L’articolo del prof. Salvati è una prova sperimentale che in politica non contano i curricula ma le proposte ed il giudizio dei fatti. Il professore scrive onestamente che dopo la prima metà degli anni ’90 ci sarebbe voluto un grande progetto e che “questo progetto non c’è stato e il nostro Paese ristagna. Del progetto è stata sbandierata la premessa culturale, il liberalismo, ma fa solo tristezza ricordarlo in questo Paese di rendite e di posizioni”. E conclude che c’è stato un “bipolarismo sgangherato (lo dice un sostenitore convinto dell’alternanza)”. Subito dopo, siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, torna ad indossare i panni del guru della sinistra elitaria e predica cosa dovrebbe fare la politica, pesticciando del liberalismo non soltanto la politica ma anche la cultura.
Naturalmente, il prof. Salvati ha tutto il diritto di pensarla così. Ma non di scordare che i liberali hanno confutato da anni le sue analisi e le sue terapie. Cioè la mitologia del partito democratico come indistinzione culturale e dell’anti berlusconismo come panacea di tutti i mali, che secondo lui avrebbero reso superflua la costruzione di concreti progetti alternativi di governo. Le confutazioni liberali non erano dovute a innate doti divinatorie ma al metodo liberale di progettare che è aderente alla realtà e mette al centro la libertà del cittadino, non la conquista del potere. Invece il prof. Salvati, di nuovo scordando il liberalismo, ora afferma imperterrito che la colpa di molto, se non di tutto, è della politica, che “ha aggravato il problema…..le riforme che ci dovrebbero impegnare per riattivare la crescita hanno poco a che fare con i conflitti tra destra e sinistra e su di esse può essere utile assicurarsi un consenso bipartisan”.
Ci risiamo. Non si arriverà alla ripresa continuando a rifiutare le diversità e i differenti interessi tra i cittadini. La convivenza migliora con il conflitto democratico delle idee e delle iniziative; ed è resa sterile, se non autodistruttiva, quando eternizza qualche casta di potenti presunti depositari della ricetta delle cose da fare. La ripresa richiede di attivare il confronto virtuoso per intraprendere in proprio e per il lavorare subordinato, così da formare risorse e ricavare il sostentamento dei cittadini. E il confronto delle riforme si ottiene contrapponendo idee e progetti diversi (conservatori, di sinistra o liberali) e sottoponendosi allo sperimentare di fatto. Su cui giudicano tutti, non una qualche autorità che vorrebbe averne il privilegio.
Non serve costruire conformiste gabbie bipartisan. Serve diffondere la cultura critica e l’attitudine a riflettere sulle cose, non facendo della convivenza tra diversi una comunità di inquadrati. E’ impossibile ottenere la cultura liberale al di fuori della politica liberale. Quando le indispensabili coalizioni si formeranno prima del voto sulla base di un progetto politico e non della conquista del potere, allora si imboccherà la via della ripresa confrontando i progetti alternativi con il metro della libertà che essi possono creare per i cittadini.

