Cronologia del Liberalismo da 4.13 fino a 4.15 b)

4.13  Il 1979, rilevanti cambiamenti fatti od avviati  – Fu un anno denso di avvenimenti internazionali, attesi e non, che lasciarono a lungo tracce profonde.  Dal Capodanno, gli Stati Uniti riconobbero la Repubblica Popolare Cinese come solo rappresentante della Cina. Presero anche atto  che la Cina riteneva l’isola di Taiwan parte del proprio territorio, però non lo  accettarono mai in modo esplicito. Anzi quattro mesi dopo vararono una legge di speciali rapporti con l’isola, che continueranno fino ad oggi.  
In Iran, due settimane dopo, a seguito delle proteste di piazza per la sua politica repressiva, lo Scià Reza Pahlavi andò in Egitto ufficialmente per curarsi, senza far mai ritornare. Le conseguenti manifestazioni di giubilo (insieme alla scarsa lungimiranza dei paesi occidentali), aprirono la strada ad inizio febbraio per il ritorno da Parigi, dell’ayatollah Khomeini. Si attivò un processo rivoluzionario che portò in breve alla nascita della Repubblica Islamica, la quale da allora divenne progressivamente il fulcro del fondamentalismo religioso musulmano nel mondo.  
In Portogallo , ove il governo Soares aveva avanzato nel marzo ’77 la richiesta di entrare nella CEE, erano iniziate serrate trattative sull’adesione, assistita anche da aiuti finanziari. Nel corso delle trattative, durante il ’79, vennero accordati periodi di transizione a favore dell’industria lusitana.
In vista delle prime elezioni europee fissate a giugno, in Italia, durante l’inverno la novità di maggior rilievo fu la decisione del PRI, voluta con forza da La Malfa, di far parte del gruppo liberale al Parlamento Europeo. Fu una decisione molto sofferta della direzione PRI divisa a metà, e non digerita fino in fondo nella base tradizionale  anche negli anni successivi .
In Gran Bretagna, proseguiva il Governo Callaghan, laburista di minoranza con l’appoggio esterno del Liberal Party. In quei mesi, il Governo era alle prese con forti malcontenti sindacali e fitti scioperi, che lo indussero a convocare ai primi di  maggio le elezioni anticipandole di qualche mese.
A fine gennaio, in Italia, il Congresso del PLI confermò Zanone a larga maggioranza (il 70%) e costituì la nuova minoranza, Autonomia Liberale, capeggiata da Costa e comprendente buon parte della vecchia Libertà Nuova.  Non Malagodi, che si sganciò e  si mantenne al di sopra delle parti (comprovando che, a parte alcuni errori di cui era stato personalmente responsabile,  era rimasto prigioniero dei molti colleghi di corrente più conservatori del consentito ai liberali). Venne anche modificato lo Statuto che passò al proporzionale con soglia. L’on. Bozzi divenne il nuovo Presidente, mentre fecero parte della Segreteria, Biondi , Altissimo e il Segretario della GLI Patuelli, forte di notevoli successi elettorali nelle scuole e nelle Università.  La linea di Zanone fu chiedere “una maggioranza di forze democratiche europee, socialisti, liberali, cristiani, per una formula nuova di correzione delle egemonie DC e PCI” .
Nella CEE  il sistema dei prezzi condivisi nella comune politica agricola, era stato sempre più compromesso dai disordine introdotti dalla crisi del petrolio. Al fine di riportare ad un equilibrio , a fine autunno ’78 si era adottato un rimedio, il Sistema Monetario Europeo (in Italia il Parlamento votò  a favore, con il Sì di  DC, PSDI, PRI, PLI ,  astenuto PSI, contro il PCI che vedeva allontanarsi la logica dell’eurocomunismo e con essa del considerare essenziale il ruolo dei comunisti).  Il rimedio SME divenne operativo dal  il 13 marzo del ’79. Lo SME. Si fondava  su  tassi di cambio che mantenevano entro un intervallo ristretto le oscillazioni delle valute. A tal fine adottava  l’ECU (una  unità di conto virtuale fatta dalle monete dei paesi membri) di bande di oscillazione del 2,25%,  in più o in meno (o del 6% nel caso della lira). Lo SME porterà a frequenti riallineamenti  valutari ma funzionò per anni.
Intanto, il 1° marzo del  ’79 si tennero le elezioni generali in Spagna – le prime con la nuova Costituzione – in cui venne confermata la maggioranza relativa del Governo Suarez con la sua Unione di Centro Democratico, UCD. Proseguì il Governo di minoranza, con i socialisti all’opposizione, e un periodo di stabilizzazione della democrazia spagnola.
Il 26 marzo 1979 si verificò l’evento della firma del Trattato di Pace tra Egitto ed Israele, sottoscritto  da Anwar Sadat  e  da Menachem Begin. A parte l’immediato scambio previsto nel Trattato –  riconoscimento reciproco e  restituzione del Sinai all’Egitto – , fu un passo storico  con l’ingresso  degli strumenti di ragionevole realismo della libertà nella contrapposizione tra mondo ebraico e quello musulmano segnata dal fanatismo dell’integralismo religioso del secondo. Purtroppo, anche se era ovvio prevederlo,  i problemi risolti furono molti ma non bastarono a battere il revanscismo integralista, che imperterrito proseguì con i suoi metodi violenti nelle idee e nella fisicità.
All’alba del 28 marzo, in Pennsylvania, la centrale nucleare di Three Mile Island ebbe un guasto banale e rilasciò gas radioattivi.  Al momento non vi furono conseguenze tragiche ma sorsero, a cominciare dagli Stati Uniti e via via nel mondo, numerosissimi movimenti di protesta contro l’uso della tecnologia nucleare in campo civile, che in pratica ne bloccarono lo sviluppo per decenni. In particolare, in Svezia, l’evento indurrà il Governo monocolore a convocare per l’anno successivo un referendum consultivo che desse indicazioni in merito a tre opzioni. Cessare l’espansione nucleare restando con massimo una dozzina di reattori fino al termine del loro ciclo economico; smantellare con gradualità gli impianti trasferendone la proprietà alla parte pubblica; abbandonare il nucleare entro dieci anni.
