Egregio Presidente,
in attesa di incontrarLa, ci permettiamo di segnalarle la seguente dichiarazione dell’on.Veltroni così come riportata da Repubblica.
“Senza (le riforme) – dice Veltroni – si rischia la dittatura delle minoranze”. Una condizione che il sindaco di Roma spiega così: “Ho tre senatori, mi metto in proprio e divento il padrone delle ferriere, perchè con questi tre senatori divento una sorta di ‘deus ex machina’ e posso chiedere quello che voglio. Può un paese moderno andare avanti così?”. E non si tratta di una battuta estemporanea. Già lo scorso 6 ottobre, lo stesso on. Veltroni aveva dichiarato : “Tre senatori che si mettono insieme per minacciare il governo di farlo cadere: questa e’ un’alterazione del meccanismo della democrazia”.
Ecco, noi riteniamo che alla domanda veltroniana ” Può un paese moderno andare avanti così?” , i liberali devono provocatoriamente rispondere SI’, SI PUO’ e SI DEVE.
Nel mondo moderno è importante riconoscere, come derivato della centralità del cittadino, che le nazioni si governano partendo non da confusi ecumenismi o dal culto dei grossi raggruppamenti ma dal confronto sulle proposte di merito avanzate da ogni filone culturale in cui i cittadini fisiologicamente si raggruppano per arrivare poi tempestivamente a scegliere in base all’esperienza, ai risultati e alla maggioranza che si forma. Le proposte dei grossi raggruppamenti di per sé non garantiscono né più saggezza né più efficacia. Anzi, da oltre un decennio i grandi partiti si coagulano non per condividere proposte politiche bensì sull’odio dell’avversario e sul soddisfacimento di interessi personali. E sono i grandi partiti attuali a costituire il vero bubbone, ad essere del tutto inadeguati alle proprie funzioni ed ad esaltare , loro sì, solo interessi particolari.
La caccia ai piccoli – di cui le frasi dell’on. Veltroni sono solo l’esempio più recente – costituisce lo sport irresponsabile delle vere lobbies politiche di potere. Esse equivocano volontariamente sul senso della necessità di mutare il quadro politico per ridurla ad una nuova occasione per conservare il potere ripartendoselo. Mutare il quadro politico è indispensabile al fine di rimettere al centro dell’attività di governo, in un momento di eccezionale difficoltà del paese, i provvedimenti che si impongono in base ai dati di fatto e alla necessità di pensare per prima cosa al cittadino alle prese con i suoi problemi di vita quotidiana. La convergenza che serve è quella del coraggio di concordare un programma preciso di indilazionabili scelte pubbliche di risanamento e poi di attuarle. Non è certo colpa dei piccoli se spesso i grossi non trovano questo coraggio da soli. Anzi, come dimostrano le vicende di questi giorni sul welfare e prima sulla finanziaria nella lettura al Senato, c’è voluta la determinazione politica dei tre senatori Liberaldemocratici per far mantenere al governo la rotta. Se si fosse seguita l’idea veltroniana – che ha il sapore stantio del conformismo dei gruppi autoreferenziali – e si fosse negato il diritto costituzionale di ciascun parlamentare di rispondere alla propria coscienza politica, le distorsioni del potere fine a sé stesso avrebbero fatto un ulteriore passo avanti.
Difendere le ragioni di ciascun eletto corrisponde ai fondamenti secolari della cultura parlamentare liberale. Ancora una volta si può vedere che una presenza autonoma dei liberaldemocratici è decisiva perché i liberaldemocratici sono fisiologicamente diversi da quella concezione politica di tipo leaderistico e plebiscitario oggi tanto di moda nei grossi partiti. E per questo ne sono l’antidoto più efficace.

