Le mail intercorse con il prof. Giovanni Vetritto, Capo segreteria del Ministro della Coesione Territoriale, a proposito del Comunicato stampa del 23 ottobre su “Sentenza vergognosa e preoccupante”
RM – Replico alla Sua del 24 scorso, seppure con un certo ritardo di cui mi scuso, proprio perché reputo la Sua posizione davvero singolare su temi su cui non si può equivocare. Facendo riferimento al contesto delle mia prima risposta, desidero ora osservare:
ANCESTRALE- con la considerazione sull’idea ancestrale del ruolo della scienza, di fatto Lei propugna la tesi che gli scienziati farebbero meglio a non esprimersi mai. Ciò perché gli scienziati, quando parlano del futuro di certi fenomeni, esprimono sempre e solo delle valutazioni fondate sì sull’esperienza ma probabilistiche (cui poi loro attribuiscono un peso quantitativo, cosa che non muta l’incertezza dell’evento), il che, nel nostro caso, significa che mai possono determinare con precisione l’evento terremoto. Quindi il punto è che, se si suppone che i cittadini si debbano attenere a quello che dicono gli scienziati (la vera concezione ancestrale è appunto questa), per non creare equivoci gli scienziati dovrebbero sempre stare zitti. Infatti, quando gli scienziati sono andati a L’aquila a seguito di Bertolaso a dire che lo sciame non aveva alcuna caratteristica di percolosità e che il terremoto non ci sarebbe stato, non hanno violato in alcun modo la loro funzione né si sono comportati con dolo (proprio perché, per poter parlare di obbligo funzionale oppure di dolo, occorre riconoscere l’esistenza di una precisa determinazione non seguita apposta oppure al contrario colpevolmente non calcolata). Loro, gli scienziati, hanno dato la lettura delle sequenze storiche e delle circostanze che pareva loro opportuna. Che poi i fatti li abbiano del tutto smentiti non significa che questi fatti siano avvenuti per loro colpa né che loro avrebbero potuto prevederli. Significa solo che non hanno saputo prevedere l’imprevedibile.
Per le orecchie profane, gli scienziati potranno non avere messo abbastanza enfasi sul concetto di probabilità (che rendeva comunque aleatorie le loro parole), ma di certo non possono avere responsabilità penali. Qui non si tratta di avere letto Popper, ma di certo, se lo si è letto, si tratta di capire la sua idea, e cioè che qualsiasi cosa dicessero in materia era probabilistica e poteva essere sbagliata. Non sono le teorie che determinano la realtà, anzi si elaborano teorie per cercare di raccapezzarsi nella variabilità degli eventi e per ora si è capito che le variabili descrittive dei terremoti sono talmente numerose da non poter essere calcolate con gli strumenti ad oggi disponibili (figurarsi ad occhio). In conclusione, se si parte dall’idea che la Commissione Grandi Rischi possa preparare a quello che avviene, è meglio che i suoi componenti non si esprimano. Si sono espressi e sotto questo profilo sono stati faciloni. Però non è mai penale.
Viceversa – a parte che illustrare quello che si pensa è sempre opportuno per discutere e dare la possibilità di esercitare il senso critico – la questione della sentenza è appunto la responsabilità penale e quello che ciò significa (per me un attacco alla scienza e al concetto di probabilità), non il sostenere che gli scienziati non abbiano commesso errori comportamentali. Nel primo caso la sanzione è la condanna penale, nel secondo le sanzioni sarebbero dovute essere d’altro tipo ben lontano dal penale.
COMMISSIONE Grandi Rischi – Di certo non si può pretendere di darle una funzione per prevedere cose che non può prevedere (se l’intenzione è questa, sono fondi sprecati e diseducativi); può solo funzionare per definire con maggior cura il coordinamento tra le diverse strutture di ricerca dei vari centri. La Protezione Civile in senso stretto ha una funzione differente, più circoscritta e più fattuale, dai risultati più agevolmente riscontrabili. In pratica è chiamata da un lato a svolgere le grandi manutenzioni per ridurre i possibili rischi di varia natura territoriale (dal consolidamento orografico, alla pulizia fluviale, alle costruzioni antisismiche, ai controlli di stabilità degli edifici etc), dall’altro a prepararsi ad affrontare l’emergenza delle conseguenze sistemiche causate dagli eventi eccezionali meteorologici ed ambientali una volta verificatisi. Mi pare chiaro che per la Protezione Civile si tratta di compiti per cui non sono richieste previsioni nel vero senso della parola, e il cui operato deve essere valutato dalle istituzioni e dai cittadini sulla scorta di quanto realizzato e della efficacia della azione svolta. Anche per la Protezione Civile vale il principio che la responsabilità penale può insorgere solo per specifici reati autonomi commessi durante l’esercizio della funzione.