La crisi in Italia del Governo Andreotti IV si protrasse per circa due mesi e finì con il reincarico ad Andreotti, che formò il suo quinto governo  in coalizione solo con PRI e PSDI. Tuttavia,  a fine marzo in Senato, Andreotti non ottenne la fiducia per un voto. Il Presidente Pertini sciolse le Camere ed indisse le elezioni a giugno.
I primi di aprile, in Belgio, dopo le elezioni tenutesi nel dicembre precedente, si insediò il nuovo governo presieduto da Wilfried Martens, Popolare Cristiano fiammingo, sostenuto da un’ampia coalizione tra Cristiano-Sociali e Socialisti , che si impegnò a realizzare le riforme istituzionali rese indispensabili per fronteggiare le divisioni tra fiamminghi e valloni.
Poco più di un mese dopo, all’inizio di maggio, nelle urne inglesi ci fu un’alta affluenza, di cui beneficiarono quasi del tutto i  Conservatori, i quali guadagnarono intorno a tre milioni di voti e la maggioranza assoluta dei seggi. I Laburisti di Callaghan persero in percentuale e in seggi mentre il Liberal Party ebbe due eletti in meno. Divenne Premier  il Capo dei Conservatori, Margaret Thatcher. Fu la prima donna Premier. L’avvento della Thatcher avviò in campo economico una robusta svolta  verso il libero mercato, però non supportata da norme civili più aperte nella convivenza.
Negli stessi giorni, in Austria le elezioni furono vinte dal Cancelliere Socialista Bruno Kreisky in carica da nove anni che ottenne un po’ più della maggioranza assoluta in un quadro di alta affluenza alle urne. Detto in modo sintetico, la linea del Governo era quella della neutralità in politica estera e in quella interna dell’espansione dello stato sociale, resa possibile da una situazione economica assai solida e da una piena occupazione .
A fine maggio ’79 venne firmata l’adesione alla CEE della Grecia, che divenne il decimo paese membro. Un’adesione fortemente voluta dal Governo Karamanlis , con l’opposizione di quasi tutti i  Socialisti e i Comunisti, per giungere ad irrobustire la stabilità e la crescita. Venne previsto un quinquennio di transizione verso la totale integrazione.
Sempre a fine maggio, terminarono in Canadà i 18 anni di governo del liberale Pierre Trudeau. Di fatti il Partito Liberale arrivò largamente primo nel voto popolare, ma fu sconfitto negli eletti dai Conservatori, 136 contro 114. Il nuovo Governo dei Conservatori non aveva però la maggioranza in Parlamento (c’erano anche 26 del Nuovo Partito Democratico). E fin dai primi giorni se ne colse la fragilità-
In Italia, mentre  proseguivano i disordini e le violenze, si arrivò  alle elezioni anticipate i primi di giugno. Nel PLI si verificò una mossa improvvisa del Segretario, del tutto solitaria (tutti i maggiori esponenti del vertice PLI si dissero contrari) e foriera di significative conseguenze politiche nel quindicennio successivo. Decise di candidare a Milano Egidio Sterpa. Una candidatura su cui vale la pena di soffermarsi. Sterpa, un giornalista ultraconservatore, all’inizio dei ‘50 membro della Legione Nera, arrestato nel ’51 con Rauti, era stato a lungo esponente DC a Milano che non lo candidò per due volte nonostante lo avesse già deciso la Direzione provinciale. Appena entrato nella lista PLI, Sterpa dichiarò : “Mi ero inserito nelle liste DC allo scopo di condurre dall’interno da indipendente, una azione di opposizione ad ogni compromesso”. Per lui, dunque, il “compromesso” era la presenza del PCI nell’area di governo, mentre il problema politico DC era talmente irrilevante da tentare di intrupparsi sotto le sue bandiere. Giudizio opposto alla costante linea del PLI: il compromesso era un “passo a due” , le soluzioni liberali erano alternative a quelle comuniste, ma la DC era la prima responsabile della crisi italiana. Nel complesso, candidare Sterpa assai preoccupante sotto il profilo di una prospettiva del PLI di una politica aperta non basata sull’anticomunismo.
Alle urne  ci fu un lieve calo della DC, un notevole arretramento del PCI (meno 4% e meno 27 deputati alla Camera), lievi aumenti del PSI , del PSDI e del PRI e uno consistente del Partito Radicale. Il PLI riprese quota, riportando il 1,9% (nove deputati e due senatori) tendenza che sarà quasi raddoppiata la settimana seguente alle prime elezioni europee , il 3,6% e tre parlamentari. La settimana dopo, il 10 giugno, si svolsero le elezioni per il Parlamento della CEE con un’affluenza di quasi i due terzi. Primo partito risultò quello Socialista (il 27,5% con 113 eletti) , seguito dal Partito Popolare ( poco oltre il 26 % con 107 eletti), dai Conservatori (15% e 63 eletti), dai Comunisti (il 10,7 e 44 eletti), dai Liberali (9,7% e 40 eletti) ed altri piccoli gruppi.
A metà luglio, il Parlamento CEE elesse Presidente alla seconda votazione con tre voti oltre la metà dei votanti la liberale francese Simone Veil , sopravvissuta dei campi nazisti, sostenuta, oltre che dai liberali, dai popolari e dai conservatori. Nel discorso di investitura, la Veil ricordò che l’Europa aveva di fronte tre sfide fondamentali. La fragile pace che era la risorsa più importante. La libertà di cui gode l’Europa circondata da regimi in cui prevale la forza bruta e di cui l’Europa aiuterà il rafforzamento poiché “la libertà è un valore troppo spesso non colto finché non è perduta”. E infine, la grande sfida della prosperità, che vede i livelli di vita sconvolti da ampie crisi quali la crisi petrolifera.
