La nomina di Andrea Pirlo quale Commissario Tecnico della Nazionale di Calcio è nella bufera. E’ stata già criticata per un analogo motivo da tre esponenti politici di rilievo. Pina Picierno, vice Presidente del Parlamento Europeo, del gruppo Spazio Pubblico aderente a Renew Europe, lo ha fatto perché “Pirlo ha prestato ripetutamente il proprio prestigio a normalizzare il regime di Putin partecipando alla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata”. Carlo Calenda, segretario di Azione, perché “ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina”. L’on. Mauro Berruto, della Segreteria PD responsabile dello Sport, perché “il fatto che lo sponsor di Pirlo sia russo è un’aggravante”.
Inoltre, l’atleta olimpico ucraino Vladyslav Heraskevych – squalificato dal CIO per avere un casco commemorativo degli ucraini caduti in guerra – ha scritto sui social “oggi è stato uno degli attacchi russi più grandi. E oggi la leggenda del calcio italiano Andrea Pirlo è stato avvistato a Mosca accanto al calciatore russo Dzyuba, che sostiene apertamente la politica del Cremlino e l’uccisione di ucraini. È triste vedere le leggende dell’infanzia trasformarsi in falliti morali per i quali nulla è più prezioso dei rubli russi. Vergogna”. Pirlo ha già respinto le accuse definendole strumentali oltre che ipocrite e aprendo alla possibilità di risolvere il contratto con il bookmaker russo.
Qui non mi interessa sapere come si concluderà la vicenda dell’incarico Commissariale di Pirlo. Mi interessa ribadire che l’andazzo di mischiare alla politica il calcio o lo sport in generale, manifesta una concezione pubblica autoritaria. E quindi allarma parecchio i liberali.
Lo sport non si confondeva con la politica già nell’antichità, quando le guerre venivano sospese in concomitanza ai Giochi Olimpici. E al giorno d’oggi, dopo una maturazione secolare, è sempre più evidente in base ai dati sperimentali che la politica democratica è scegliere le cose da fare tra le proposte discusse, usando il voto dei cittadini individuo, e poi verificare le scelte sulla scorta dei risultati ottenuti. Con una tale procedura in cui ciascuno è coinvolto, aumenta la capacità di conoscere il mondo, di ampliare il produrre le risorse materiali indispensabili per il nostro esistere, di migliorare via via le condizioni del convivere. Perché l’essenza della vita sono la diversità e il cambiamento, cosa che vale per ogni cittadino vivente.
Pretendere che sport e politica siano uniformi, equivale a limitare la diversità riducendone le modalità espressive, a regredire quanto agli strumenti operativi e a voler tornare al seguire linee predeterminate per il futuro. Insomma significa nella sostanza negare la realtà e ricorrere al sogno di un dover essere prestabilito in mano a chi governa. Un modo innaturale di comportarsi, che al fondo resta statico, non evolve, aspira al passato, elude il fluire del tempo.
Mischiare sport e politica non è un vezzo trascurabile. Si può essere a favore o contro la scelta di Pirlo quale CT della nazionale per ragioni di tecnica calcistica. Esserlo perché Pirlo farebbe il gioco di Putin, contraddice i principi della libertà occidentale.

