La ringrazio della Sua risposta, dalla quale peraltro emerge che non sono riuscito a spiegarmi del tutto. Forse è perché, per riecheggiare il titolo del Suo articolo, ho usato ” la piazza depisti” invece del “questa piazza depisti” che sintetizza con più precisione il mio parere.
Non ho inteso discutere che qualche volta la piazza ci voglia. Sono sicuro però che questa piazza depista ulteriormente un’opposizione che, per usare le Sue parole, non è neppure in pista. La depista per i motivi che ho illustrato e che icasticamente ha riassunto proprio la partecipante viola che è anche Presidente del PD, “siamo una piazza plurale e non identitaria”. Il punto è di fatti che l’opposizione parlamentare balbetta perché sfibrata dall’aver confuso il concetto di pluralità ( riferibile alle culture di una società ) con quello di rifiiuto o di superamento delle identità ( che non è una conseguenza di internet, che è la tomba del pluralismo e che impedisce di contraddistinguere una persona, un partito, ed anche una coalizione salvo che per le scelte di potere al posto di quelle di governo ). E di aver deciso di caratterizzarsi puntando al rifiuto. Questo ha portato all’avventura suicida del PD ( il punto è chiave, tanto che, per allontanarsene, nei giorni scorsi la Segreteria PD non ha portato la signora al Quirinale ). Eppure questa piazza ha continuato tranquillamente a bearsene, farneticando di potenziali inciuci e persistendo nell’allontanare il problema di costruire un’alternativa fatta di progetti e non solo di anatemi.
Il mio dissenso propositivo sostiene che è molto opportuno che Lei continui a fare il predicatore democratico e socialista, ma che andrebbe ancor meglio se , da democratico e socialista, contribuisse ad introdurre nel dibattito pubblico il concetto dell’alternativa di progetti ( che oggi non possono essere solo socialisti). Vedo bene che i mass media sono refrattari a questa idea (consapevolmente o meno, è da discutere ). Ma se non si pensa a costruire l’alternativa di progetti, allora scrivere, ripetere, ribadire che il Premier è divenuto molto imbarazzante, finisce per essere un esercizio vocale autoreferenziale, cioé afono. Quanto al PD, proseguirà sulla solita linea dei “compagni che sbagliano” ( ha già cominciato a ricaderci). E così Berlusconi , cinicamente, potrà ringraziare. In tal caso, il mio dissenso propositivo con Lei è senza dubbio destinato a rimanere tale.
Gianfranco Pasquino – lunedì 7 dicembre 2009
ma certo che interpreto le frasi di Napolitano: politologo sono (da leggere con accento siciliano), quindi autorizzato a interpretare, meglio senza distorcere. Ho soltanto spinto alle estreme conseguenze quella giusta frase. Significa che la maggioranza dovrebbe darsi una regolata e cambiare, come ho scritto, ripeto, ribadisco, declamo, un Premier divenuto MOLTO imbarazzante, per l’Italia, in Europa, Bielorussia compresa, nel Mondo. Non ho nessun dubbio che la politica non si faccia solo in piazza, ma qualche volta la piazza ce vo’, eccome. Non so se la piazza depista un’opposizione parlamentare che non è neppure in pista…
Caro Morelli, se, come mi sembra e credo, lei segue, spesso e da tempo, quanto scrivo, sa che ho cercato di fare il predicatore democratico (e socialista) e continuo a farlo, con fatica e ricevendo critiche pesanti (non tutti sono gentili e argomentativi come lei). Fin che posso.
Raffaello Morelli – domenica 6 dicembre 2009
Caro Professore,
Lei ben sa come in diverse altre occasioni abbia apprezzato il Suoi testi. Lo stesso non accade per il Suo articolo di stamani “Il messaggio della piazza all’opposizione balbettante”, che ha come suo reale fulcro la seguente frase: ” Sono state davvero male interpretate le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano relativamente al diritto della maggioranza di rimanere in carica finché è tale. Giusto, ma quella maggioranza può continuare in carica anche procedendo alla sostituzione del capo del governo quando costui è seriamente indebolito ed è diventato assolutamente imbarazzante”.