Qualche tempo dopo, in Italia, venne varato un nuovo Governo (da cui venne escluso il PCI) presieduto da Cossiga, DC,  con i voti della DC, del PSDI e del PLI ma con l’astensione del PSI e del PRI, dunque con il sostegno del pentapartito. Il PLI ebbe due Ministri, Valitutti all’Istruzione ed Altissimo alla Sanità.
In Svezia, a metà settembre, vi furono le politiche. Di nuovo vinse il terzetto del Partito Moderato, del Partito di Centro e dei Liberali, che ottennero un’incollatura più della metà degli eletti (forte aumento dei Moderati, ancor più forte regresso del Centro e meno uno dei PopolarLiberali) rispetto ai Socialdemocratici e dell’altro Partito della Sinistra (che guadagnarono rispettivamente due e tre seggi). Tornò primo Ministro il centrista Thorbjorn Falldin, mentre i Liberali ebbero il Vice, che era anche agli Esteri, il Bilancio, l’Istruzione, il Lavoro, la Casa.        
Nell’ottobre 1979, va segnalato che in Germania alle elezioni regionali di Brema, una lista ambientalista Verde ottenne un seggio. Fu la premessa della nascita del Partito dei Verdi l’anno successivo.
Ad inizio novembre, si verificò a Teheran un evento che al passar dei mesi produsse conseguenze decisive innanzitutto nella politica USA. Di fatti, studenti  islamici assaltarono l’ambasciata americana e presero in ostaggio oltre cinquanta diplomatici e molti cittadini americani.  Emerse ben presto l’impaccio del Presidente Carter nel costruire una risposta credibile ed efficace da parte degli Stati Uniti. Del resto non fu un impaccio esclusivamente americano. In generale, su questo tema iniziò a manifestarsi il gravissimo errore compiuto dalla politica Occidentale, quando, fin da nove mesi prima, aveva equivocato nel profondo circa le conseguenze della caduta dello Scià. Aveva giudicato in termini positivi il ricupero di una maggiore autonomia della società civile iraniana , senza riflettere abbastanza che un simile recupero non avveniva all’insegna di una crescita in quel paese dei meccanismi della libertà, bensì di una crescita tumultuosa del peso della cultura fondamentalista religiosa in netto contrasto con l’essenza della libertà civile e con i suoi insegnamenti. Al passar del tempo tale errore si rivelò sempre più pericoloso. Aumentò nel mondo intero la minaccia del fondamentalismo religioso con le sue pretese fanatiche contro i diversi.
A dicembre 1979 , la Nato , spinta dal Cancelliere tedesco – in risposta al dispiegamento due anni prima dei missili balistici SS-20 da parte dell’URSS che potevano raggiungere tutte le più grandi città d’Europa –,  decise  di dispiegare  gli euromissili in alcuni stati dell’Europa occidentale e al tempo stesso di avviare negoziati sul controllo degli armamenti tra Stati Uniti e URSS, Gli euromissili entrarono materialmente in funzione quattro anni dopo.
In Canadà, a soli sei mesi dall’entrata in carica, il Governo Conservatore venne sfiduciato a metà dicembre ’79 in un voto sul  bilancio che prevedeva un forte aumento delle tasse sulla benzina. Di conseguenza, vennero convocate nuove elezioni nel tardo inverno dell’anno dopo .
Negli ultimi giorni dell’anno, in Asia l’URSS invase l’Afghanistan per sostenere il Partito comunista locale  minacciato dalla guerriglia dei Mujaheddin sostenuta dagli americani e dalla  montante influenza in Iran dei cambiamenti favorevoli all’Islam. Tuttavia, in pochi mesi, l’invasione si rivelò una mossa azzardata. 
 
4.14   I  paesi Occidentali del Pacifico. Una Cronologia essenziale  del Liberalismo non può non comprendere anche le vicende dell’area del Pacifico, che include l’Australia, la Nuova Zelanda, Papua e le altre numerosissime isole (qualcosa come trentamila), nel complesso  denominata Oceania. Sono territori facenti parte, a pieno titolo. dell’atmosfera liberale dell’Occidente
4.14  a) Fino al XIX Secolo – La storia dell’Oceania iniziò nel ‘600 con gli sbarchi di navigatori olandesi prima in Australia e successivamente in Nuova Zelanda.  Solo nella seconda parte del secolo successivo,  le esplorazioni dell’inglese Cook fecero capire che l’Oceania non era , come  si pensava all’epoca, un grande continente unico e iniziarono a stabilire  un legame formale con il mondo europeo. Prima  nel 1769 e nel 1770 , Cook entrò in contatto con la Nuova Zelanda e con la costa orientale dell’Australia, mettendola subito sotto il possesso della Corona Britannica. Otto anni dopo, una flotta inglese sbarcò nella Baia di Sidney e fondò una prima colonia penale. Si comprese che si trattava di un. vero Continente (con una superfice pari ai tre quarti di quella dell’Europa) e venne avviata la sottomissione delle popolazioni aborigene.
