La tesi dell’articolo di Bruno Manfellotto intitolato “Rilettura di cento anni di sinistra” sul Tirreno, va bene se considerata come recensione dei volumi dal titolo analogo in edicola con l’Espresso. Invece, considerando il contenuto in sé, è una tesi assai datata e statica, avulsa dagli avvenimenti degli ultimi cento anni. Basti citare due frasi.
La prima è la sinistra “ha fissato i principi di libertà e di democrazia da cui è nata la Costituzione”. Evidentemente la parola fissato è una licenza poetica. I fatti comprovano come tali due concetti, a parte il richiamo verbale, non sono stati una pratica coerente per l’intera sinistra e in specie e a lungo per la parte comunista. Ed è davvero surreale suggerire che la libertà e la democrazia fissate dalla sinistra abbiano fatto nascere la Costituzione, omettendo il contributo determinante dei democristiani e dei liberali e in più che, quando a fine dicembre ’47 fu votata la Costituzione, la sinistra era da sette mesi fuori dal governo.
La seconda frase è la sinistra “ha sognato e costruito l’Europa Unita”. E non è vero, perché i fatti hanno mostrato che sognare l’Europa non ha equivalso a costruirla. L’Europa è stata sognata a Ventotene in chiave socialista nella convinzione che la “rivoluzione europea dovrà essere socialista” e che “la dittatura del partito rivoluzionario formerà il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia”. Restò lettera morta. Anni dopo venne rilanciata dal cattolico francese Schuman in altra ottica sempre tradizionale, che nel 1954 naufragò sull’idea di Comunità di Difesa. L’effettiva costruzione dell’Europa iniziò con il Ministro degli Esteri liberale Gaetano Martino che portò nel 1957 ai Trattati di Roma istitutivi della Comunità Economica Europea. Qui si cambiò registro e si procedette a passo a passo sulla strada della libertà dei cittadini europei. Ma in quegli anni , il PCI attaccò in modo furibondo in Parlamento la prospettiva dell’Europa e continuò per un ventennio.
A parte queste due frasi, il problema più rilevante dell’articolo “Rilettura di cento anni di sinistra” sta nel periodo conclusivo, dove l’autore auspica che la sinistra affronti le nuove sfide di oggi “azzardando soluzioni originali, salvando però i valori che ne hanno accompagnato un secolo di storia”. Per dirla con il titolo di un recentissimo convegno dei Circoli Rosselli e Modigliani, quella del 1921 fatta dal PCI è stata una scissione senza futuro. Se dopo un secolo di tragedie e di fallimenti la sinistra non si rende conto della necessità di un’opera di ecologia politico culturale, significa che non riflette sui fatti e resta alla politica come sogno. Mentre un secolo di avvenimenti ha dimostrato che alcuni valori vanno cambiati. La politica di libertà si realizza non con i sogni ma affidandosi alle scelte dei cittadini (e non delle elites o delle classi) per sperimentare e capire i meccanismi materiali della realtà e dei rapporti interpersonali.

