Riflessioni sui liberaldemocratici (a Gianmarco Brenelli)

Caro Gianmarco,

ho letto in ritardo l’intervista dei giorni scorsi fatta dal Riformista ad Andrea Marcucci. E siccome lui è il Segretario dei LIberaldemocratici ma tu hai tenuto la relazione di apertura del Convegno della settimana scorsa sul Coraggio di ripartire, ritengo opportuno rivolgerti queste mie considerazioni a proposito di quanto detto nell’intervista. 

Lo faccio non perché l’intervista sia scandalosa – tra l’altro Marcucci è sempre stato ed è un liberale convinto e dichiarato –  e tanto meno per il suo assunto dominante – il ripartire di una formazione dei liberali, in ogni modo vorrà chiamarsi, la quale da anni, come sai, è per me l’esigenza politica prioritaria in Italia – ma perché non pochi passaggi dell’intervista evocano impostazioni del tutto inadatte ad aggregare i liberali in termini politici costruttivi a tal fine. E mi auguro che vogliate correggere la rotta intrapresa e non finire sugli scogli (con danno per il  paese non meno che per i liberali). Di tali passaggi  faccio qualche esempio. 

I riferimenti al Comitato di Personalità (perché l’anima dell’esigenza liberale non sta nelle singole personalità – specie se non di limpida impostazione liberale dimostrata da ognuno finora –  bensì nel condividere da subito il nucleo della libertà individuale tra cittadini diversi quale obiettivo politico su cui imperniare il proprio esistere). Ed invece nell’intervista non si parla di questo nucleo, per di più  sostituendolo con generiche priorità programmatiche. 

Subito dopo l’affermare che i libdem hanno lo spazio per essere una terza possibilità (di fatto un tributo alla consistenza numerica dei gruppi politici, che esclude le innumeri diversità del mondo reale e nasconde che quello liberale è un metodo insostituibile nella convivenza per osservare e per sperimentare le singole iniziative; insomma lo spazio dei liberali non è una terza possibilità; lo è l’avvertire a poco a poco che è indispensabile tener  conto delle proposte liberali per governare al meglio le istituzioni rappresentative. Proposte  che non equivalgono all’essere moderati, ma viceversa all’essere appunto portatori dell’osservare  dello sperimentare).

E poi le considerazioni svolte in politica estera, dimentiche della specificità liberale e modellate su parole ed interessi dei grandi Stati di potere (parlano dell’immonda aggressione all’Ucraina senza ricordare le irresponsabili politiche  decennali NATO che l’hanno favorita; difendendo Israele, sono incapaci di prescindere dalle tematiche degli antisionisti; circa la Corte Penale dell’Aja omettono completamente la questione essenziale, che consiste nell’essere quella Corte una consorteria elitaria lontana dai cittadini, che opera in base a norme non accettate da moltissimi e estranee al voto diretto dei cittadini).

Con simili intenzioni, è facile preconizzare per il nuovo soggetto Libdem la destinazione finale sugli scogli della politica. Perché manca il messaggio di fondo. Che  pure esiste. Ed è quello dell’agire in ogni momento per arrivare a norme aventi il fine di consentire la miglior espressione possibile alle iniziative dei cittadini individui tra loro diversi. Se manca questo messaggio di fondo, il soggetto Libdem è privo di attrattiva e finisce vassallo dei più grossi partiti o delle coalizioni di puro potere, che in quanto tali sono non liberali.

Dunque,  stando così le cose,  permettimi di rivolgerti il caldo invito, nel tuo ruolo di protagonista di primissimo piano nei Libdem, ad insistere perché venga adottato quanto prima il messaggio politico che è il dna dei libdem. Vale a dire quello che ho appena descritto: il legame fisiologico con l’imperniarsi sul cittadino individuo e sulla diversità diffusa dei cittadini.

Oltretutto, una volta adottato questo messaggio , intanto viene riportato nella giusta posizione il Comitato delle Personalità, si dislve il concetto di liberalismo quale terza componente, assume una consistenza di peso l’approccio dei libdem alla politica estera. E poi vi sono una serie di altre importanti conseguenze sull’intero arco delle proposte politiche distintive dei libdem (che sono distintive in quanto cruciali per far evolvere le condizioni della  convivenza, sciogliendo i nodi conosciuti e cercando di conoscerne altri nel tempo).

Per descrivere le conseguenze dell’aver la libertà individuale come chiave. si può  cominciare da due settori. Nel settore economico, implica in generale che il profitto, con buona pace dei liberisti tanto di moda, ha sì un ruolo centrale ma non come fine egoistico di chi lo consegue, bensì quale mezzo principe per dotare la convivenza di prodotti migliorati ed ampliati di continuo per il vivere quotidiano.  Nel settore dell’intervento statale, implica attenersi ad una rigida funzione riequilibratrice scevra da assurde velleità concorrenziali con il privato ed impegnarsi invece, specie nello specifico campo della pubblica amministrazione istituzionale, a riportare la cultura dell’efficienza (che inizia da un numero di addetti non eccessivo) che è indispensabile per garantire quei servizi pubblici adeguati che sono lo scopo dell’intervento.

