Una discussione a più voci sulla linea sedicente LIBLAB

Caro Gim,

non devi schernirti, dato che trovo fisiologica la tua mail essendo di fatto la posizione di LIBLAB uno snodo significativo dello scambio di idee in corso. Peraltro, nel merito continuo a confermare tutte le mie considerazioni. Il Tuo ragionamento si regge su una concezione ideologica del liberalismo, secondo cui ogni azione per dar voce ai liberali sarebbe in sostanza una pericolosa violazione della normale diversità dei liberali.
Questa concezione ideologica è sbagliata in radice poiché il liberalismo (non altre concezioni) è legato indissolubilmente, oltre che alla libertà individuale, al metodo di osservare i fatti e quindi ai comportamenti che si tengono nella sua logica. Tu invece salti la questione dei comportamenti a più pari. Eppure qui sta la differenza per distinguere la diversità dei singoli liberali (e di quelli sedicenti) dalla assoluta necessità che i comportamenti pubblici dei liberali siano volti il più possibile a determinare regole adeguate alla libertà dei cittadini, sempre stando ai fatti. Per cui il dar voce ai liberali non è una disdicevole vanagloria personalistica, ma una scelta politica coerente e conseguente, che separa i liberali dai non liberali e che non permette confusione tra una rete liberale e le eventuali alleanze della rete liberale.

Del resto il dar voce ai liberali non è certo una scelta di questo periodo. Ha radici lunghe qualche decina di anni, nate con il vecchio PLI di Malagodi, il cui limite non stava sul punto (dove mai sarebbero per te gli altri liberali? la tua pretesa è smontabile nome a nome) ma sul rapporto  con la DC, ambiguo appunto sotto il profilo della consonanza dell’impegno per la libertà del cittadino nella quotidiana realtà.

E siccome riconosci che ti avevo da tempo fatto le obiezioni di oggi sulla natura del LIBLAB, mi pare del tutto superfluo continuare a discuterne fino a quando non vi saranno fatti che possano smentirle. Fino ad oggi, gli avvenimenti hanno irrobustito i miei convincimenti che ti dissi. E quindi oggi, a pochi mesi dalle elezioni, l’alternativa è sul voler dare o no voce politica ai liberali. Altrimenti si resta alle dissertazioni salottiere, del tutto dignitose e legittime, ma che sono state la premessa politico giuridica, anche se involontaria, della situazione attuale del paese, i cui meccanismi sono davvero poco liberali.

In conclusione, se si sceglie di dar voce politica ai liberali, ogni azione che allontana da questo obiettivo è un attacco contro di esso perché lo indebolisce.

Gim Cassano – lunedì 16 luglio 2012
Caro Raffaello,
Pur non ritenendo, in via generale, di dover rispondere a messaggi dei quali non sono il destinatario, ed inviatimi per conoscenza, il contenuto del Tuo messaggio a Beatrice, ed il fatto che nello stesso, oltre che dare un giudizio del tutto gratuito sulla linea che porto avanti e sull’Associazione che rappresento, citi espressamente la mia persona, mi impongono una precisazione.
Sono sorpreso per la gratuità di quanto affermi (e cioè che LIB-LAB sia parte del presunto progetto nenciniano di contar qualcosa di più nel trattare con il PD). LIB-LAB, molto semplicemente, cerca di individuare la strada per dar vita ad un’area politica autonoma laico-liberale-socialista. Cosa di cui credo vi sia bisogno, e cosa che credo sia l’unica strada percorribile per assicurare ai liberali una presenza politica. Ora, può essere che tale prospettiva non venga da Te condivisa; ma niente Ti autorizza a travisarla ed a travisare le intenzioni di chi la porta avanti.
Né credo che il fatto che Tu mi abbia detto, tempo fa, quanto affermi, sia una sufficiente dimostrazione della fondatezza delle Tue affermazioni, che sembrano avere per presupposto il fatto che quella che definisci come “galassia liberale” veda in Te il proprio polo. A parte il fatto che, per fortuna, non è affatto così, in ogni caso, ciò non Ti autorizza a fare illazioni di alcun genere sulle posizioni mie e dei miei amici; illazioni che comunque respingo al mittente.
Per quanto invece riguarda quel che Tu propugni, perché ciò possa avere un minimo di consistenza, è condizione necessaria (e non credo neanche sufficiente) quantomeno l’aggregazione di tutto il mondo liberale, ivi compresi molti sedicenti liberali che, dopo esser stati tranquillamente in area berlusconiana per anni ed anni, se ne sono-tardivamente- distaccati. Ma non per questo hanno rinunziato ai vizi di origine che li avevano a suo tempo, opportunisticamente, condotti nelle braccia di Berlusconi, così come, altrettanto opportunisticamente, se ne sono poi distaccati. E mi pare illusorio il ritenere di poter far nascere un moderno partito liberale da esperienze e personaggi del genere, coi quali, se vorrai concretare il Tuo progetto, fatalmente dovrai fare i conti e convivere: personaggi riguardo ai quali mi onoro, non da solo, di aver ben poco da spartire. Se oggi occorre spalare le macerie di venti anni di berlusconismo (e mi pare questo il compito primario per la democrazia italiana), non è con chi ha creato od è stato zitto sulla creazione di tali macerie che si possa affrontare tale compito; né si può pensare immaginare che una somma di nostalgie notabilari possa produrre il nuovo.
Nè basta esser stati anni fa in un partito si chiamava PLI (quello vero) per esser liberali: il PLI accoglieva non tutti i liberali e non solo liberali; e quanto Tu porti avanti, sia per necessità che, visto quanto affermi, anche per convinzione, dovrà seguire una strada analoga.
Ultima questione: solo una concezione eccessivamente autocentrica può far ritenere che il sostegno o l’adesione a LIB-LAB rappresenti un attacco ai “liberali”.
Raffaello Morelli – venerdì 13 luglio 2012

