Un articolo pericolosissimo per il liberalismo (a Beppe Facchetti)

Caro Beppe,

questa non è una lettera di cortesia né una lettera di consapevole illusione. E’ una lettera ad un amico da un cinquantennio, di cui ho sempre apprezzato certe qualità politiche liberali (come l’acume e la cultura) ed ho sempre criticato altre caratteristiche (tipo la propensione nei comportamenti a farsi guidare non dalle qualità ma dall’attitudine a privilegiare l’immediata convenienza in modo incoerente). Mi rendo conto che, scrivendo questa lettera, posso aver sottovalutato la propensione che critico. Ma l’episodio che mi fa scrivere, lo reputo talmente grave sotto il profilo politico concettuale (e questo tipo di concetti sono per me l’aspetto più realistico della vita politica), da accettare il rischio di sbagliarmi in cambio del provare a contribuire, col sollecitare una tua pronta presa di posizione su quelle stesse colonne, al frenare la deriva corrosiva dei principi liberali attivata su Linkiesta con l’articolo di Rainer Zitelmann dell’altro giorno .

So bene che il giudizio complessivo su Linkiesta è uno dei punti di maggior disaccordo tra noi. Tu ne sei un frequente e partecipe collaboratore, io la stimo un diffusore di una linea editoriale vanesia nell’ottica dei fini commerciali e in genere assai disattenta ai principi liberali espressi a parole. Peraltro, in questo caso, l’articolo di Zitelmanm interpreta la situazione di mercato in Cina in modo talmente distorto dal punto di vista liberale, da poter influenzare in chiave molto ingannevole quei lettori che, seppur frastornati nell’attuale quando politico, aspirerebbero a trovare un filo per il liberalismo coerente sui fatti. E che, invece, vengono spinti dall’articolo di Zietelmann su Linkiesta , ad un liberalismo trasformato in un sistema per consentire alle elites di imporre i loro voleri ai cittadini; e che ritiene non rilevante il metodo della libertà .

Con questa mia lettera, sollecito un Tuo intervento chiarificatore su una testata da te frequentata, muovendo dalla considerazione che ho delle tue qualità politiche. Non posso capacitarmi che tu, da intellettuale e da politico, non eccepisca formalmente al fatto che un pulpito (seppur sedicente) liberale consideri non centrale il ruolo della libertà, e lo sostituisca con una concezione riconosciuta di mercato a prescindere dal chi effettivamente ne determina le condizioni e il funzionamento (non è lo stesso se a farlo sono i liberi cittadini mediante le regole oppure lo statalismo di qualunque tipo mediante l’imporsi ai sudditi).

Simili idee, nel dibattito pubblico, fanno danni gravissimi alla libera convivenza e al sistema liberal-democratico, in un periodo storico in cui questo sistema è già stressato da chi ha governato distaccato dai cittadini, da chi pensa ad una terapia imperniata sull’uomo forte oppure da chi avverte la necessità di cambiare rotta valorizzando i cittadini ma non è preparato a farlo e non sa come farlo davvero. Oltretutto, l’articolo di Zitelmann sviluppa quelle idee dannose adoperando una narrazione perfino contraddittoria, come quando cita i rilievi già fatti da Friedman nell’ultimo viaggio a Pechino a proposito dell’insufficiente libertà cinese e poi finge che, pur essendo trascorsi da allora più di venti anni, lo stato di cose non sia molto peggiorato (un’ovvietà per i liberali) e che dunque non sia falso l’assunto stesso dell’articolo che basterebbe il mercato in mano allo Stato.

Insomma, tu di certo hai le capacità per confutare con precisione e con efficacia i vaneggiamenti pseudo liberali dell’articolo di Zitelmann. Mi auguro proprio che tu ne abbia questa volta anche la volontà. Usa questa mia lettera come credi. Io non la diffonderò, salvo come sempre inserirla nella mia biblioteca on line.

A presto

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