Inaccettabile dichiarazione di Stoltenberg

Il Parlamento italiano non potrà trascurare, sia nel metodo che nel merito, l’intervista di sabato 7 aprile fatta al quotidiano tedesco Die Welt da Jens Stoltenberg, Segretario Generale della Nato. Ha detto che “i membri della Nato non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea da parte russa”.

Nel metodo, il Parlamento non può accettare che la NATO, un’alleanza militare difensiva tra Stati priva di rilievo civile autonomo, si esprima in una materia di natura esclusivamente politica. Oltretutto di propria iniziativa con il fine evidente di determinare gli avvenimenti politici. Non è una questione formale. Rientra nell’essenza della democrazia occidentale, per cui le alleanze militari non hanno ruoli di governo o non fanno politica. Nel merito, il Parlamento non può accettare che venga ulteriormente infiammato lo scontro sull’Ucraina , gonfiando le condizioni per estendere il conflitto (visto il notorio interesse russo in materia), quando il governo italiano continua a ripetere che la difesa dell’autodeterminazione ucraina ha lo scopo esclusivo di favorire la pace e non di attaccare la Russia.

Il Governo Draghi era già stato sollecitato ad interpellare il Parlamento prima della visita di questa settimana a Biden e ad Washington. Non aveva accolto il sollecito ritenendo che il Parlamento avesse già fornito le indicazioni essenziali di politica estera necessarie alla visita. Ma il fatto nuovo della clamorosa intervista di Stoltenberg, rende indispensabile interpellare il Parlamento all’indomani degli incontri negli Stati Uniti.

Di fatti – nonostante le ritrosie degli ambienti filo occidentali più disattenti alla malattia di un Occidente dimentico di come la libertà non possa essere un marchio imperiale – tutta la vicenda Ucraina vive da sette anni nella nebbia (sempre più fitta) delle manovre dei consiglieri del trio occidentale (alta burocrazia USA, Inghilterra e Nato) che spingono l’Ucraina a punzecchiare Putin e a innescare sue reazioni di forza, che giustifichino l’ideale crociata del bene contro il male. Le manovre così impostate non hanno avuto l’esito sperato (il dato di fatto è che le sanzioni economiche contro la Russia non sono sostenute dalla maggioranza delle popolazioni e degli Stati del mondo). Perfino l’uomo ucraino del trio occidentale, il Presidente Zelensky, ha fatto nei giorni scorsi la proposta di riconoscere la Crimea nella Russia. pur di aprire la via alla cessazione della guerra.

Dunque, l’intervista di Stoltenberg è stata una precisa reazione al concreto pericolo della frana delle manovre del trio, costretto dai fatti a rinunciare al disegno di una guerra per procura alla Russia affidata all’Ucraina, armata soprattutto a questo specifico fine. La cosa più probabile è che tale intervista esprima il colpo di coda dei circoli oltranzisti indispettiti dal dover rinunciare all’amato giocattolo bellico. In tal caso, a Washington Draghi e il Governo italiano non saranno investiti dall’onda d’urto derivante dall’uscita di Stoltenberg. Comunque è chiaro che, al ritorno da Washington il Parlamento dovrà esprimersi senza ipocrisie e diradare la nebbia. E confermare che l’Italia lavora a rapporti di pace senza cedere alle pulsioni di forza di un trio, non per caso composto da realtà che non fanno parte dello spirito e dell’istituzione UE, impegnata a costruire una convivenza libera svincolata dai vecchi sistemi di potere al di sopra dei cittadini.

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