PROGRAMMA ELETTORALE
In occasione delle Elezioni per la Camera dei Deputati e per il Senato, sia in Italia che nella Circoscrizione Estero, che si svolgeranno il 9-10 aprile 2006, la Federazione dei Liberali Italiani adotta il seguente programma elettorale per le liste contraddistinte con il contrassegno “cerchio esterno, aperto nella parte inferiore sinistra, di colore blu, contenente corona circolare bianca, a sua volta contenente area circolare di colore blu al cui bordo sono disposte in cerchio dodici stelle a cinque punte di colore giallo, area al cui centro è posta in orizzontale la scritta LIBERALI sotto la quale sta una bandiera tricolore, verde bianca e rossa, rigida con asta gialla appoggiata sul cerchio esterno” .
La Federazione dei Liberali si propone di far crescere la libertà di ognuno in una società pluralista, multietnica e democraticamente conflittuale. Per questo intende
costruire regole di convivenza che aumentino le opportunità individuali dei cittadini nel segno della diversità e della tolleranza, e di vigilare che la libertà non sia un diritto teorico per alcuni ma una effettiva condizione di vita per ciascuno. La libertà politica è il solo strumento che comprende il tempo e che dunque è in sintonia con la vita.
La Federazione dei Liberali adotta i valori e il metodo liberaldemocratici e laici, perché, alle prove della storia, si sono dimostrati i mezzi più efficaci per molteplici obbiettivi: dare modo ad ogni donna e ad ogni uomo di esprimere sé stesso e interagire con gli altri, potenziare la conoscenza affidando la libertà di ricerca a scienzati responsabili e trasparenti, promuovere il benessere con il cambiamento innovativo, amministrare la giustizia in nome del diritto e della dignità umana, tutelare gli equilibri ambientali, influenzare il futuro poggiando sulla memoria del passato e sulla sua eredità di cultura e di bellezza.
La Federazione dei Liberali sostiene quella concezione del mondo pluralista e multipolare, fondata sulle differenze e contrapposta al pensiero uguale per tutti e al conformismo comunitario, che caratterizza l’Internazionale Liberale e il Partito Europeo dei Liberali-ELDR, strutturalmente a fianco di chi si batte per la libertà dell’individuo e per la società aperta.
In Italia, la Federazione dei Liberali si propone di recuperare quella tradizione culturale colpevolmente messa ai margini, che va da Gobetti, ai fratelli Rosselli, al liberalismo di Benedetto Croce, di Luigi Einaudi e di Norberto Bobbio, alle battaglie civili di Antonio Baslini, e che comprende l’europeismo di Altiero Spinelli, il pensiero federalista di Carlo Cattaneo, l’azionismo di Ernesto Rossi. Una tradizione feconda, che al di là delle distinzioni, ha una solida ispirazione comune nel fare della libertà dei cittadini il pernio della politica.
