Il 30 giugno, Draghi ha detto: “Non bisogna pensare al populismo come qualcosa da ostacolare, il populismo non si sconfigge disprezzandolo, ma con un’azione di governo che lo renda inutile”. Una diagnosi corretta che mostra al contempo l‘errore dell’Occidente nonché del governo italiano.
La protesta populista nasce perché i cittadini non accettano un governare la convivenza che non porta alle condizioni di vita implicite nella cultura libera. E’ frutto del distorcere il cardine dell’Occidente, cioè la libertà dell’affidarsi alle scelte di tutti i cittadini sui fatti. Draghi lo ammette per il passato e assume che oggi vada tutto bene. Non è vero. Anche oggi le classi dirigenti vagheggiano di essere le sole capaci di dettare la linea per governare i cittadini, lisciati ma ritenuti sudditi. Viene trascurata la sinergia delle diversità.
Da tre lustri l’Occidente, omettendo la diversità, ha diviso il mondo in fedeli da premiare e in nemici da sconfiggere. Ridotta la libertà a conformismo, non ha sopportato che la Russia resti uno stato illiberale volto al potere. Da qui l’Ucraina. L’UE la vedeva corrotta, ma la NATO ne spingeva il nazionalismo contro la Russia, anche mediante una serie TV con attore Zelensky. Insomma la NATO abbaiava contro la Russia, come ha detto il Papa . L’obiettivo era usare l’indipendenza ucraina per punzecchiare la Russia e, indotta la reazione autocratica dell’invasione, adottare contro di essa le sanzioni economiche. Roboanti ma in conflitto con il metodo degli scambi, che è il dna della libertà e il motivo della sua superiorità.
Così, se Mosca piange un po’, di certo l’Occidente non ride. Oggi l’Occidente è più compatto, ma più solo. Le sanzioni sono state adottate dal 16% dei Paesi, e gli atri hanno oltre l‘85% della popolazione e quasi metà del prodotto. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno deciso di costruire una moneta di riserva alternativa al dollaro. La strategia Nato ha affidato la libertà occidentale alla forza delle armi più che alla sua forza intrinseca fondata sullo spirito critico e sugli scambi tra cittadini. In Occidente prevalgono le classi dirigenti sui cittadini. Il che continua ad agevolare la tenuta dei populismi nonostante i loro limiti.
In Italia vale l’accanimento con cui il blocco dei gangli istituzionali e dei mezzi di informazione, reagì e reagisce alle elezioni ‘18, che, reso primo partito il M5S, rimossero quelli del potere consociativo. I quotidiani attacchi ai grillini vanno oltre le loro carenze (mancanza di un progetto strutturato, di una cultura politica adeguata, di personalità con esperienza). Al blocco preme il ritorno all’epoca in cui i cittadini erano lodati e trattati da sudditi.
L’emergenza pandemia e il PNRR dall’UE hanno consentito a Draghi la professionalità nel quadro parlamentare. Ma poi, la guerra in Ucraina ha rinsaldato i forti legami esistenti tra Draghi e gli ambienti USA pro NATO, ha indotto l’appoggio del blocco dei restauratori, in cui è scattata la ritrosia rispetto alla rappresentatività dei cittadini. Così sul frequente invio delle armi all’Ucraina senza ogni volta il preventivo voto del parlamento, Palazzo Chigi ha fatto sapere che la Presidenza del Consiglio non va commissariata dal Parlamento. Tesi della cultura elitaria, incoerente con il quadro costituzionale.
Si è preso a coinvolgere le Camere alla fine. Così in tema Ucraina, Draghi si è appiattito sempre più sulla linea occidentale. Emblematico lo schierare l’Italia sul sì alle condizioni di Erdogan per ampliare la NATO, scordando di aver qualificato Erdogan un dittatore che perseguita i curdi e opprime gli oppositori. E in tema economia, Draghi ha sottovalutato le pesanti conseguenze in Italia delle sanzioni contro la Russia, non ha colto la contraddizione tra inviare le armi all’Ucraina e il sostenere l’economia italiana per i bisogni dei cittadini, non reagisce all’inflazione che pesa sugli oneri del debito pubblico e sul potere di acquisto.
Il blocco restauratore ha compiuto solo manovre d’aula e mosse per autoperpetuarsi. Ha pilotato una scissione governista nel M5S e ha diffuso la notizia per cui il Governatore della Banca d’Italia (che scade a fine ottobre ‘23) rassegnerebbe a breve le dimissioni (smentite dall’interessato), perché permetterebbe un successore “amico” prima delle elezioni . E come ultima carta, il blocco restauratore lancia la campagna sul PD al 30% (aumento di metà), con cui spera di mettere al riparo il tradizionale potere consociativo.
Un simile impegno non sulla soluzione sperimentale alle questioni reali della vita bensì sugli interessi dei gruppi elitari, sfugge sempre meno ai cittadini. Perciò le parole di Draghi riportate all’inizio sono un auspicio che non centra il problema.

