L’articolo di Roberta Carlini pubblicato venerdì dal Tirreno in merito alla storia contrastata dei referendum, spiega bene il perché, per ricuperare l’uso del referendum, non c’è che un modo: tornare al merito del quesito, farsi un’idea ben informata e andare a votare per quello che si crede. Una conclusione molto giusta che vale innanzitutto nel rapporto con il cittadino. Infatti, ai sensi del Testo Unico elettorale del 1957, chi esercita un pubblico potere è sanzionato penalmente se vuole indurre all’astensione i cittadini. La scelta del cittadino di come esprimersi è legittima qualunque sia, ma le istituzioni non possono propagandarne una sola.
Seguendo dunque il consiglio di andare a votare domenica e entrando nel merito del referendum, osservo due cose. La prima è che la struttura del quesito, in questa materia così complessa, è priva di sconvolgente valenza giuridica operativa in un senso o nell’altro, e quindi i suoi risultati esprimeranno una scelta civica che non sarà epocale, eppure ribadirà l’essenziale principio della sovranità dei cittadini nel controllare. La seconda, più generale, è che le modalità di approvvigionamento energetico richiedono meccanismi complicati non ben configurabili tramite referendum, in quanto tipici del confronto parlamentare sulle formulazioni sottoposto alla continua verifica politica del cittadino.
Il medesimo criterio del tornare al merito del quesito referendario, vale ancora di più nel caso del referendum popolare, che nei prossimi tre mesi sarà chiesto ai sensi dell’art.138, secondo periodo, della Costituzione, per valutare la Riforma di buona parte della Costituzione voluta da Renzi. Il motivo è che in questo referendum popolare autunnale non varrà il sistema del quorum e quindi vincerà la tesi che prenderà più voti validi. Dunque nel referendum popolare il dibattito personalizzato sulla figura di Renzi sarebbe un inganno ed invece occorrerà un dibattito centrato sui contenuti della Riforma votata dalle Camere. Così da dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sia sulla validità procedurale della Riforma votata da Camere comprendenti un notevole numero di parlamentari eletti con norme incostituzionali (sentenza 1-2014 della Corte) sia sul merito della nuova Costituzione che, contrariamente agli slogans sul nuovo, è caratterizzato dall’accentrarsi sul Governo (anche tramite l’intersecarsi con la legge elettorale Italicum), da una forte complicazione nei meccanismi parlamentari e dal ridotto ruolo riconosciuto al voto dei cittadini.
Intanto, a cominciare dal referendum sulle trivelle, è auspicabile che i cittadini riprendano il gusto della partecipazione alle vicende politiche, nella consapevolezza che, senza la politica, la loro libertà personale viene progressivamente messa in forse, in particolare quella dei più deboli tra di loro.