Questa comune identità politica e metodologica si traduce in alcuni criteri fondamentali che mirano a massimizzare l’interesse e i diritti dei cittadini nei rapporti con lo Stato:
1 La laicità delle istituzioni , vale a dire quella separazione delle scelte politiche dalle questioni religiose che è stata alla base dello sviluppo delle società libere e che costituisce la strada maestra per contrastare efficacemente l’attuale drammatica sfida dei fondamentalismi; la laicità delle istituzioni assicura l’esercizio della piena libertà religiosa senza privilegi a favore di qualunque confessione e dunque rende superato e controproducente ogni strumento concordatario;
2 La frantumazione del potere, vale a dire la strategia di creare poteri istituzionali in equilibrio tra loro, di favorire la concorrenza tra le iniziative produttive e di promuovere la continua apertura del circuito dello scambio sociale;
3 L’attitudine alla modernizzazione, vale a dire la consapevolezza che è illusorio affidarsi alle identità statiche modellate sul passato; il modo migliore di governare la modernizzazione è assecondarla, esattamente l’opposto dell’utilizzare le tecnologie da essa introdotte rifiutandone al contempo lo spirito; modernizzare è educare al senso critico e al senso civico e diffonderli attraverso il rilancio della scuola pubblica che ha questa funzione specifica ed irrinunciabile;
4 La scelta di fondare la governabilità sul cambiamento, che è il motore per ampliare l’area delle libertà materiali e spirituali, facendo insieme attenzione a rifuggire il conformismo, che non è mai la chiave del governare liberale;
5 Il costante approccio alle questioni che attengono la vita pubblica ad ogni livello, valutando prima i problemi nella loro specificità e non in chiave meramente ideologica, e individuando poi in modo analogo le scelte opportune per irrobustire la libertà;
6 Un forte impegno per costruire gli Stati Uniti di Europa, dotati di proprie istituzioni democratiche federali e laiche direttamente legittimate; gli Stati Uniti di Europa, forti dell’Unione economica e monetaria raggiunta e purché sia riconosciuta pari dignità tra gli stati componenti, sono la sola dimensione adatta, nel quadro occidentale, per influire sui processi di mutamento globale, per salvaguardare il sistema sociale capace di coniugare libertà, uguaglianza, equità, innovazione, e per sostenere un processo di allargamento che valorizzi l’identità dell’Europa e le sue specificità politiche e civili senza fughe in avanti e senza soste;
7 L’onestà nella gestione della cosa pubblica come dato acquisito e certo, non dimenticando come altrettanto acquisite e certe le capacità individuali, le competenze, le professionalità con le quali si gestiscono gli interessi della cittadinanza;
8 L’affidare ai cittadini italiani la scelta diretta, senza peraltro uscire dai principi parlamentari, dei fondamentali indirizzi programmatici di governo e delle persone chiamati ad attuarli e al tempo stesso, tramite le primarie, affidare loro la scelta delle candidature per impedire che la cieca fedeltà ad un padrone, persona fisica, associazione o partito, sia la garanzia di accesso ad una qualsiasi carica istituzionale;
9 La valorizzazione della tendenza dei cittadini ad autoorganizzarsi per il controllo dei prezzi al consumo e per una tutela dei bisogni sociali di base sempre più contraddistinta dalla qualità e dalla personalizzazione; contestualmente, la istituzionalizzazione di un sistema di Governo della Nazione improntato al principio della sussidiarietà e, quindi, del federalismo;
10 Un federalismo funzionante, che non dissolva ma ridefinisca le strutture dello Stato di fronte alle sfide dell’integrazione europea e che dunque sia modellato su uno ????»?spirito di autonomia diffuso eppure attento ai legami unitari, non abbia competenze sovrapposte e preveda autonome risorse fiscali correlate alle competenze attribuite, non aumenti i dipendenti pubblici ma li redistribuisca e configuri sul territorio istituzioni più capaci di autogoverno e insieme di reciproca collaborazione, più vicine al cittadino e meglio da lui controllate;
11 La parità dei diversi gruppi nel dibattito politico, che deve essere assoluta quando si tratta di propaganda elettorale televisiva; la forte attenzione a scongiurare qualsiasi posizione dominante nel settore mediatico, tradizionale e futuribile; l’impegno a sconfiggere l’endemico conflitto di interessi, l’abnorme concentrazione di potere economico e politico, e le eccessive disuguaglianze nell’accesso alle risorse per la politica;
12 La cura meticolosa nel rispetto all’ambiente e nella promozione della salute di ogni cittadino, che sono tratti inscindibili della libertà umana e perciò caratteri essenziali di qualsiasi sviluppo compatibile dei rapporti sociali e dell’economia.
Questa identità politica liberale distingue la Federazione dei Liberali da coloro che, a destra e nella sinistra antagonista e populista, non mettono la libertà prima di tutto e non si comportano in modo ad essa coerente.