LA MOTIVAZIONE della sentenza – Confermo che nella fattispecie, al fine di cogliere la pericolosità della sentenza, non occorre aspettare a leggere la motivazione completa. Il suo dispositivo letto in aula già contiene i riferimenti al reato e agli articoli che rendono chiaro cosa ha voluto fare il giudice. Del resto non ha fatto altro che accogliere la sostanza di quello che il PM aveva scritto nel punto 6 della sua memoria. Come ho già scritto nel comunicato e nella mia prima mail, il giudice ha condannato penalmente partendo dal presupposto che la Commissione avrebbe dovuto prevedere quello che sarebbe accaduto (in un senso o nell’altro, che è logicamente la stessa cosa). Infatti, non è stato compiuto alcun reato autonomo, nemmeno quello di favorire Bertolaso, perché il terremoto non era prevedibile (anche se il sismologo questa volta ha grosso modo indovinato ma sulla base di una teoria che prima e dopo non ha mai avuto altri riscontri e quindi del tutto inaffidabile). La motivazione non potrà fuoriuscire da questa impostazione, perché è solo questa impostazione che ha consentito la condanna.
E il punto è che comunque si giri la questione, questa condanna presuppone che si ritengano prevedibili i terremoti.
IL DATO POLITICO – Contrastare questa impostazione interessa a tutti i cittadini, perché non è una questione tecnico giuridica, bensì una questione centrale del come organizzare la convivenza tra cittadini che esercitano il senso critico e si fondano sui fatti sperimentali e non sulle teorie ideologiche del potere.
In sostanza, il vero punto centrale (e la gravità) della sentenza sta nel fatto che non ogni materia della convivenza può essere affidata alla responsabilità penale. Sarebbe negare perfino l’esperienza storica. Lo stato etico e il giustizialismo sono alla ricerca di un’autorità che dia certezze e sicurezze ai cittadini, ma ciò non solo è impossibile ma ha conseguenze disastrose sulla convivenza.
La politica in senso lato ha cominciato faticosamente a comprendere la necessità di cercare meno i modelli rigidi salvifici ed invece percorrere la strada del riformare. Però viene fatto ancora in modo troppo lento ed ambiguo. Viene data attenzione eccessiva alla politica di esclusivo potere e troppo agli illusori ed utopici modelli rigidi di vario genere (nascosti dietro le pratiche della protesta senza proposta e della conquista del potere senza concreti progetti operativi). In realtà, è solo il metodo liberale che si fonda – alla luce dell’insegnamento della scienza – sull’esercizio del senso critico individuale e sul continuo legame ai fatti sperimentali dei risultati delle regole vigenti e dei rapporti interindividuali effettivamente esistenti. Ciò al fine di dissolvere le strozzature alla libertà individuale che di continuo possono crearsi. Ed è anzi proprio per questo che è, dal punto vista liberale, indispensabile evitare che il controllo per il rispetto delle regole si trasformi così da trasferire la sovranità dal cittadino a qualche autorità e di mutare le regole da fisiologicamente provvisorie in rigidità progressivamente avulse dal passare del tempo e dai conflitti democratici.
Tutto ciò mi porta a concludere che, proprio per evitare che i soli fautori (in Italia) dell’individualismo metodologico cadano nella trappola di interpretarlo come solipsistica rilevanza, i liberali debbono sempre porre grandissima attenzione a combattere il sistema dell’abuso della credulità popolare e il giustizialismo che snatura l’amministrazione della giustizia e di fatto nega la sovranità del cittadino. Di ogni cittadino (di ogni cittadino che confligge democraticamente) negando gli avvenimenti e il tempo.
Giovanni Vetritto (24 ottobre) – non vedo cosa ci possa essere di singolare nell’avere io una opinione
fuori dal coro unanime e magari un po’ reazionaria su un vicenda come
questa (fosse anche sbagliata).
per erronea che sia (ci mancherebbe) tento di chiarirla:
gli unici ad avere avallato una idea ancestarle del ruolo della scienza
sono gli scienziati che sono andati a l’aquila a seguito di bertolaso a
dire non che fosse impossibile prevedere i terremoti, in un contesto
di forte allarme sociale, ma che lo sciame non aveva alcuna
caratteristica di percolosità e che il terremoto non ci sarebbe stato.
questo hanno fatto, e qualcuno che intendeva andar via è rimasto sotto
le macerie perchè lo Stato è andato ad affermare con i suoi massimi
responsabili della prevenzione che non ci sarebbe stato alcun
terremoto. i nostri raffinati giudizi sul ruolo della scienza non
possono essere richiesti a tutti, chi non ha letto popper deve sentirsi
dire dai responsabili della prevenzione anche l’ovvio. non il suo
contrario, pretenziosamente gabellato per certezza scientifica (se no
perchè portarli lì?). ad abusare della credulità popolare sono stati
bertolaso e i suoi, non il giudice oggi. per carità, sempre secondo me.