Vi sono inoltre ulteriori rilevanti  conseguenze concrete dell’aver la libertà individuale come chiave. Una importantissima è togliere alla battaglia per i diritti di ciascuno ogni connotazione di tipo sindacale (vale a dire non più priva dell’attenzione allo spirito critico nell’osservare il mondo e  sconnessa dalla libertà degli altri conviventi, che deve essere aperta tra tutti e non bloccata nel conformismo del politicamente corretto). Un’altra conseguenza molto importante è cominciare ad affrontare i temi dell’ambiente in termini non ideologici, non separati dalla complessa variabilità del mondo reale e modellati in base alle effettive percezioni critiche umane (quindi abbandonando l’ossessione  in merito alla produzione di CO2, fondata su statistiche inaffidabili che confrontano il prodotto di interi cicli produttivi, caso CO2, con il prodotto della sola fase terminale di un ciclo, caso dei motori a scoppio con il metano  CH4).

La conseguenza più importante dell’aver la libertà individuale come chiave, resta in ogni caso il dover fare una politica estera improntata alla libertà di scambio di persone e di cose, invece che  al mito della presunta libertà imperiale dell’occidente. E’ essenziale. Eppure, attualmente anche i Libdem stanno imbambolati tra i replicanti della linea in pratica imposta dalla Nato da oltre un decennio in Ucraina e adottata anche dalla UE. Una linea che trascura i principi della libertà di scambio e privilegia acriticamente quelli dell’affermare la supremazia occidentale sull’autocrazia russa, perfino scordandosi che trentacinque anni fa l’Occidente ha vinto la guerra fredda usando soprattutto la libertà di scambio e non spingendo all’uso delle armi. Ed anche non curando lo svilupparsi della democrazia nella stessa Ucraina, mettendo tale questione in secondo piano rispetto all’eccitare al conflitto con l’autocrazia russa che ha provocato l’invasione del 2022 e poi il progressivo disfarsi del sogno illusorio di Zelensky di vincere sui campi di battaglia, con l’attuale epilogo della concreta prospettiva di disfatta.

Con il loro atteggiamento acritico, tra l’altro, i Libdem finiscono perfino con l’avallare il contraddittorio  parassitismo europeo nell’esaltare la Nato (quasi non fosse un  mero strumento militare) senza però contribuire a sufficienza alle sue spese e dunque affidandosi al buon cuore degli Stati Uniti. Ciò finora , dato che con l’arrivo di Trump il buon cuore verrà meno e  non è chiaro come  l’UE risolverà la questione.

I libdem non possono rinunciare ad applicare il principio della libertà individuale preferendo il conformismo del quieto vivere e della libertà imperiale. Oltretutto perché tale conformismo  ha finito per produrre in via crescente il mantra illiberale del rincorrere il mondialismo e la pretesa di far esistere un diritto internazionale nonostante sia del tutto avulso dalle scelte dei cittadini. La ricerca del mondialismo e del diritto internazionale è ad oggi una tipica espressione incompatibile con la libertà dei cittadini e affine al conformismo statalista.

Per di più, una simile inclinazione dei libdem al conformismo delle prevalenti maggioranze politiche esistenti fino agli anni recenti, è resa ancor più inconcepibile poiché in tante parti del mondo i cittadini si stanno elettoralmente ribellando all’ordine costituito concretizzato nell’establishment. Questa ribellione non deriva da un programma liberale. Eppure non è attribuibile alla presunta debolezza della  democrazia rappresentativa, che sarebbe minacciata da  gruppi oligarchici capaci di illudere i cittadini e mantenere il controllo decisionale. Un simile tesi dei principali mezzi di comunicazione – in prima linea sono la Stampa e Repubblica – è davvero surreale. Di fatto, è la voce delle elites reali e tentacolari, nelle burocrazie e sui mezzi di comunicazione, che, sorpresa e indispettita, accusa di elitismo quelli che vogliono combatterle. 

I Libdem, riappropriandosi del loro caratteristico messaggio sulla centralità della libertà individuale e applicandolo in maniera rigorosa, intercetterebbero i desideri reali dei cittadini individui, dei  quali nessun’altra cultura politica punta davvero al far maturare l’attitudine critica e al farla scegliere. I Libdem non dovrebbero scordare che la cultura occidentale si è manifestata principalmente con i flussi di scambi molto intensi negli ultimi ottanta anni, che hanno creato interdipendenze dinamiche ed aperte nei vari paesi, fondate su iniziative e idee in positivo e non su contrapposizioni ideologiche, che sono invece le sole proposte avanzate anche in questi giorni dalla sinistra alto borghese e dal mondo cattolico sordo alla laicità.

Per tutte le ragioni che qui ti ho  sommariamente esposto, ti invito di nuovo a volerti impegnare per indurre il movimento Libdem a voler rispettare le proprie radici per riuscire a riprendere il posto tra i gruppi protagonisti del dibattito politico ma evitando di finire sugli scogli delle impostazioni altrui e dell’indistinguibilità. Con evidenti vantaggi per l’Italia.

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