I liberali e l’operazione PD (a Beatrice Rangoni Machiavelli)

Cara Beatrice, ripercorrere passo passo la Tua riservata personale, mi dà il modo di approfondire quanto ho ritenuto non fosse il caso di esplicitare in pubblico. Parto dal secondo paragrafo. Tu introduci la questione del Centenario Malagodi, che non ho mai citato e che in apparenza non c’entra niente. Forse, freudianamente, hai inteso riferirTi all’occasione in cui hai svolto efficacemente il Tuo ruolo di Patron dell’Internazionale Liberale nominato da pochi mesi. Anche allora io ed Enzo, oltre a Te e a Patuelli, volevamo una celebrazione di Malagodi fatta dai liberali italiani in quanto tali e anche allora il problema era Zanone che non la voleva. Non la voleva sia perché (si è scoperto poi) aveva già un accordo in proprio per celebrarla con quel noto liberale di Marcello Pera sia perché stava costruendo la linea di nascondere i liberali italiani che non dovevano esistere autonomi ( Ti ricordi, dovemmo insistere moltissimo per imporgli il Comitato per la Celebrazione del Centenario al posto dell’Internazionale Liberale e l’introduzione fatta da Te invece che dalla sola Annemie). Allora Ti impegnasti a fondo all’interno e all’esterno e il risultato fu raggiunto: ne uscì una manifestazione egregia in sé e capace di far introdurre l’idea che liberali sono quelli che si comportano per tali  e non quelli che lo erano una volta (non a caso da allora Biondi, Costa o Sterpa sono stati indicati sempre più come exliberali). Proprio il secondo paragrafo dimostra che non è fondato lo stupore che manifesti nel primo (oltretutto ricorderai che la Tua nomina a Dakar è stata festeggiata anche nel Consiglio Nazionale della FdL di fine 2003). Io mi sono rifatto al Tuo ruolo di Patron già da Te richiamato nella Tua mail, al fine di sottolineare che auspicavo un Tuo comportamento conforme in occasione del Convegno del 18. Non volevo e non potevo dire, come invece dico qui, che il comportamento conforme al ruolo di Patron in questi mesi non lo hai tenuto. In effetti, saltando l’altro Tuo stupore infondato ( quello del terzo paragrafo, dato che ho scritto con chiarezza che inviavo il Manifesto “certo non per Te”), si arriva al nocciolo della questione, che è il quarto paragrafo. Tu ritieni “ovvio che non possa realizzarsi una joint-venture fra chi milita nella Margherita e vuole il partito democratico da un lato e chi come Critica e la Fdl sono contrarie ad entrambe dall’altro”. Questa frase può avere un fondamento solo se riferita a rapporti tra persone non liberali. Se riferita a liberali singoli e associati, non ne ha, perché in questo caso il confronto tra le due politiche è misurato sul metro del liberalismo e della volontà di farne una presenza autonoma nel paese. Con un simile metro, non è più possibile sostenere tutto e il contrario di tutto e ridurre ogni cosa a tatticismi disgiunti dalla politica e funzionali solo a disegni di potere. Questo, a parer mio, era il Tuo compito di Patron. Obbligare al confronto  sulla cultura, sulle idee e sui progetti. Ciò avrebbe naturalmente portato ad un amalgama magari su un livello minimale ma liberale, che avrebbe fatto fare un passo in avanti al progetto di una politica liberale autonoma (che, come Ti dico da tempo, non significa affatto incapace di relazioni e di alleanze, delle quali è anzi il presupposto ineludibile). Io penso che questo sarebbe stato Tuo compito  da diversi mesi. Di sicuro lo sarebbe stato dopo che la segreteria Prodi aveva affidato a Enzo il compito di organizzare il Convegno a tre, avendo perfino loro colto la questione politica sottostante. Siccome siamo liberali adulti ed esercitiamo ragione e senso critico, è impossibile non vedere – come ho richiamato nella mia mail – che la logica del Convegno diverge da quella del Manifesto sul nodo essenziale dell’autonomia politica dei liberali. Tant’è che si è rifiutato pregiudizialmente il Convegno a tre per intestardirsi in quella prospettiva del Partito Democratico, che viene presentata dai suoi massimi promotori (Parisi e Salvati) appunto come il contrario di una posizione liberale, e cioè come speranza utopica a prescindere dalla cultura, dai contenuti, dai progetti e dai tempi operativi, di cui non a caso si continua a non dire nulla, salvo richiamare una indefinita esigenza di affidare la diffusione del liberalismo ai reduci del marxismo e del cattolicesimo progressista. Il principe del Convegno del 18 è persona troppo colta e avveduta per, non dico negare, ma anche solo provare a negare tutto questo. Il problema vero sta nella convinzione sua e del suo entourage che, pensando alla candidatura, occorre tener buoni i padroni del vapore, il che riuscirebbe meglio sostenendo il mito del partito democratico. A parte i dubbi circa la validità di un simile calcolo, abbracciare la prospettiva del partito democratico è di certo divergente da quella  dell’autonomia delineata nel Manifesto. Che lo sia, al di là dell’adesione sia al Manifesto che al Convegno, viene del resto avvalorato da un recente e significativo episodio. Quando Vespa raggiunse l’apice coreografico incoronando Berlusconi come liberale e Watson protestò, Enzo ed io , nonostante l’avessimo saputo in ritardo, abbiamo utilizzato la cosa per negare in pubblico che Berlusconi possa essere liberale mentre nessuno degli zanoniani ha mosso un dito e addirittura le nostre uscite