Scritto per la rivista NON CREDO, n.29, rubrica Disputationes
A fine gennaio i senatori Compagna (NCD) e Manconi (PD) hanno presentato – avvalendosi del lavoro dei gruppi politici liberali – il ddl 1290 (Misure al codice di procedura penale in materia di misure cautelari) che risponde alla condanna della Corte dei Diritti Umani all’Italia per la violazione dei Diritti umani con il sovraffollamento delle carceri. Lo fa innovando profondamente la materia, al di là delle modifiche fatte di recente e in corso alle camere.
Con i primi otto articoli ridefinisce e restringe le condizioni della carcerazione preventiva legandola a casi precisi. Così gli abusi della custodia cautelare, da parte della magistratura con l’assistenza della stampa, saranno molto meno agevoli (il che irrobustisce la regola per cui solo il processo può privare un cittadino della libertà) e si bloccherà il flusso di entrata nelle carceri dei non condannati. Con l’articolo 9, il ddl 1290 compie un atto di realismo con una forte carica innovativa in Italia.
Gli effetti della condanna della Corte di Strasburgo fanno sì che dalla fine del maggio 2014 l’Italia rischi una multa di 60/70 milioni di euro per ogni anno di persistenza delle condizioni di sovraffollamento carcerario. Il problema non viene risolto con una serie di provvedimenti in materia. Né con le modifiche sul piccolo spaccio, né con l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina, né con la dichiarata incostituzionalità per motivi di tecnica legislativa della norma sulla equiparazione di droghe leggere e pesanti sotto l’aspetto delle sanzioni. Con tutti i provvedimenti, al massimo si potrà arrivare a liberare intorno ai 9.000 detenuti, cioè solo tra il 40% e la metà dei 20.000 detenuti eccedenti la capienza massima delle carceri (senza considerare il tempo per farlo, dato che, per i detenuti condannati in base alla norma incostituzionale, andrà rideterminata la pena in base alla legge del 1990 rientrata in vigore, senza la punibilità dei consumatori tolta dal referendum del 1993, e dunque una procedura non brevissima).
L’art.9 del ddl 1290 invece congiunge il principio di civiltà per cui, salvo delitti molto gravi (tipo omicidio, strage, sequestro, rapina, associazione criminale, violenza sessuale) un cittadino può essere privato della libertà solo dopo un giudizio definitivo, alla contingente ed urgente necessità di rimuovere la causa della Condanna della Corte dei Diritti Umani, cioè il sofraffollamento delle carceri. Ottiene questo risultato stabilendo senza arzigogoli che tutti i detenuti non condannati alla data di entrata in vigore di questa norma vengano messi in libertà. Un simile provvedimento libererebbe gli edifici carcerari di più di ventimila persone, risolvendo in radice la causa del sovraffollamento. In più, questione essenziale, il ddl 1290 non avrebbe bisogno della quasi impossibile maggioranza dei 2/3 dei parlamentari che la Costituzione impone per amnistia ed indulto (che oltretutto danno messaggi contrastanti con il significato della pena, che una volta erogata dovrebbe anche essere espiata).
Il ddl 1290 di Compagna e Manconi è una vera e propria svolta politico culturale. La convivenza non sarebbe più regolata in base alle grida della sicurezza conformistica che, avendo paura di ogni novità, invoca i comportamenti comunitari al di fuori delle leggi e si affretta a chiedere il carcere d’autorità. E insieme si taglierebbe le unghie alla giustizia come esibizione del proprio potere che è praticata da alcuni pm e da certa magistratura. Insomma sarebbe un’iniezione di libertà civile laica in un paese che ne è assai carente.