Durante il secolo successivo, la Gran Bretagna – che insieme al controllo degli Stati Uniti aveva perso i territori dove far scontare le pene dei suoi rigidi tribunali – scelse l’Australia quale territorio di prigionia (perché la popolazione indigena era in stato  di plurisecolare arretratezza e dunque non in  grado di organizzare una resistenza) e ne completò l’occupazione dividendola in una decina di grandi colonie penali (attorno ad una centrale), nelle quali deportava gran parte di coloro che violavano la legge.  Sia le condizioni della lunghissima traversata dall’Inghilterra che quelle delle colonie penali , erano davvero ai limiti della sopravvivenza, tanto che tra i condannati erano altissime le percentuali delle vittime. Chi sopravviveva veniva per lo più fatto lavorare per i coloni liberi e, anche restando nella colonia penale, quasi sempre messo in libertà vigilata. Nel complesso in tempi abbastanza contenuti i condannati godevano di una certa libertà prima del fine pena e poi divenivano liberi, però, nella maggior parte dei casi, non potevano rientrare in  Inghilterra.
In Nuova Zelanda , composta da due isole ad est dell’Australia e da alcune altre minori – nell’insieme  aventi una superfice  simile a quella dell’Italia – non c’erano colonie penali. Però esisteva una popolazione di indigeni guerrieri, i Maori.  con i quali – nel periodo successivo al 1840 quando venne firmato un  un Trattato e la Corono  Inglese divenne  formalmente sovrana  – furono combattute varie guerre prima della pacificazione.  Dal 1865 si insediò il Parlamento della Nuova Zelanda, che espresse presto politiche aperte, arrivando poi nel 1893 ad essere il primo al mondo a riconoscere il voto alle donne  A nord dell’Australia, , l’isola di Papua Nuova Guinea, grande circa tre volte l’Italia, era stata inizialmente colonizzata dagli olandesi e in seguito suddivisa in due, con la parte occidentale restata agli olandesi e quella orientale spartita tra gli Inglesi e i tedeschi. Le rimanenti isole dell’Oceania, decine di migliaia, raggruppabili in tre grandi zone, Melanesia, Micronesia e Polinesia,  nell’insieme erano grandi poco meno dell’Italia.
Le tipologie istituzionali degli Stati inclusi nell’Oceania, erano diverse tra loro, ma rientravano tutte nell’area politica culturale dell’Occidente,  seppure appartenenti a diversi paesi, quelli citati fino a qui e quelli nell’area della Francia (in particolare la Polinesia francese comprendente Tahiti e Bora Bora, nonché la Nuova Caledonia) e degli Stati Uniti (tipo le Hawaii , che nel secondo novecento  finiranno per divenire uno Stato USA, Guam e una serie di altre isole più o meno note).
4.14  b) Prima metà del XX Secolo – Il 1901 portò importanti  novità nelle isole del Pacifico. A cominciare dalla legge votata  dal Parlamento britannico il luglio precedente, in base alla quale  le colonie  penali dell’Australia si federarono entrando a far parte del Commonwealth, conservando robusti legami con la Gran Bretagna (il vertice rimase la Corona di Londra, la quale nominava un. Governatore Generale come suo rappresentante nel sistema parlamentare australiano) , ed avviando un progressivo processo di autonomia, che sei anni dopo portò l’Australia ad ottenere il ruolo di Dominion.
Nella primavera seguente, le elezioni dettero la  maggioranza relativa ai Protezionisti che governarono con l’appoggio dei Laburisti Nel dicembre dello stesso 1901 era entrata in vigore l’Immigration Restriction Act che, estendendo le leggi preesistenti nelle colonie penali,  consentì ai britannici di migrare in Australia  ma limitò tutte le altre migrazioni a partire da quelle asiatiche (fu adoperato un difficilissimo test linguistico di ingresso). In pratica venne stabilito che dovevano esserci dieci immigrati britannici per ogni immigrato non britannico. Insomma  l’Australia promuoveva uguali diritti e opportunità per ogni cittadino, ma applicava il principio solo ai cittadini ritenuti  desiderabili . Questa linea rimase salda per lunghissimo tempo.  
 Nel decennio successivo, non essendoci una maggioranza parlamentare certa, vi furono vari governi dei Protezionisti (con l’appoggio dei laburisti), poi dei Laburisti , poi del Libero Commercio. In seguito , vi fu un accordo antilaburista dei Conservatori e del Libero Commercio (liberali). All’inizio degli anni ’10, i Laburisti ottennero la maggioranza  e formarono il primo governo da soli, ma si spaccarono all’inizio della Prima Guerra Mondiale (sulla coscrizione obbligatoria) e i loro espulsi governarono per cinque anni con una maggioranza nazionalista. I Nazionalisti poi   governarono insieme ai Rurali fino al termine  degli anni ’20 quando si affermarono i Laburisti. Il loro governo superò appena i 24 mesi perché sconfitto alle elezioni  a fine del ‘931 dal neo costituito  Partito dell’Australia Unita formato dai Nazionalisti e dai laburisti fuoriusciti  a causa soprattutto del massimalismo in economia . In quell’anno anche l’Australia, come tutti i Dominions inglesi, acquisì la piena libertà di legiferare a prescindere dalle leggi inglesi.  Il Partito Australia Unita governò durante tutto il decennio  (anche con l’appoggio del Country Party) riportando il paese alla stabilità mediante la riduzione della spesa pubblica. Una politica che  un poco alla volta funzionò e venne confermata anche dai governi seguenti a cavallo del 1940. Con la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna alla Germania, all’inizio settembre del ’939,  l’Australia si affiancò agli inglesi.                                  

Nell’autunno del 1941, si ruppe la ridotta maggioranza in appoggio alla coalizione guidata  dall’Australia Unita e tornarono al governo i Laburisti con il loro leader Curtin. I primi di dicembre il Giappone attaccò Pearl Harbor allargando la guerra al Pacifico. L’Australia entrò in guerra contro il Giappone e divenne un alleato strategico degli Stati Uniti, affidando ad un loro generale il comando dell’esercito australiano nel Pacifico e richiamando in patria i soldati impegnati su fronti esteri (anche perché il Giappone effettuò attacchi diretti in Australia, sotto forma di bombardamenti). Durante gli anni del conflitto, Curtin risultò un efficace uomo di governo , fin quando nel luglio del 1945, alla vigilia della sua conclusione, rimase vittima dei suoi preesistenti disturbi cardiaci.
