La partecipazione è il cuore del referendum

Con una franchezza un po’ audace, il membro del Comitato per mantenere il nuovo Ospedale a Montenero,  professor Paoli, ha  scritto un inno alla grande città di Livorno che si rifonda ridisegnandosi attorno a grandi idee. Una sorta di inno allo spontaneismo, nella nostalgia per quando Livorno era poliglotta  e nel sogno di far essere Livorno  la Barcellona dell’alto Tirreno.

Nell’articolo, quello che suscita più meraviglia, non sono i passaggi disinvolti in cui vengono date per scontate questioni prive di base evidente. La cosa che più meraviglia è il prescindere assoluto dalla questione delle procedure democratiche. Perché le disinvolture non mancano ( ad esempio, non chiarisce che così la città di Livorno si carica di debiti e cede importanti diritti urbanistici, propala il mito che l’area di Montenero minimizza i costi trascurando la realtà dell’oneroso trasloco del Pascoli, ironizza sull’inusitata velocità nel promuovere il referendum in luogo della discussione trascurando che il referendum è stato richiesto a delibera già assunta ). Eppure queste disinvolture sono nulla rispetto al fatto che il professore impianta il suo inno alla rifondazione spontaneistica, senza neppure far cenno alla circostanza che l’ubicazione a Montenero è stata decisa dal Sindaco senza mai averne detto niente ai cittadini, neppure nel suo programma elettorale, poco prima della decisione.

E invece il punto essenziale sta proprio  qui. Che cosa ne pensano i cittadini. Il primo punto non è per niente stabilire se l’idea del nuovo ospedale a Montenero è una grande occasione, realizzabile con un colpo di bacchetta magica. Fino dall’antichità ci sono stati governanti con idee di governo presentate come risolutive. Poi, negli ultimi secoli, la concezione empirica liberale ha sperimentalmente mostrato che  per governare meglio è indispensabile far  partecipare tutti i cittadini alle decisioni della convivenza. Perché per scegliere al meglio, decisivi non sono i personaggi, è  il confronto tra tutti i punti di vista.

La delibera del dicembre 2009 che ha scelto Montenero e che il referendum vuole abrogare, è maturata solo negli uffici dell’Amministrazione ( per conferma vedere sul sito del Comune le date dei pareri esterni commissionati  dopo). Tale constatazione rende insostenibile quanto scritto dal professore (“per demeriti che possono essere attribuiti ad entrambe le parti, si è pensato di risolvere tutto con uno scontro…invece di dibattere”) visto che il Comitato per il SI fin dall’inizio a dicembre  voleva discutere e poi lo ha più volte sollecitato ricevendo solo dinieghi. E soprattutto, tale constatazione diviene il punto cardine su cui dovranno riflettere i cittadini con il voto di fine mese. Se accetteranno che il Sindaco faccia cose urbanisticamente rilevanti e a debito senza consultazioni preventive, la convivenza democratica livornese farà un balzo indietro. Al punto che anche il Sindaco pare averlo capito, tanto da dichiarare, non smentendo dopo, che terrà conto dell’esito del referendum anche se non raggiungerà il quorum.

Tuttavia, per non lasciare incertezze, credo che i cittadini livornesi farebbero intanto meglio  a dire SI all’abrogazione della delibera, così da sancire che non si può decidere passando sulla loro testa. Magari solo perché lo chiede una lobby di ospedalieri bene introdotti.

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