Chi non ha questa nostra identità finisce per adottare una serie di strategie opposte alla libertà: non si preoccupa di liberalizzare le strutture economiche, è disattento alle conseguenze del malgoverno sui più sfortunati, giudica la Europa un vincolo fastidioso invece di una grande opportunità, sacrifica la partecipazione democratica all’appartenenza di clan se non all’ubbidienza servile, trascura la formazione del senso critico in campo educativo, mina la laicità delle istituzioni usando la fede come fonte legislativa, confonde l’ampliare la democrazia nel mondo con le crociate e la pace con il pacifismo, favorisce i privilegi delle corporazioni, esclude dalle priorità la tutela della bellezza e dei beni culturali ed ambientali, riduce la politica a promesse senza curarsi di mantenerle.
Chi adotta queste strategie non è liberale, chi è liberale non le adotta.
La Federazione dei Liberali si propone di rappresentare i cittadini liberi che intendono avviare l’indifferibile riequilibrio della politica italiana consentendo a tutti i liberali, credenti e non, di agire in politica con fermezza e consequenzialità e di puntare ad attuare i principi della libertà attiva e della cittadinanza responsabile per un presente aperto al domani.
Questo nostro intento è dirimente quanto alle elezioni politiche 2006.
L’alleanza di centro destra, per il suo fondamento politico culturale – oltretutto ammiccante alle suggestioni xenofobe ed antieuropee – è naturalmente distinta dal liberalismo, e per la sua pratica di governo è con esso del tutto incompatibile. La tangibile esperienza del governo Berlusconi, a parte le leggi ad personam e alcune riforme di struttura nel complesso inadeguate, ha attivato un pernicioso processo di diseducazione civile dal quale è necessario liberare l’Italia.
La Federazione dei Liberali si pone l’obiettivo non solo di contribuire a battere il centro destra ma di promuovere una governabilità attenta al metodo liberale che ponga anche mano a una ricostruzione civile del paese fondata sulla riscoperta del valore della libertà. In questa prospettiva La Federazione dei Liberali intende adoperarsi perché la cultura liberale si estenda alla coalizione Unione in modo che siano adottate le quattro priorità per il nuovo governo indicate nel Manifesto “La cultura liberale e democratica per l’Unione” lanciato da 43 importanti intellettuali e docenti per iniziativa della Fondazione Critica Liberale.
Le quattro priorità di governo sono :
1) Investire sull’Europa, il che significa rimettere al centro dell’agenda politica l’impegno per la costruzione di quella “unione sempre più stretta” che i padri fondatori dell’Europa vollero iscrivere nel preambolo al Trattato di Roma. L’Italia si è rivelata sempre decisiva per far avanzare il processo di integrazione e per mantenere aperta la prospettiva federalista. Questa spinta è venuta meno proprio ora che la sopravvivenza politica dell’Europa nel mondo globalizzato è legata alla sua capacità di parlare sulla scena internazionale con una voce unitaria, forte di una legittimazione democratica diretta. Occorre rispondere colpo su colpo alla demagogia antieuropea e non arrendersi alla prospettiva di un’Europa senza ambizioni. Anche sul piano interno, è prioritario adeguare il paese agli standard europei soprattutto nel campo dell’istruzione, dei servizi, delle infrastrutture.
