La malattia dell’Occidente

Chi adotta il metodo Liberale è molto preoccupato. L’Occidente sta attraversando una profonda crisi che sta corrodendo il funzionamento fisiologico delle istituzioni che dovrebbero garantire la Libertà e quindi la libera convivenza tra cittadini. La tragica vicenda ucraina ne è ulteriore dimostrazione.

Il trio che domina in Occidente (alta burocrazia  USA, governo inglese e Segretario NATO) persegue da tempo azioni formalmente a sostegno della libertà contro le autocrazie, ma che di fatto riducono  le Libertà ad un marchio imperiale che il resto del mondo dovrebbe riconoscere e accettare. In sostanza, il trio attribuisce alla (propria idea di) libertà un ruolo che contraddice le dinamiche profonde della stessa Libertà. In altre parole, la Libertà non può essere imposta.

Negli anni ’80, la libertà ha sgretolato il comunismo e l’URSS non con le armi ma con il confronto aperto tra diverse maniere di vivere individuali e con gli scambi materiali anche tra avversari. E così continua a fare laddove la Libertà è coltivata, lentamente e faticosamente (anche con tante frustrazioni) e accettata dagli individui quale strumento per meglio convivere e prosperare più rapidamente. 

Attualmente, invece, l’Occidente insegue il mito eroico della libertà, riducendola a una bandiera ideologica da sventolare senza preoccuparsi di accompagnarla con comportamenti coerenti. La libertà viene consumata per polarizzare il mondo in fedeli da premiare e in nemici da sconfiggere (sintomatico che la narrazione anglosassone continui a usare termini quali Good e Evil). Questa impostazione è sorda perché non sa ascoltare la diversità. Non riconoscere e accettare la diversità significa quindi, negare il principio su cui si fonda la Libertà, cioè la convivenza tra individui diversi (Libertà soggettive e oggettive). 

Incapace di ascoltare e valutare i fatti nella loro concretezza, incollato alla cultura rigida della Libertà come ideologia da imporre ovunque (esportare la Democrazia) l’Occidente si ritrova a ripetere gli errori del passato (la lista è lunga) attraverso, vista la portata del nemico, una guerra per procura.

Ha cominciato cancellando il ricordo della politica dell’Ucraina degli ultimi sette anni. Ha rimosso l’insistito inadempimento del patto di Minsk2 (2015). Ha sorvolato sulla politica interna di Kiev dedita a continue restrizioni delle libertà civili. Ha introdotto una folla di consulenti per spingere la richiesta di un’autonomia nazionale imperniata sulle provocazioni alla Russia e sulla richiesta ossessiva di armi, più che sull’esercizio delle Libertà. Del resto, gli ambienti di Washington stanno confermando di avere l’obiettivo non di difendere l’Ucraina bensì di cambiare il regime in Russia.

Da qui la frenetica attività diplomatica del trio per sostenere la politica delle sanzioni economiche contro la Russia, al fine di esprimere plasticamente il concetto dell’inarrestabile libertà imperiale. Come se provocare la caduta di Putin, risolvesse il problema di realizzare la Libertà quotidiana nel mondo. Oltretutto, in queste settimane, i fatti hanno provato che la politica delle sanzioni provoca danni soprattutto a chi l’ha voluta, impedendo quei confronti e quegli scambi che delle Libertà sono la forza reale. E infatti, nonostante la frenesia e gli sforzi diplomatici, l’Occidente, nelle sanzioni economiche antirusse, non ottiene l’appoggio dalla maggioranza degli Stati e delle popolazioni mondiali. Perché? 

A questa grave malattia dell’Occidente l’Italia sta contribuendo senza riflettere sul cosa fare e adottando un’acquiescenza da paese colonizzato. La cosa più grave non è il non scegliere una politica meno distante dai principi liberali che tenga conto della realtà (quale riconoscere che la folle politica energetica di dipendenza dalla Russia non è rimediabile in pochi mesi). La cosa che dovrebbe preoccuparci è il servile fornire armi all’Ucraina, atteggiamento che corrisponde all’attuale logica invasata dell’Occidente ma contrasta irrimediabilmente con il dire che l’Italia ricerca la pace in Ucraina. E una prospettiva inaccettabile per chi adotta il metodo Liberale, che sul punto non può che concordare con Papa Francesco.

E’ incredibile che, avventurandosi in acrobazie giuridiche da azzeccagarbugli, alcuni sostengano che sarebbe inutile coinvolgere il Parlamento sulla nuova situazione. Se il governo italiano vuole la pace, deve cessare di inviare le armi che alimentano la guerra (e fomentano il suo allargamento). E inoltre per coerenza, al vertice NATO di giugno ove vige il criterio dell’unanimità, dovrà porre il veto alla preannunciata proposta di schierare le truppe NATO ai confini orientali dei suoi paesi membri. Sarebbe una spinta ulteriore verso una politica del marchio imperiale attribuito fantasiosamente alla Libertà.

Raffaello Morelli Pietro Paganini

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Quadro politico e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.