Sulla nuova legge elettorale per le europee

Chiedo la cortese ospitalità di Pensa Libero per approfondire l’argomento ripartizione dei seggi secondo la nuova legge elettorale per le europee (L.10/2009). Ritengo di averne titolo, foss’altro perché lo ho trattato per primo  a tambur battente portando il saluto della Federazione dei Liberali al Congresso del PLI, perché della mia (unica possibile ) lettura convinsi giorni dopo lo scettico amico Ghersi ( che è professionalmente esperto)  e perché  tale lettura realizza anche un criterio più ampio di rappresentanza. Desidero approfondire l’argomento  sotto due aspetti, uno politico civile e l’altro politico progettuale.

L’aspetto politico civile deriva dalla applicazione di una legge. E la legge 10/2009 prevede che i seggi siano distribuiti, quelli pieni , solo tra le liste che raggiungono il 4% dei voti validi, quelli con i resti, tra tutte le liste che hanno ottenuto voti. Già è stato scritto qui il perché . Eppure si conserva chiaramente qualche dubbio.   Però i dubbi non reggono ad un esame approfondito. La questione dirimente è che , se si volesse riservare la distribuzione dei seggi solo alle liste del 4%, sarebbe impossibile rispettare il testo dell’ultimo periodo del comma primo,  lettera b, dell’articolo unico della legge. Infatti, da due settimane, continuo a porre a coloro che, nonostante tutto,  hanno nostalgia di questa interpretazione “mediatica”,  una domanda  (senza avere ad oggi senza risposta)  : se si sostiene che solo le liste con il 4% possono ottenere i seggi, anche quelli con i resti,  allora cosa potrebbe voler dire o come potrebbe trovare attuazione – insisto per dette liste con il 4% (che dunque per ovvi motivi matematici hanno tutte raggiunto il quoziente elettorale nazionale) – l’ultimo periodo della legge in questione che recita : “SI CONSIDERANO RESTI ANCHE LE CIFRE ELETTORALI NAZIONALI DELLE LISTE CHE NON HANNO RAGGIUNTO IL QUOZIENTE ELETTORALE NAZIONALE” ?  A me pare che non sia possibile dare una risposta partendo da una lettura   “politicamente orientata” , cioè del tipo, siccome hanno fatto una battaglia per la soglia del 4% ,  allora non possono aver introdotto senza dirlo un piccolo diritto di tribuna. L’impossibilità di dare risposta è un’ulteriore prova che i resti tra i quali attribuire i seggi non pieni comprendono tutte le liste, non solo quelle con il 4%.

Vi è poi una considerazione più tecnica ma altrettanto dirimente. Si è osservato che il qui discusso ultimo periodo del comma primo dell’articolo unico della legge, riproduce pressoché alla lettera una disposizione contenuta nella legge elettorale europea previgente che non prevedeva alcuna soglia. Appunto. Il fatto importante per cogliere la volontà del legislatore è che non si è proceduto a rivedere la specifica disposizione della legge previgente  attraverso uno o più emendamenti (il che avrebbe potuto lasciare aperta la porta ad un coordinamento tra il vecchio ed il nuovo testo introducendo interpretazioni anche forzate) bensì si è sostituito il comma previgente nella sua interezza, Per cui l’ultimo periodo in questione della 10/2009 è parte integrante della struttura della nuova legge, che esprime così con il suo nuovo testo la volontà attuale del legislatore. Dunque, all’assegnazione dei resti concorrono tutte le liste.

Infine, con l’assegnazione a tutte le liste, non si va per niente contro lo spirito della complessiva legge elettorale per le europee ora trasformata. Di fatti, anche con la introduzione della soglia, la legge elettorale rimane una legge di tipo proporzionale, non maggioritario. E dunque la partecipazione alla distribuzione dei pochi seggi da attribuire con i resti anche da parte delle liste sotto il 4%, costituisce solo il riconoscimento di un ridotto diritto di tribuna per i più piccoli, riconoscimento che non contraddice affatto l’impianto generale della legge, anzi ne affina la capacità rappresentativa.

Chiarito, spero, l’aspetto politico civile, mi rimane da trattare l’aspetto politico progettuale. Allora, siccome da lunedì nove marzo è in discussione alla Camera la conversione del decreto legge “election-day”  sul cui testo proveniente dal senato  esistono questioni controverse ( il ritorno ad una soglia del 2% per i rimborsi elettorali e la mancata inclusione il 6/7 di giugno del referendum Guzzetta), è possibile che, dovendo in caso di modifiche reinviare il testo al Senato, possa venire in mente l’idea di approfittarne per  rimodificare anche l’ultimo periodo del comma 1 dell’articolo unico della Legge 10/2009. La cosa ( cui fa riferimento in modo velato il poscritto di Ghersi) è possibile ma sarebbe politicamente grave. Da liberali siamo stati contrari all’introduzione della soglia del 4% per la rappresentanza, anche se la soglia non è un’espropriazione profonda di democrazia come sarebbe stata l’eliminazione delle preferenze prevista nei progetti originari del Partito Democratico e del Popolo della Libertà. Tuttavia, il togliere il diritto di tribuna dopo averlo concesso, assumerebbe una valenza assai negativa. In un colpo solo renderebbe chiaro sia che la formulazione del testo attuale era stata un errore involontario, sia che il diritto di tribuna deve essere escluso perché i più grossi vogliono tramite artifici tecnici occupare tutto il proscenio della rappresentanza. L’errore sarebbe la prova della incapacità di gran parte degli eletti di svolgere con competenza i propri compiti istituzionali , la volontà di completa occupazione del proscenio dimostrerebbe  una mentalità distorta tesa a fare della politica una pura gestione di potere tra i più grossi senza  esser disturbati da parte del senso critico. A questo progetto , dovrebbero fin d’ora opporsi con forza  i liberali e tutti coloro che della democrazia hanno una concezione partecipata e delle elezioni una concezione incentrata sulla scelta che  convive con le posizioni ideali.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Proposte, sul tema Quadro politico e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.