nella materia penale, poi, l’argomentazione della sentenza è tutto.
ribadisco la mia personale opinione che occorra aspettare di leggerla,
dopo di che sono pronto a ricredermi se verrà argomentata secondo
quanto leggo sui giornali (cosa che però tendo a escludere).
sono a mia volta un vecchio fallibilista, ma proprio per questo non
accetto di pagare l’esistenza di uffici pubblici costosissimi che
svolgono funzioni di prevenzione per poi assistere alle sceneggiate che
abbiamo visto a l’aquila prima del sisma.
con l’attenzione di sempre,
RM (24 ottobre) – La ringrazio per l’attenzione. Ovviamente la può pensare come ritiene opportuno, ma le Sue argomentazioni non reggono ad una pur minima conoscenza di cosa significhi scienza e previsioni probabilistiche. E questo, siccome nella fattispecie si tratta di un’azione dello stato, Le fa sottovalutare la negatività di un cattivo funzionamento della convivenza (in senso autoritario) che, ai liberali, dovrebbe stare molto a cuore e che è decisivo per ogni cittadino. Infatti
1) Lei pare non accorgersi che condannare qualcuno perché ha detto che non ci sarebbe stato il terremoto ha una struttura logico scientifica identica al dire che il terremoto ci sarebbe stato: ambedue presuppongono che gli scienziati possano dire con certezza cosa accadrà. E infatti Lei cita come il verbo le richieste a Bertolaso perché dicesse cosa fare mentre le previsioni (di questo si tratta) di pericolo sono sempre solo probabilistiche e non possono essere altro. E su questioni probabilistiche non può e non deve esserci responsabilità penale. Addirittura Lei insiste con l’addebitare a “loro signori” di non avere ripetuto l’ovvio, appunto che i terremoti sono imprevedibili. Far finta di non sapere questo è come sostenere che occorre respirare per vivere. Perciò l’aver sbagliato una previsione, non può mai, in uno stato liberale a differenza di quello etico, costituire oggetto di sanzione penale. Insomma, come ho scritto, si tratta di una sentenza vergognosa e pericolosa perché fondata su meccanismi di giudizio ancestrali indegni di uno stato moderno.
2) Qui non si tratta per niente di ripetere l’antico brocardo del leggere interamente le sentenze prima di giudicarle. Si tratta di capire che il dispositivo della sentenza reso pubblico, è di per sé esaustivo e dimostra in modo inconfutabile che è stato ritenuto responsabile penalmente lo scienziato che sbaglia una previsione probabilistica. Con questa sentenza il giudice ha confermato la credulità popolare per i veggenti che cianciano sulla capacità di antevedere la vita ed evitarne i relativi rischi. Ed invece ogni dichiarazione scientifica sul futuro è di per sé probabilistica, e cioè non presume di essere esatta al 100 per cento. Stando al giudice, lo scienziato farebbe bene ad ingigantire il rischio dei terremoti per evitare sue responsabilità future. Vale a dire il giudice favorisce il gridare al lupo al lupo.
3) A me pare davvero singolare che una persona come Lei possa sostenere tesi etiche che sono tipiche del conservatorismo.
Giovanni Vetritto (23 ottobre) – Per il poco che so non sono per niente d’accordo.
I membri della commissione non sono stati condannati per non aver
previsto il terremoto. Al contrario, sono stati condannati, a quel che
mi consta, per essere andati a dire a una popolazione terrorizzata che
non ci sarebbe stato nessun terremoto.
Ricorderete che nelle settimane di intenso sciame sismico che
precedettero il terremoto la popolazione aquilana chiese a più riprese
a Guido Bertolaso, titolare della Protezione Civile, primo responsabile
della prevenzione, di fornire indicazioni sul da farsi.
Bertolaso, in tutt’altre faccende affaccendato, come in seguito la
magistratura si è premurata di dimostrare, visse con fastidio la
pressione della cittadinanza e infine portò la Commissione a L’Aquila
per convincere tutti che lo sciame era assolutamente normale e che non
ci sarebbe stato alcun terremoto. In internet si trovano ancora tracce
delle dichiarazioni di quei giorni.
Nella riunione cittadina nessuno dei signori in questione risulta
abbia dichiarato che i terremoti siano imprevedibili e che lo sciame
poteva ben preludere anche a una catastrofe. A quel che so confermarono
la teoria di Bertolaso, nessun terremoto è alle viste.
Dunque, la condanna non sarebbe avvenuta in base alle ragioni che molti
ora narrano. La motivazione potrà essere buona o cattiva, la sentenza
argomentata bene o male; lo vedremo quando la leggeremo, per ora non è
scritta e nessuno ne sa abbastanza per pronunciarsi.

