I melii di Mieli (a Paolo Mieli)

 

Caro Direttore,

le Sue due risposte sui melii sono gustose – tanto più per l’implicito ammicco anagrammatico – ma pare eccessivo trasformare quell’antica  vicenda in una regola sancita dalla storia, per cui chi è sensibile al richiamo del terzismo non sfuggirebbe al triste destino dei melii, essere sterminati dai potenziali alleati. Allora si trattava guerra e la scelta la facevano le armi degli eserciti contrapposti; oggi si tratta di decidere la politica per l’Italia e la scelta la fanno periodicamente i cittadini, non le coalizioni contrapposte.

E non basta. Fino al voto – soprattutto maggioritario – le coalizioni devono essere costruite attraverso le proposte di programma e non possono preesistere. Quando preesistono. Siamo già al “o di qua o di là”, il solo caso in cui vale la regola dei melii e la strage dei terzisti, appunto perché il presunto scontro tra bene e male ha già rotto le regole di uno status liberal democranco. In tutti gli altri casi – e in Italia non siamo al regime – ogni filone politico culturale deve contribuire come sa e può a costruire le coalizioni. Gli attuali poli non sono eterni e non hanno portato ad una governabilità credibile. Far risorgere la politica dal fango del “o di qua o di là” rimescolando le carte senza uscire dal maggioritario, è essenziale per consentire alla ragione ragione­vole di prevalere, come la storia dimostra che poi alla lunga accade.

L’errore politico sta viceversa nello schierarsi fuori tempo, ancor prima di determinare la natura dello schieramento. Nella Casa delle Libertà non può stare chi, come i liberali, vuoI evitare un’ abnorme concentrazione di potere economico, politico e di informazione televisiva nelle mani di una sola persona. Ma è arduo restare nell’ Uli­vo per chi, come i liberali, non vuoi scivolare nel­le utopie dell’indignazione permanente girotondina e dell’antagonismo della sinistra dura e disubbidiente. Accettare un confronto politico ridotto a schieramenti anteposti alla chiarezza sulle idee, sui programmi, sulle alleanze conduce all’ulivismo indistinto che è stato e continua ad essere l’ossessione che ha condannato l’Ulivo, prima all’involuzione, poi alla sconfitta ed ora ad una opposizione che scalcia impotente e che da anni prepara e perpetua il successo di Berlusconi e del suo centro destra.

Se si rinuncia ad impegnarsi per modificare il modo d’essere delle coalizioni e delle proposte da fare ai cittadini e si adotta lo stare” o di qua o di là”, non saranno i melii-terzisti ad essere ster­minati, ma gli italiani. Per mancanza di coalizio­ni di governo più costruttive.

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni politiche e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.