L’articolo sulle “astensioni che non indignano la sinistra” conferma qualcosa di ovvio per qualsiasi liberale, e cioè che le regole della convivenza (nel caso quelle elettorali) non possono essere interpretate a proprio piacimento e che chi lo fa non rende un buon servizio alla democrazia.
Sarebbe un errore grave – e mettersi sullo stesso piano dei citati comportamenti della sinistra – trarre dall’articolo la conclusione che l’astenersi dal voto, principalmente al fine di mantenere in vigore l’intera legge 40, sia del tutto conforme alle norme Costituzionali e ancor più grave concludere che la propaganda a favore dell’astensione sia fattibile da chiunque la voglia fare a cominciare dai Presidente di Senato e Camera.
Nell’edificio istituzionale tutto si tiene. E l’art. 48, comma 2°, della Costituzione dice che l’esercizio del diritto di voto è un dovere civico ( per alcuni della sinistra sarebbe stato liquefatto da una legge ordinaria dei primi anni novanta ma è un’altra sciocchezza di comodo). Nel quadro di quest’articolo è indubbio che andare a votare non è costituzionalmente equiparato al non andare a votare. Tanto che con l’art.98 della legge 361/1957 è stato sanzionato penalmente il fatto che detentori di funzioni pubbliche inducano gli elettori all’astensione dal voto ( ovviamente non dall’astensione nel voto).
Tutto questo porta a dire che l’esercizio del voto è comunque un fattore essenziale dello stato liberaldemocratico che si distingue innanzitutto perché il cittadino esprime il suo parere attraverso il voto. Poi a dire che, proprio in quanto liberale, lo Stato consente che il cittadino possa anche non andare a votare ma non consente che la propaganda a favore del non andare a votare venga fatta dalle istituzioni e dai loro rappresentanti, specie quelle di garanzia come Senato e Camera.
In ultimo, vorrei osservare che dovrà essere chiarito prima possibile l’art.75, comma 4°, della Costituzione del quale viene ormai data una lettura non coerente con il complessivo sistema costituzionale. E’ questa lettura che, oltre a dare implicitamente degli sciocchi ai costituenti per non aver scritto semplicemente “la proposta soggetta a referendum deve essere approvata dalla maggioranza degli aventi diritto” ( se tale fosse stata davvero la loro intenzione , ma non era evidentemente così) , sollecita tutta la furbizia italica dei sostenitori di una legge sottoposta ad abrogazione inducendoli ad appropriarsi della non partecipazione al voto ( fisiologica ) per cercare di raggiungere il loro scopo. Ma la logica della costituzione è votare secondo le proprie scelte non irretire chi le scelte non intende farle. E su una questione così decisiva come l’accettare o meno che lo Stato imponga a tutti i cittadini una morale procreativa sottraendo la libertà di coscienza a credenti e non credenti, i trucchi politici degli astensionisti furbi sono pericolosi ed ignobili.