Cari amici,
La mail di Beatrice Rangoni mi dispiace ma non mi sorprende. Temevo un’uscita del genere dopo che erano inopinatamente restate senza risposta  le mie due mail del 16 e 18 gennaio  suscitate dalla Sua mail del 14 gennaio stesso (e che riporto integralmente in calce). Mi preoccupava il fatto che Lei non avesse dato seguito  ad una ipotesi liberale in cui erano coinvolte decine di persone e che hanno portato a 4 riunioni web e molti altri incontri.

In ogni caso, non credo si tratti di cumulo incarichi e di qualifiche, bensì di una differente valutazione politica. Non con il gruppo Critica, che, stando ai contatti di persona che Enzo Marzo ha avuto nelle ultime settimane separatamente con me e con Lecis, non mi paiono tanto diverse da quelle che sta perseguendo la galassia dei Liberali Italiani.  La differente valutazione politica  è con LIB-LAB. Che mi pare abbia ben poco a che fare con l’incontro del 1979 (ai quale peraltro intervenni anche io), foss’altro perché sono trascorsi trentatre anni.

Il punto è che LIB-LAB è parte integrante del progetto Nencini noto da molti anni, legittimo e dignitoso, ma che punta ad avere una massa critica nel suo partito per meglio pesare nelle trattative con il PD. Di questo ho messo sull’avviso Jim in tempi non sospetti. Come Federazione, come Liberali Italiani e personalmente siamo stati e siamo decisamente contrari a questa prospettiva che è lontana dal liberalismo e del tutto inutile per il paese, perché ridurrebbe il confronto politico (quando ci sarà) a conservatori e socialisti, i quali sono al fondo – rispetto ai problemi della società del 2012 – una forma diversa di conservatorismo (la riprova indiretta  è il programma di Hollande che chiede la crescita in nome della riduzione dell’età di lavoro e della riduzione dell’orario settimanale). E al riguardo mi permetto di sottolineare che non mi risulta che né allora Malagodi né di recente o attualmente Zanone siano mai stati di un avviso simile o vagamente ad esso assimilabile. I socialisti possono essere probabili alleati dei liberali ma non surrogare o inghiottire i liberali.

Questa valutazione a favore di LIB-LAB è secondo me tanto più negativa perché è all’origine di un attacco ai Liberali che continuano a sostenere un progetto liberale (non penso vi sia qualcuno che possa contestare al riguardo il documento I Liberali perché insieme e a quale scopo) e a comportarsi in coerenza.   Un attacco che – non nascondiamoci dietro il dito – usa anche distorcere i fatti. Perché l’inciso “senza esserlo” non è un giudizio generale (altrimenti le dimissioni sarebbero assai tardive) ma un giudizio occasionale basato su fatti riportati al contrario del vero. Infatti l’intera nostra operazione già in corso all’epoca delle mail di gennaio si è svolta con ferma coerenza liberale e prima, a marzo, ha rifiutato i ripetuti inviti del Congresso PLI di De Luca, e poi ai primi di giugno quelli della Costituente liberale di Altissimo Bastianini (cioè di quelli che avevano perso il congresso del PLI non sulla politica bensì sulla titolarietà del simbolo da commercializzare alle elezioni). Addirittura, nel secondo caso, essendo stati unilateralmente inclusi 4 di noi (Brenelli, Paganini e Bitetto più il sottoscritto) nella locandina ufficiale del loro Convegno evento 9 giugno a Milano, abbiamo indotto a togliere i nomi dalle successive versioni e, tanto per chiarezza, abbiamo sviluppato un Seminario sempre a Milano il giorno prima  a villa Necchi, proprio per marcare la differenza.

In conclusione, per questa inconsistenza di motivi politici reali riferiti ad azioni di noi Liberali, spero che la dichiarazione di Beatrice Rangoni possa rientrare negli sfoghi emotivi e che dunque Lei possa riesaminare la Sua posizione. Almeno così mi auguro.

Beatrice Rangoni Machiavelli – venerdì 13 luglio 2012 (inviata a Raffaello Morelli quale Presidente FDL più Enzo Marzo Direttore di Critica e Gim Cassano)

Sono a pregarvi di togliere il mio nome come Presidente Onoraria della Federazione.

