  staticità.

Si tratta di uno scontro epocale che da allora sta ribaltando millenarie abitudini. Scioglie un po’ alla volta molti nodi di illibertà e aumenta il livello delle condizioni di vita nonché il numero dei conviventi. Gli oppositori dichiarati della libertà sono una minoranza. Peraltro sono moltissimi quelli che vorrebbero ripristinare la logica e gli usi del libro sacro e si oppongono all’espandersi della libertà e all’affidarsi alle scelte dei cittadini. Così,  nelle controversie,  le grandi democrazie non ricorrono più alle armi tra di loro, ma per il resto la mentalità di usare il sistema della guerra è ancor oggi molto frequente e diffusa insieme  alla  tragica realtà che ne consegue. E non solo. Anche all’interno delle democrazie sono ampie le fasce avversarie del metodo della libertà nel convivere, le quali di continuo usano logiche non liberali nel fare le leggi e ancor più nell’interpretarle (in prima fila le burocrazie pubbliche che vengono meno alle loro funzioni). Per fare un esempio degli ultimi giorni, non è ancora stata applicata la legge del 2015 che organizza unitariamente i quattro ispettorati del lavoro distinti e scollegati. Con i noti tragici esiti.

In conclusione, va detto che richiamare le indicazioni politiche di Einaudi è un obbligo per chiunque pensi al futuro della società impegnandosi nel costruire le condizioni adatte a concretizzare l’esercizio dei diritti dei cittadini individui. Questa giornata  ha adempiuto il suo compito. Quindi a nome dei circoli organizzatori della giornata (Circolo Einaudi e il Circolo  G.Emanuele Modigliani) concludo ringraziando di cuore il Comitato Nazionale per i 150 anni della nascita di Luigi Einaudi, che ha reso possibile questa giornata finanziandola  al 90%  ,  quando il Comune, a parte la cortese messa a disposizione della sala attrezzata, ha contribuito per  solo un quarto di punto percentuale, mentre di solito destina migliaia di euro a feste di ogni genere. Evidentemente ritenendole più produttive per la città che non la cultura,  specie quella liberale.

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