sono state criticate perché non preventivamente autorizzate. Questa è davvero una concezione amicale e opportunistica della politica che niente ha a che fare con il praticare l’autonomia liberale. Caso mai segue l’esempio di Rutelli, capofila dell’asservimento laico e democratico, il quale, a Berlusconi  autodichiarantesi liberale, è stato capace di obiettare solo che “anche nel centro sinistra ci sono i liberali”, con ciò ammettendo che Berlusconi non ha torto nel dirsi liberale. Quanto poi alla Tua osservazione per cui non sarebbe facile comprendere la non partecipazione al Convegno del 18, mi permetto di ricordarTi che i liberali non possono mai indulgere alla superbia conservatrice secondo cui in genere i cittadini non capiscono. Tanto più quando si tratta di addetti ai lavori o comunque attenti amatori. Le persone non affette da idolatria capiranno benissimo perché non vuol prendere parte al Convegno del 18 chi da una vita è sempre disponibile a dibattere con tutti ( non so Enzo, ma io sono stato accusato perfino di provare a convincere i pilastri di cemento). Primo perché partecipare, dopo che vi è stato il pregiudiziale rifiuto del Convegno a tre, significherebbe nascondere la verità dei fatti . Secondo, e soprattutto, perché qui si tratta di far balzare in evidenza attraverso i comportamenti, specie di fronte ai non liberali, che l’esigenza liberale e dell’Unione – cioè quella di colmare il buco di liberalismo e di non ridurre l’elettorato riformatore al socialismo e al cattolicesimo democratico tradizionali – non può essere soddisfatta facendosi risucchiare nell’indistinta confusione di quanti da decenni si battono solo per dissolvere il liberalismo in questo paese ( tieni presente che questa osservazione non è solo di liberali nostalgici, come amano etichettarci gli idolatri sciocchi, ma di un serio professore non liberale come Biagio Di Giovanni). Si basa anche su tutte queste considerazioni non esplicitate, la richiesta che Ti ho avanzato pubblicamente di ricordare in sede di Convegno del 18 le circostanze per cui è stato rifiutato il Convegno unitario e di chiarire che l’area politica liberale non è ridotta alla componente meno sensibile all’autonomia politica. Ora mi scrivi che il 10 febbraio alle 13,10 hai inviato una mail per placare gli animi. Permettimi di dirTi che anche qui non hai esercitato il Tuo ruolo politico di Patron di Liberal International. Nello stesso periodo sostieni due concetti contrapposti, che quanto scritto da Enzo corrisponde a verità e che Zanone ha sempre avuto il desiderio di unire le varie componenti liberali. Sappiamo benissimo sia Tu che io, che Zanone da tempo vuol unire sulla propria figura non sulla politica, ed è proprio questo che nel tempo ha causato il distacco tra i liberali e che gli vien rimproverato anche in questa occasione. Per di più questa Tua mail non affronta la questione che già serpeggia, e cioè l’evidente tentativo di Zanone di appropriarsi del Manifesto di Critica, verso gli esterni disposti a crederci e verso gli interni affetti da idolatria. Anzi, semmai la mail pare dare una mano a questo tentativo quando afferma che è “doveroso pretendere da tutti i liberali all’opposizione il massimo impegno unitario”. Per i liberali, che non sono una chiesa,  l’unitarietà non è scindibile dalle scelte che la rendono possibile e che in questo caso sono state rifiutate. Lo confermi anche Tu. E allora? Allora, mi permetto di insistere perché Tu torni ad esercitare il Tuo ruolo di Patron come lo esercitasti nella Celebrazione del Centenario. Oggi questo significa, come Ti ho richiesto, fare in sede di Convegno opera di chiarezza sul perché della divisione, sul fatto che Critica e FdL non sono club di nostalgici o di bizzosi personalisti gelosi delle fortune del predestinato (Tu sai benissimo che più volte negli ultimi anni la FdL si è sforzata di convincere Zanone a chiedere alla Margherita di candidarlo anche come liberale, ricevendone un rifiuto) e sui motivi politico culturali profondi che rendono divergenti la cultura liberale espressa nel Manifesto e la prospettiva del partito democratico quanto meno così come oggi è presentata. Aggiungo che, sempre per fare chiarezza, dovresti scrivere la Tua introduzione e distribuirla, in modo da evitare la possibilità che qualcuno, per eludere quanto avrai detto, si nasconda dietro la distrazione o il ritardato  arrivo. Quanto infine al quinto e al sesto paragrafo, sai benissimo che tutti Ti siamo stati sempre grati per il  contributo che hai dato nei rapporti europei ed internazionali. Tuttavia il punto è che, se vuoi che questo contributo resti patrimonio dei liberali italiani e non vada disperso in una sorta di consulenza addirittura a favore di ambienti che si propongono di erodere i liberali europei, devi riassumere un ruolo di iniziativa per far di nuovo prevalere l’interesse della presenza autonoma dei liberali. Su questo la Tua attitudine a fare testimonianza, diplomazia e mediazione, dovrebbe cedere il passo al Tuo ruolo di protagonista. Questa è la comune battaglia per cui vale la pena di spendere il Tuo spirito di servizio e per cui  ha senso la prospettiva di incarichi istituzionali da parte di qualche liberale. Altrimenti l’elezione di questo o di quello ha senso solo per il curriculum della persona eletta. Non per i liberali.

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