Ho sempre rifiutato il cumulo degli incarichi e delle qualifiche.
Attualmente sono nel Consiglio di Amministrazione di Critica Liberale e nel Comitato di Gestione della omonima Fondazione. Ho accettato anche di essere Presidente d’Onore di LIB-LAB di Gim Cassano perché rappresenta una costante della mia convinzione politica fin da quando, con amici dell’area laica, liberale e socialista, abbiamo organizzato a Milano, nel 1979, il Convegno Liberalismo Sociale-Socialismo Liberale.

Nella fase finale del mio percorso politico non voglio aver nulla a che fare con chi collabora con organismi che si definiscono, senza esserlo, eredi del PLI di Malagodi e Zanone.

Da Raffaello Morelli  – mercoledì 18 gennaio

Cara Beatrice,

come Ti avevo scritto, dopo aver parlato con Valerio e nella prospettiva di irrobustire i contributi, Ti allego la breve premessa e il più corposo documento che sono alla base della formazione liberale di scopo per le elezioni 2013.

La logica complessiva è quella di cui ti avevo fatto cenno. Naturalmente è solo la base di partenza distillata negli ultimi mesi, da cui si definiranno  forma, modi operativi  e non  finalità in un ulteriore incontro, questa volta corale e tramite internet.

Raffaello Morelli – lunedì 16 gennaio 2012
Cara Beatrice,

come ben sai, essendo impegnato nel tentativo di dare voce politica ai liberali, ho piacere di salvaguardare anche l’immagine del vecchio PLI, che trovo un autorevolissimo precedente, non in quanto amarcord, quanto perché  portatore di idee e di progetti, seppure nel mondo dell’epoca.

Ovviamente, vedendo così le cose, giudico incapaci di  incidere i tentativi di far rivivere il PLI o per ragioni di scambio in sostanza personale oppure per scampagnate con i vecchi amici, anche se di fama. Questo non vuol dire escludere qualcuno. Vuol dire solo che chiunque (vale a dire non solo i liberali d’origine) può prendere parte all’operazione di dar voce politica ai liberali  in nome dalle idee ed i progetti di oggi e domani condivisi e non di quelli di ieri o di ambizioni personali asfittiche.

Questo bisogno di concretezza per dare voce politica ai liberali, di certo è indispensabile per l’Italia (oltre alle osservazioni che si possono fare da anni, in questo momento si aggiunge la quasi incredibile intenzione di affrontare con sistemi vecchi di 25 anni il problema del debito accumulato, tipo altre tasse,  liberalizzazioni amministrative, senza tagli veri delle spese pubbliche e senza riduzione nel numero e nel livello delle aliquote fiscali, facendo finta di non rendersi conto che il debito implica la necessità di un’operazione coraggiosa per incidere davvero e consentire il rilancio della crescita abbandonando il  pauperismo) ma   è indispensabile –  di giorno in giorno diviene più chiaro – anche a proposito dell’Europa (dove le burocrazie hanno tentato di dribblare idee e progetti con il risultato di rendere instabile sia la democrazia sia il mercato, di non riuscire a praticare comportamenti uniformi di rigore nei bilanci e  di non distinguere bancariamente grandi e piccole imprese).

A breve devo parlare con Valerio sul come proseguire in questo tentativo in corso. Non c’è dubbio che sarebbe molto utile irrobustire l’operazione del dar voce politica ai liberali, non in chiave ideologica ma piuttosto nei comportamenti concreti. Potremmo intanto avere un confronto sul documento in itinere già delineato e dal quale dovremmo partire nelle prossime settimane in una prospettiva di formazione liberale di scopo per le elezioni 2013.

Da questo primo passo, qualora concordassimo, potremmo sviluppare ulteriori sinergie. Oltretutto, ci sono talmente tante cose da fare che ogni nuova energia è utile. Naturalmente per le idee, i progetti, le relazioni. Poi i centri propulsori esperti dovranno esserlo al punto di non avere esigenze di rappresentanza in proprio, che confliggerebbero con l’immagine nuova,  dinamica e giovanile che le idee liberali non possono non avere.
 
 
 

Beatrice Rangoni Machiavelli – sabato 14 gennaio 2012

 
Caro Raffaello,

ho saputo da Valerio, ieri al Movimento Europeo, che anche tu sei preoccupato per quel che succede a proposito dell’immagine del Partito Liberale di Malagodi e Zanone, il lascito del quale ci siamo sempre preoccupati di difendere e rappresentare.
Sono d’accordo che in questo momento DeLuca è più pericoloso di Altissimo, tanto più che quest’ultimo è di nuovo insieme al suo gemello della classe politica intercambiabile: Gianni de Michelis.
So anche che vogliono fare una Fondazione “Giovanni Malagodi”; ma la famiglia si opporrà in tutti i modi.

Dobbiamo coordinarci al più presto; oggi la battaglia politica è fra il populismo e l’Europa. E insieme abbiamo modo di spiegare la situazione liberale italiana a livello dell’IL e dell’UE.
 

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