Quale collaborazione

Serpeggia in ambienti giornalistici e finanziari, la tesi  per cui, siccome la maggioranza di governo non è in grado di fare le scelte politiche necessarie e in Parlamento non esiste una maggioranza alternativa, serve una tregua nazionale e ci vorranno ulteriori tremendi scossoni dei mercati per poterci incamminare verso di essa. E’ una tesi che non stupisce ma che solleva una qualche preoccupazione.

Non stupisce perché corrisponde alla abitudine di cercare scorciatoie. Quando ci sono difficoltà, si evoca il commissariamento della sovranità del cittadino con un governo di tregua degli esperti sotto la spinta dell’urgenza, nel caso gli scossoni dei cosiddetti mercati (cosiddetti perché non sono il giudizio dei cittadini risparmiatori ed investitori, bensì le frenetiche scommesse della finanza internazionale amplificata a dismisura dagli strumenti informatici). La tesi preoccupa. Oltre il danno economico, gli esperti chi li stabilisce? Non il Presidente Napolitano, che da vero politico di lunghissima esperienza, ha già detto più volte che non può cambiare governo sostituendosi al Parlamento. Neppure il sistema finanziario e burocratico che, oltre a non aver ricevuto alcun mandato, ha ripetutamente dimostrato  essere avvinto ai propri interessi di giornata e di non essere in grado di curare i grandi sviluppi strutturali.

Si può ricorrere ai cosiddetti esperti solo se lo decide la politica. Che può aver fatto o fare scelte errate. Ma spetta a lei compiere le scelte e  correggerle. Senza la politica non si possono ascoltare i cittadini (tutti i cittadini, anche le minoranze numeriche che soppesano i fatti, usano il senso critico e guardano in prospettiva). Si chiama sovranità del cittadino.

Vero che  l’Italia è uno strano paese in cui  si vorrebbe democratica la Chiesa (che non può esserlo per definizione religiosa, siccome intende essere un’organizzazione fondata sulla fede) e ci si fa tentare dai tecnici nella democrazia civile (che per definizione dovrebbe restare sempre affidata alla volontà dei cittadini espressa e non presunta). Però, le scorciatoie non risolvono i problemi, al massimo li dilazionano.

Il Presidente del Consiglio ha ribadito che non si dimette. Dunque, a parte gli esperti, la sola tregua democraticamente auspicabile è che maggioranza ed opposizione la smettano con la politica senza progetti e rispettino le regole, avanzando piani concreti per la crisi ed assumendosene la responsabilità rispetto ai cittadini. La tregua collaborativa è per trovare percorsi utili, non per mettere tutti sulla poltrona. In questo sta  la credibilità del paese. E poi la vera tregua sarà sostituire la propaganda con i progetti alternativi di governo che i cittadini sono chiamati a valutare e scegliere al più entro una ventina di mesi.

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