Ora la dichiarazione di Napolitano era sintetica e chiara e non aveva il senso che Lei le attribuisce attraverso una forzatura determinante. Innanzitutto Napolitano ha scritto ” Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare”. E già questo non consente la lettura che Lei ne da attraverso l’aggiunta nel Suo periodo delle parole “quando costui è seriamente indebolito ed è diventato assolutamente imbarazzante”, parole che ne distorcono il senso. Il Presidente dice solo ( e non a caso, come mostra il quadro ambientale di questa sua dichiarazione) che lui non è disposto a fare un golpe, avallando la sostituzione di Berlusconi senza una crisi in Parlamento, il che non significa affatto la necessità di cambio della maggioranza ma significa di certo la necessità di una decisione autonoma da parte della maggioranza uscita dalle urne.
Sul ciò non può esservi dubbio, in punto di logica, del contesto voluto dall’autore e degli altri due punti che nella dichiarazione venivano dopo questa frase, rafforzandone il significato. Quello sull’autocontrollo (“attenersi rigorosamente allo svolgimento della loro funzione”), in specie di chi esercita la giurisdizione, e quello del ruolo costruttivo del Parlamento nel definire corretti equilibri tra politica e giustizia.
Le scrivo queste osservazioni non per spirito accademico, che non mi appartiene, ma perché la situazione del paese è molto difficile e rifugiarsi in queste forzature continua a dilazionarne la cura. Di sicuro l’opposizione è balbettante, ma il messaggio che viene dalla piazza di ieri è l’esatto contrario di quello che è necessario. La cura sarebbe la costruzione di un progetto politico alternativo mentre il messaggio della piazza ripercorre la solita ossessione del sostituire Berlusconi come panacea di tutti i mali. Per cui non conterebbe il progetto ma l’indignazione giacobina, che basterebbe per imporre alla maggioranza di liberarsi di Berlusconi. Da mesi si tenta questa strada senza il riscontro di alcun segnale in Parlamento ( o Lei pensa davvero che Fini si prepari a spaccare il Popolo della Libertà contro Berlusconi, magari lasciando i popolari europei e passando ai liberali, lui che è un tipico esponente della destra conservatrice intelligente che tenta di evitare che il capo dissipi l’eredità ?) . Allora, o si adotta illudendosi la morale alto borghese del conformismo violato da chi non appartiene ai circoli dei gruppi del bon ton politico ( appunto mirando al golpe) oppure, per smetterla con l’autolesionismo di fatto filoberlusconiano , ci si decide a riparlare di idee politiche, di progetti e non di piazze. Piazze vissute come eventi mediatici pieni di emozioni ma intimamente avversi all’idea che un paese è fatto di persone diverse tutte rispettabili e che metterla solo sul piano della forza numerica non ha mai portato bene alla democrazia vera.
Per questo Le scrivo queste osservazioni. Potrei dire che una lettura forzata delle chiare parole di Napolitano conferma implicitamente che anche Lei è convinto che la piazza non basta; è quasi inviare a quella piazza un messaggio per invitarla a non limitarsi all’ossessione. La mia impressione è però che questi bonari metodi di comprensione servano a poco e comunque esplichino i loro effetti in tempi troppo lunghi rispetto alle urgenze del momento. Lei ricorderà che come liberali abbiamo da anni denunciato l’errore concettuale del costruire il PD indifferenziato. E per questo siamo stati in grado di prevedere per tempo gli insuccessi ( quasi disastrosi) cui il PD andava incontro e in ultimo la trappola che un certo mondo interno andava preparando a Bersani in quanto appartenente alla sinistra socialista. Ecco, questo tipo di piazza soddisfa il proprio animo ma poi di fatto ottiene solo di cadere nella trappola e di agevolare manovre cosiddette neocentriste (che già nel nome richiamano un’altra epoca di democrazia bloccata oggi irripetibile).
A me pare che l’opposizione balbetti e la piazza depisti. Riprendere la strada di un’alternativa di progetto al berlusconismo non può che passare dalla convergenza di idee e di proposte (circoscritte) tra diversi gruppi di filoni culturali e di persone.
Ma perché Lei, che di questi argomenti è docente ed ha le giuste entrate pubblicistiche, non li introduce nel dibattito pubblico ? Non pensa che sensazioni del genere già circolino tra i cittadini, anche se non vanno in piazza e per altro verso anche se non vanno a votare ? Non bisognerebbe ascoltare pure loro ?