Il Governo dei Laburisti proseguì (avevano vinto le elezioni  due anni prima) ma nel frattempo, nel 1944,  Robert Menzies  che era stato Primo Ministro con Australia Unita tra la primavera del ’39 e l’estate del ’41 – aveva ricostituito il Partito Liberale che si era ridotto ai minimi termini. Peraltro la nuova  formazione politica venne sconfitta alle elezioni di fine ‘946 e i Laburisti mantennero il Governo. Tuttavia, ben presto emersero le loro effettive intenzioni politiche, a cominciare dalla nazionalizzazione delle banche private  Così il dibattito politico finì per  concentrarsi  sulla volontà del Governo di controllare l’economia (che si manifestava nel voler mantenere le restrizioni seguenti al periodo bellico) e sempre più – specie alla luce della situazione internazionale – sul come combattere il comunismo in forme più morbide.
Nel medesimo cinquantennio, in Nuova Zelanda i Governi, fino  a metà degli anni ’30 , furono dominati per lo più dal Reform Party e dal Liberal Party (nel 1925 allargatosi all’Union Party), moderati ben visti dagli agricoltori mentre successivamente , dopo il  propalarsi della Grande Depressione, videro l’avvento del Partito Laburista.  L’azione dei Governi moderati fu caratterizzata  dal privatizzare le terre, dallo sviluppare le infrastrutture specie quelle su ferro e quelle dell’energia idroelettrica . Per fronteggiare  la Depressione, i moderati scelsero la via dell’austerità  contenendo  il peso salariale  e questo alienò l’appoggio dei lavoratori portando alla sconfitta alle elezioni a fine anno 1935. La vittoria dei Laburisti fu netta, con oltre il 60% dei seggi.  Si formò il primo Governo Laburista di Savage che avviò una politica pubblica interventista per fronteggiare la Grande Depressione.  Venne  varato un robusto programma  di edilizia popolare , furono fissati prezzi minimi per  i prodotti agricoli,  sottoposto a controllo pubblico il settore caseario,  ridotta a 40 ore la settimana lavorativa, stabilita obbligatoria l’iscrizione dei lavoratori  ai sindacati, resa un ente statale la Reserve Bank dando allo Stato il controllo diretto della politica monetaria. Nello stesso  periodo, vi fu l’unificazione dei due partiti moderati Union e Reform nel New Zealand    National Party,  unificazione che trasformò il sistema politico in bipartitico. Negli anni successivi, mentre prendeva corpo il suo stato sociale, la Nuova Zelanda affiancò la Gran Bretagna nell’entrare nella Seconda Guerra Mondiale.
Nel luglio 1940, all’improvviso morì il Premier Savage e venne sostituito da Peter Fraser , che continuò nella politica interventista e nell’impegno bellico, Alla fine del 1943 i Laburisti arretrarono ma conservarono la maggioranza degli eletti rispetto al  National Party , pur in netta crescita. Negli anni seguenti, il Governo Fraser mantenne le alleanze con Gran Bretagna e Stati Uniti (giungendo peraltro ad una piena indipendenza nell’ambito del Commonwealth)  prendendo parte alla nascita delle Nazioni Unite. Sul piano interno,  allargò lo Stato Sociale mediante l’Universal Family Benefit  , varò l’Atto per il Progresso Maori , il salario minimo garantito . Peraltro, con il passar del tempo, il razionamento e i diffusi controlli statali spinsero sempre più  al declino del consenso.
Negli anni ’40, le vicende dell’Isola di Papua – sia nella parte orientale in mano australiana che in quella occidentale in mano olandese – furono caratterizzate dalla cruente e lunga occupazione da parte dei giapponesi . Soprattutto la parte australiana divenne teatro  di importanti e famosi scontri bellici nel quadro della Seconda Guerra mondiale nel Pacifico. Dopo i primi anni dalla conclusione del  conflitto, la Papua australiana – parzialmente tutelata dalle Nazioni Unite arrivò all’unificazione amministrativa definitiva nel 1949. La parte olandese finì, durante il medesimo periodo, per essere percorsa dalle dispute di possesso tra gli Olandesi e la neonata Repubblica di Indonesia.
Eccetto per quasi tutte le Isole maggiori,  gran parte dell’Oceania venne rapidamente occupata dalle truppe giapponesi (oltre  la Micronesia già amministrata dal 1919 su mandato della Società delle Nazioni). Altrettanto sollecita fu però la controffensiva  degli Stati Uniti (soprattutto) e dell’Australia. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale in specie gli USA conservarono una forte presenza militare. In ogni caso, i grandi mutamenti indotti dalle operazioni  di guerra, promossero  il crescere della coscienza politica tra le popolazioni locali, che avviò il processo di  decolonizzazione iniziato un ventennio dopo.  
4.14  c) Seconda metà XX Secolo, fino al termine anni ‘970 –  Nel 1949 le due elezioni in Australia e in Nuova Zelanda dettero entrambe risultati di fondamentale svolta politica   con la sconfitta dei Laburisti in ambedue i paesi.   
