La campagna elettorale passa in TV

COMMENTO all’omonimo  articolo su laVove.info  di Nicola Lacetera e Mario Macis 

 

Replica alla replica

Le considerazioni in risposta sono interessanti, però non inficiano le questioni che ho evidenzato:

1) il più grave limite strutturale della lista bloccata senza correttivi ( primarie o scelta congressuale pubblica) consiste nel favorire l’oligarchia dei partiti più che nel nascondere il candidato e far diminuire il numero di votanti,

2) il decennale attacco di Berlusconi alla par conditio deriva dalla sua concezione manipolatoria dei rapporti politici, non dal tipo di legge elettorale; per paradosso, spostandosi la campagna elettorale ai mezzi di comunicazione di massa e perdendosi così la mediazione dei candidati sul territorio, questa concezione appare nuda e dunque più visibile ( e in democrazia la leggibilità delle idee è un fatto positivo),

3) l’osservazione (giusta) che un dissidente locale popolare può vincere ( in teoria) nel  collegio uninominale maggioritario contro le coalizioni, è cosa del tutto distinta dall’altra mia considerazione, e cioè che la nuova legge toglie alle coalizioni più strutturate la possibilità di comprimere le posizioni politiche diffuse sul territorio seppur prive di punte appetibili ( se esagerano, si formano altri gruppi).

 

Primo commento (6 dicembre 2005)

L’approccio raziocinante dell’articolo è condivisibile e utile. E quindi si possono indicare tre passaggi che sono viceversa disinvolti.

Uno. Con la  lista bloccata senza correttivi  (tipo primarie o scelta congressuale pubblica) i cittadini non selezionano i candidati e prevalgono le concezioni chiuse dei partiti o delle alleanze di lista. Il baco sta qui, piuttosto che, come indicato nel testo, nella capacità delle liste con i candidati più radicati, con la preferenza ,  di condurre alle urne qualche elettore recalcitrante.

Due. La nuova legge elettorale o  il radicamento sul territorio non c’entrano con la fissazione di Berlusconi contro la par conditio, che, manifestata più volte nell’ultimo decennio, deriva dalla sua concezione illiberale. Per lui, il cittadino elettore non deve scegliere criticamente con una meditata comparazione delle scelte possibili, bensì deve divenire un consumatore frastornato da roboanti ed illusori messaggi promozionali che lo indirizzano nelle scelte più semplici. In questa logica, chi ha una maggior quota di mercato deve poter far pressione pubblicitaria più degli altri, altrimenti sarebbe in proporzione svantaggiato dal livello uguale per tutti.

Terzo. Il proporzionale a liste bloccate attenua il legame tra constituencies territoriali ed eletti ma non necessariamente  il legame tra rappresentanti ed elettori. Anzi, dato che la nuova legge consente di ottenere la maggioranza alla Camera anche con meno del 40% e di sfruttare  i voti di ogni lista coalizzata (magari  pochi e determinanti), ci sarà una spinta a dare molta più attenzione ai comportamenti politici globali degli eletti della propria parte elettorale. E infine, sarei più cauto sul concludere che questo proporzionale rafforzerà il controllo dei partiti nazionali sui candidati: ciò perché la stessa legge consente ai dissenzienti la scappatoia decisiva , il mettersi in proprio, strada impervia con l’uninominale a un turno senza primarie o scelte pubbliche.

 

 

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