Prima la libertà

Il Prof. Iacono ha posto in modo serio la questione del perché la sinistra non tratti adeguatamente il tema dell’uguaglianza. L’on. Parrini, candidato segretario toscano del PD, gli ha replicato sostenendo che non è esatto. Per farlo, prima rivendica il suo far parte del filone del socialismo liberale e ricorda  che il PD si è formato per essere la mescolanza propulsiva dei riformismi storici italiani; poi precisa che è intatta la validità dell’idea di uguaglianza dei punti di partenza e delle opportunità, sancita dalla Costituzione, e che questo non è un approccio rinunciatario e conservatore.  Capisco le buone intenzioni del candidato, ma è una replica elusiva. La questione non è filosofica ma politica ed essendo politica non può prescindere dai fatti. I fatti sono il fallimento dell’operazione mescolanza 2006, dovuto essenzialmente alla impossibilità di esistere come partito senza una precisa identità culturale con i conseguenti comportamenti.

Allora, però, occorre prendere atto che l’identità culturale non si può avere rifiutando  l’idea che concetti come libertà ed uguaglianza sono distinti e non vanno confusi.  Da qui si deve partire. La libertà del cittadino  nella sua diversità è da porre al centro di ogni progetto politico perché è la diversità individuale che, attraverso il conflitto democratico, innesca le migliori condizioni della convivenza al passar del tempo. Perciò il fulcro sociale è la diversità dei cittadini, non la loro l’uguaglianza. L’uguaglianza resta peraltro decisiva poiché la libertà non è di uno o di pochi ma di ognuno e  dunque  è indispensabile (sperimentalmente) che vi siano regole pubbliche (da aggiornare di continuo),  in specie sui punti di partenza,  per definire e rendere efficaci i diritti individuali in quel conflitto democratico.

Ad un partito occorre un’identità nitida (conservatrice, socialista, liberale). Una coalizione potrà essere più articolata tra le sue componenti, ma dovrà avanzare indicazioni operative (non promesse affabulatrici) per intervenire sullo stato delle cose. Che si adotteranno secondo le scelte degli elettori e, se questa scelta prevalente non c’è, trovando le convergenze minime che consentano  passi avanti nel curare i problemi del paese.

In conclusione. Per trattare davvero il tema uguaglianza, la sinistra deve partire dalla diversità  di ciascun cittadino e sventolare non una vecchia bandiera bensì progetti attuali per praticarla. Senza pretendere mai che la società sia come vorrebbe la sua ideologia preferita.

 

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