In Australia vinse il Liberal Party di Robert Menzies dando inizio al Governo di coalizione  con il Country Party presieduto dallo stesso Menzies.  Questo Governo invertì la  precedente linea socialista di centralismo statale (tipo la nazionalizzazione delle Banche nel 1947, pur dichiarata incostituzionale l’anno successivo dall’Alta Corte)   focalizzandosi  sulla libera impresa, sulla libertà individuale. Quindi promosse una politica di ampia immigrazione (che  negli anni andò oltre i due milioni di individui, principalmente dall’Europa), di aiuto all’accesso all’istruzione superiore, di ampliamento degli studi universitari (raddoppiando negli anni il numero degli Atenei) e di una decisa azione anticomunista coerente con la collocazione internazionale. Che sarà sempre quella dell’alleanza stabile, pure militare, con la Gran Bretagna  e con gli USA , tendente nel tempo ad orientarsi in specie su questi ultimi (l’Australia prese parte alle guerre di Cora e in Vietnam). Vennero al contempo introdotte agevolazioni mediche ed ospedaliere nonché sussidi familiari. Non furono mai  trascurati gli accordi commerciali con il Giappone. Nel 1962 fu deciso il diritto di voto federale alle etnie indigene. Robert Menzies vinse di fila ben sette elezioni. Nel gennaio del 1966 , non intendendo ripresentarsi alle elezioni di fine anno perché affaticato e settantaduenne, Menzies si dimise e il Partito Liberale scelse quale successore il collega e tesoriere federale Holt, che proseguì con la medesima coalizione Liberali – Country  e ancora una volta vinse a mani basse al voto del dicembre.      
Tornando al 1949 , anche in Nuova Zelanda alle elezioni vennero sconfitti i Laburisti  e per la prima volta prevalse  (di circa sei punti) il Partito Nazionale moderato  guidato da Sidney Holland. L’indirizzo politico fu opposto a quello laburista, pur senza smantellare la struttura istituzionale di  sostegno alle famiglie da loro introdotta. Di fatti, il Governo Holland  adottò il criterio dell’iniziativa privata, della libertà individuale ed in genere dell’affidare ai privati la produzione, la  distribuzione e gli scambi, ponendo fine alla crescita della burocrazia pubblica.
Insieme, il Governo abolì la Camera Alta e fece della Nuova Zelanda un sistema monocamerale. Nel 1951, sostenne una controversia molto forte sui porti costellata di scioperi , che fu l’origine di elezioni anticipate da cui il Governo  uscì con più eletti. La Nuova Zelanda fece parte fin dall’inizio delle forze ONU nella Guerra di Corea. Nel periodo le condizioni economiche del paese continuarono a migliorare e alle elezioni successive nel 1954 la coalizione maggioritaria venne confermata anche se ottenendo meno voti e seggi (un 10% fu preso dal Social Credit, un nuovo partito che non ebbe eletti). Il Governo Holland proseguì nella sua linea , dinamica all’interno  ed anche di consolidamento delle alleanze con i paesi dell’occidente. Soprattutto con la Gran Bretagna, al cui fianco restò durante la crisi di Suez. Proprio durante quei giorni, Holland ebbe in ufficio dei gravi problemi circolatori , che non affrontò subito scegliendo di restare al lavoro. Non si riprese mai del tutto  dai disturbi e nell’estate 1957, si dimise poco prima delle elezioni, sostituito da Keith Holyoake.
La sostituzione forzata e dalle incerte conseguenze, si congiunse alle mirabolanti promesse elettorali dei laburisti, imperniate su uno sconto fisso da praticare sulle imposte, determinando il loro prevalere di un soffio per soli 2 seggi, con il leader Nash. Peraltro il Governo Nash , che puntava a riprendere una politica di agevolazioni sociali, si trovò a dover fronteggiare il  crollo dei prezzi nelle esportazioni dei prodotti agricoli che provocò il fortissimo ridursi delle riserve. Di conseguenza il Governo introdusse elevate imposte su diversi beni di uso comune. Al tempo stesso, il Governo, pur volendo conservare l’alleanza, si oppose ai test nucleari francesi nel Pacifico. Tutti questi fattori minarono la popolarità dei Laburisti, che vennero sconfitti alle successive elezioni in modo netto.
I moderati del Partito Nazionale di Keith Holyoake ottennero quasi il 58% dei suffragi e ripresero  la loro politica riportando negli anni successivi un notevole successo economico, riuscendo a modernizzare le istituzioni, a contenere lo statalismo, ad avviare il sostegno pubblico ai cittadini Maori e ad introdurre (primo stato al di fuori della penisola scandinava) la figura del Difensore Civico. Il Governo dei moderati venne confermato  nelle  due successive elezioni e mantenne, nonostante la contrarietà dei Laburisti, le truppe neozelandesi in Vietnam a fianco degli Stati Uniti.
Nell’isola di Papua, nel medesimo periodo degli anni cinquanta fino al 1966, la situazione politica sviluppò i caratteri preesistenti. Nella Papua Occidentale gli olandesi mantennero il controllo fino al 1961 anche se arrivando allo scontro armato con la Repubblica dell’Indonesia. Nel 1962 , con la mediazione USA,  venne trovato l’accordo per il passaggio a una temporanea amministrazione dell’ONU prodromica all’ingresso amministrativo  dell’Indonesia nella primavera  del 1963.  Nella Papua Orientale , l’amministrazione fiduciaria dell’Australia unificò la gestione delle due zone territoriali, il Territorio di Papua e Nuova Guinea, e al tempo stesso avviò una cauta apertura politica , iniziando anche a porre le basi per arrivare in seguito agli organi rappresentativi locali.
Tra i primi anni ’50 e la metà degli anni ’60, le altre isole dell’Oceania, più piccole ma numerosissime, vissero una fase di transizione dal dominio coloniale a forme di autogoverno, fase che si svolse procedendo con modalità istituzionali sotto il sostanziale controllo di USA, Gran Bretagna e Francia, assistite dalle due grandi realtà dell’Oceania, l’Australia e la Nuova Zelanda.  In specie la Micronesia e le Isole Marshall vennero utilizzate quale luogo per sperimentare le armi nucleari. Il punto di svolta effettivo avvenne nel 1960 quando l’ONU votò la Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai Paesi e ai popoli coloniali, che in tempi abbastanza solleciti venne seguita nelle dipendenza nel Pacifico da tutti eccetto la Francia  che estese la cittadinanza ma non aprì alle istanze indipendentiste proprio perché necessitava di siti nucleari. In ogni caso, nel 1962 le Samoa Occidentali divennero il primo stato polinesiano a ottenere l’indipendenza. Fu l’inizio dell’applicare il diritto all’autodeterminazione.   