2) Rifondare le regole, il che significa scongiurare sia una permanente palude centrista sia la riproposizione della caricatura di democrazia recitata dai protagonisti degli ultimi dieci anni. Questo comporta almeno: A) costruire un sistema maggioritario e dell’alternanza vero e compiuto, rafforzando la rigidità della Costituzione e delle leggi elettorali, elevando i quorum previsti per eleggere gli organi di garanzia, introducendo uno statuto dei diritti dell’opposizione e valorizzando la funzione di controllo del Parlamento; B) ripulire nei primi sei mesi della legislatura il corpo delle leggi dalle più vergognose intromissioni di interessi particolari; C) adottare regole certe e trasparenti in materia di ordinamento giudiziario e di autorità indipendenti; D) porre fine all’asservimento della pubblica amministrazione ai voleri e ai desideri della politica e alle inclinazioni all’autoreferenzialità corporativa; E) costruire un tessuto di regole di democrazia economica su funzionamento e trasparenza dei mercati e diritto societario; F) impegnarsi per introdurre una rigida disciplina antimonopolistica, soprattutto nel campo dell’informazione e contro i conflitti d’interesse; G) finirla con una giustizia basata su prescrizioni e amnistie, con un’economia pubblica basata su condoni, leggi prive di copertura e “finanza creativa”; H) darsi codici di autoregolamentazione in fatto di etica pubblica e di rapporti tra politica ed economia più esigenti di quelli derivanti dal mero rispetto della legge penale come premessa a un’azione di governo improntata a sobrietà nello svolgimento delle funzioni pubbliche.
3) Attivare la mobilità sociale, il che significa ribaltare la tendenza per cui l’Italia di questi anni è divenuta il paese dell’Unione europea socialmente più statico e incapace di esprimere ed utilizzare le proprie energie potenziali. Settori sempre più ampi di giovani, donne, immigrati, anziani, e la popolazione di intere aree del Mezzogiorno, rischiano di rimanere esclusi o di venire espulsi dal mondo del lavoro e quindi dalla pienezza dei diritti di cittadinanza. Una politica liberale della flessibilità deve essere uno strumento della mobilità sociale, capace di moltiplicare le occasioni e garantire a ciascuno uguaglianza di opportunità e di punti di partenza, anziché divenire l’anticamera del precariato nel lavoro e della marginalizzazione nella società. Deve favorire il riconoscimento dei talenti e dei meriti, il libero espandersi delle potenzialità e della creatività di ogni individuo, l’accesso all’istruzione e alla conoscenza come strumento principale di progresso economico, sociale, civile. Una politica liberale dello sviluppo deve proporsi prioritariamente la lotta contro la criminalità organizzata che impedisce in ampie aree del paese il libero dispiegarsi delle energie economiche, e l’abbattimento delle barriere neoprotezionistiche e neocorporative nel mondo delle imprese e delle professioni.
4) Ricostruire la laicità, il che significa impegnarsi solennemente e assumere iniziative concrete volte a instaurare piena libertà di opinione, religiosa, di scienza e di coscienza. In regime di separazione tutte le istituzioni pubbliche devono essere neutrali, garantire pari dignità ad ogni convinzione in materia di fede, sopprimere ogni privilegio. Devono tutelare, contro ogni tentazione oscurantista, la libertà della ricerca scientifica, primo motore dello sviluppo. Chiediamo l’abolizione di tutti i divieti e di tutte le discriminazioni giuridiche contro identità, comportamenti o stili di vita basati su pregiudiziali di carattere religioso. In una società sempre più secolarizzata e multireligiosa una politica di integrazione fondata sulla laicità (oltre che ovviamente su adeguate politiche sociali) è la sola garanzia contro la minaccia di trasformare il paese in un assemblaggio di comunità fondamentaliste e settarie, ostili fra loro e unite soltanto nella pretesa di limitare le libertà. Il rafforzamento dell’istruzione pubblica e laica (e l’introduzione reale dell’educazione civica nelle scuole) deve avere come primo obiettivo la formazione alla cittadinanza democratica degli italiani, oggi drammaticamente assente.
In riferimento alle Elezioni di cui al primo paragrafo, al presente programma elettorale e ai sensi dell’art.14, comma 3, primo periodo, del DPR 361 /1957, la Federazione dei Liberali Italiani indica quale capo l’avvocato Fabrizio Prosperi, nato a Firenze il 18 maggio 1943 e ivi residente in Viale Belfiore 40, Codice Fiscale PRS FRZ 43E18 D612F.