Riprendendo l’esame della  politica australiana, va ricordato che il premier liberale Holt , vinte le elezioni di fine ‘966 , iniziò a ridurre la pratica dell’Australia Bianca sia concedendo l’ingresso a lavoratori qualificati non europei , seppur in  numero limitato, sia  riducendo i tempi per avere la cittadinanza. australiana (solo cinque anni). In politica estera confermò l’impegno militare in Vietnam. Purtroppo a dicembre ‘967, Holt annegò in un Parco nazionale ad un centinaio di chilometri da Melbourne. Dopo di allora, ci furono alcuni governi sempre guidati da esponenti liberali , tuttavia sempre più divisi all’interno.  Così, alle elezioni del dicembre ‘972, prevalsero dopo un quarto di secolo i Laburisti di  Whitlam, senza però controllare il Senato. Il Governo Whitlam subito completò l’opera del predecessore Holt nel ridurre la linea dell’Australia Bianca (ponendovi definitivamente termine) mentre la ribaltò nel ritirare le truppe australiane dal Vietnam, nel riconoscere la Cina e nell’adottare una serie di misure proprie dell’indirizzo socialista, come istituire il servizio sanitario universale, abolire la leva obbligatoria e rendere gratuita l’istruzione universitaria.
Mentre stava aumentando la spesa pubblica, inaspettatamente il Governo Laburista si trovò a dover fronteggiare due grandi novità. Nel 1973 , la Gran Bretagna entrò nella CEE e ciò provocò la fine delle notevoli agevolazioni riservate all’export dell’Australia. Contemporaneamente, in conseguenza della crisi energetica del petrolio  verificatasi negli stessi mesi, l’inflazione , da circa il 2% nei primi due anni del decennio , crebbe in pochi mesi ad oltre il 15%  facendo aumentare i prezzi. Allora i fortissimi sindacati australiani pretesero ed ottennero degli aumenti salariali  intorno al 20% , avviando una rincorsa prezzi-salari che minò la competitività delle imprese (da qui un’ondata di chiusure di fabbriche) e un forte aumento della disoccupazione. La Banca Centrale alzò i tassi di interesse e progressivamente la reazione dell’opinione pubblica divenne molto forte.
Nella prima metà autunno 1975, la coalizione di minoranza guidata da Malcolm Fraser (Liberali e National Country) al Senato dove era maggioranza, si rifiutò di votare le leggi proposte a meno che il Governo  indicesse le elezioni per il rinnovo della Camera. Il Premier Whitlam negò che il Senato potesse  far cadere un governo in maggioranza alla Camera bassa e si recò dal Governatore Generale, rappresentante della Regina, chiedendogli di indire nuove elezioni per il solo Senato. Il Governatore Generale, bocciata la tesi costituzionale  del Premier Whitlam e la richiesta conseguente, lo destituì sostituendolo con il leader dell’opposizione. Il nuovo Governo Fraser in pochi giorni sbloccò l’iter legislativo e convocò le elezioni anticipate per l‘otto dicembre.
I Laburisti , increduli che i legami con la lontana Gran Bretagna non avessero riconosciuto la per loro evidente prospettiva socialista cui era destinata l’Australia, impostarono la campagna su slogans a piena conferma di tale idea. La coalizione dei Liberali e del Country si concentrò sulla critica dei pessimi risultati  economici, occupazionali, amministrativi del Governo  Whitlam e sostenne la necessità di promuovere la stabilità mediante la ripresa economica e il ritorno ad un modo di vivere centrato sulle esigenze quotidiane. L’episodio emblematico di quella campagna fu lo sciopero dei giornalisti del gruppo editoriale Murdoch. Visto il clima, pressoché tutti i gruppi editoriali avevano invitato i rispettivi redattori a mantenersi rigorosi nel dare le notizie. I giornalisti del gruppo Murdoch scioperarono perché The Australian, la testata principale del gruppo, pubblicava duri editoriali contro il Governo Whitlam. La linea della campagna e l’atmosfera creata dallo sciopero dei giornalisti, portarono ad una sonora sconfitta elettorale dei Laburisti. La Coalizione Liberali-Country superò i Laburisti ottenendo più di cinquanta seggi di vantaggio (il guadagno fu quasi tutto dei liberali).   
Il nuovo Governo Fraser dovette fronteggiare la crescente inflazione e la disoccupazione, cosa che lo obbligò a mantenere i livelli fiscali esistenti, però rimosse certe riforme laburiste costose e poco efficaci , iniziando dalla assicurazione sanitaria gratuita, rilanciò le attività imprenditoriali e in tempi contenuti riuscì a raggiungere risulti economici assai positivi.  Alle elezioni di tre anni dopo, il Governo Fraser venne confermato con quasi gli stessi eletti. Continuò ad appoggiare il Commonwealth nell’impegno a superare l’apartheid in Sud Africa e nel 1978 riconobbe l’annessione di Timor Est all’Indonesia (non riconosciuta dall’ONU) al tempo stesso dando asilo politico ai rifugiati timoresi.    
In Nuova Zelanda, il Premier Holyoake proseguì nella politica che ho descritto sopra. Finché, cogliendo un logoramento dell’esecutivo dopo un decennio a causa del continuo contrasto all’inflazione globale ed inoltre scadendo la legislatura nel successivo dicembre, ad inizio febbraio 1972 Holyoake decise di dimettersi lasciando l’incarico al vice John Marshall , liberale anche lui. Marshall, confermata la politica estera, si impegnò su due temi. Proseguire l’accesso delle esportazioni agricole nella Gran Bretagna che l’anno dopo sarebbe entrata nella CEE    e varare le leggi per  l’uguale retribuzione tra uomini e donne a parità di lavoro e per il risarcimento degli infortuni.   
La campagna elettorale, da ambo le parti contendenti, fu analoga a quella che si stava svolgendo in Australia negli stessi mesi. I Laburisti manifestavano – anche nello slogan essenziale, “è il momento” – l’esser predestinati a guidare il paese verso posizioni di rassicurante uguaglianza, la coalizione moderata batteva sulla propria capacità, comprovata da una dozzina di anni di Governo, di promuovere la libertà d’impresa in una convivenza tra diversi istituzionalmente regolata. Fu analogo anche il risultato uscito dalle urne. I Laburisti ottennero il 63% degli eletti. Appena insediatosi  il Governo di Norman Kirk ritirò le truppe dal Vietnam e riconobbe la Cina.  Poco dopo si oppose ai test nucleari della Francia nel Pacifico   con l’invio di una fregata militare e, per contrastare la politica segregazionista, impedì (violando la promessa elettorale) che i rugbisti All Blacks si esibissero  in SudAfrica. Insieme a questi atti, il Governo Kirk svolse politiche interventiste potenziando i servizi sanitari, sostenendo il pieno impiego e attuando una politica di attenzione alle necessità degli indigeni maori. Pur solo cinquantenne, Norman Kirk  era di salute cagionevole legata alla sua notevolissima stazza fisica e scomparve in modo repentino a fine agosto del ‘974. Premier divenne Bill Rowling , un altro laburista, che , nel quadro della crisi petrolifera dell’epoca, adottò ancora l’interventismo statale mediante una spesa pubblica sostenuta con un robusto indebitamento. Dedito a conservare la proprietà delle risorse allo Stato. a finanziare la sanità , l’agricoltura nonché la politica abitativa, proseguì nell’ impegno a favore di una zona libera dal nucleare nel Pacifico.
La campagna elettorale  1975 ebbe di nuovo uno svolgimento analogo a quello della campagna in corso in Australia nel medesimo periodo. I Laburisti vivevano convinti che le loro istanze sociali incarnavano il destino del mondo e che dunque erano destinati a vincere. La Coalizione tra Liberali e Country guidata da Robert Muldoon, attribuiva alla politica laburista dell’immigrazione, in specie quella polinesiana,  l’origine  della recessione e della crisi abitativa. E al piano pensionistico varato da poco dal Governo Laburista, l’intento di dare allo Stato il completo controllo sull’economia e le condizioni di vita neozelandesi. I cittadini furono dello stesso parere e la Coalizione Liberali Country stravinse ampiamente con il 63,2% dei suffragi.
Da allora, il Governo Muldoon accompagnò il mantenimento  di attenti controlli su prezzi e salari, ai consistenti investimenti nei grandi progetti energetici e per garantire il potere di acquisto. Al tempo stesso avviò la progressiva riduzione dei sussidi sui beni di consumo e di molte indennità, però reintrodusse le esenzioni dal reddito e in seguito la detrazione fiscale in campo familiare. Allee elezioni del dicembre 1978 , il Governo Muldoon venne confermato con il 55,5% degli eletti. Subito dopo, il Governo affrontò l’inflazione indotta dalla seconda crisi petrolifera mondiale, legiferando sui mercati del lavoro con il rafforzare i poteri dell’esecutivo nel controllo degli aumenti salariali. L’azione  essenziale fu tesa a ridurre la dipendenza dal petrolio importato. Insieme il governo promosse grandi investimenti in grossi progetti energetici (ma anche industriali) e velocizzò le normali procedure di approvazione. Il Governo Muldoon svolse una fermissima politica anticomunista in patria mentre a livello internazionale consolidò l’alleanza con gli USA. Di fatto consolidò la sua presa elettorale.
Nell’Isola di Papua, il periodo tra l’ultima parte degli anni ’60 e il 1980 consolidò i due diversi andamenti preesistenti. Nella parte Occidentale durante il 1969, l’Indonesia promosse un referendum di annessione di Papua all’Indonesia facendo votare tramite l’esercito un migliaio di capi tribù locali. Questo referendum unanimistico venne accettato a livello internazionale, ma non dal Movimento Papua Libera che si stava già battendo da alcuni anni per un’effettiva autonomia. Sul subito questo Movimento prese in ostaggio per un quadrimestre scienziati europei ed indonesiani, due anni dopo proclamò la Repubblica di Papua Occidentale ed iniziò una guerriglia strisciante, che negli anni successivi venne contrastata da parte indonesiana con operazioni militari terrestri ed aeree. Tali operazioni non furono in grado però di ottenere risultati concreti, tanto che la lotta del Movimento Papua Libera sta proseguendo da decenni.
Invece nella Papua Orientale, nacque nel 1967 il Pangu Pati, guidato da Michael Somare, che impresse un ritmo accelerato al processo di autogoverno (accelerazione non del tutto condivisa anche dai favorevoli), in sei anni realizzò l’autogoverno e nel 1975 giunse all’indipendenza dall’Australia. Negli anni seguenti, divennero concreti gli effetti dell’indipendenza fino alle normali elezioni politiche nel 1977. I cento seggi vennero ripartiti tra diversi gruppi. A parte il florilegio degli indipendenti che fra tutti ebbero 27 eletti, i gruppi maggiori furono il Pangu Pati (di orientamento nazionalista socialdemocratico, 30 seggi), l’United Party (all’opposizione con un’impostazione conservatrice, 23 seggi) e il People’s Progress Party (gruppo moderato di centro, favorevole ad un’economia aperta, a privatizzare i servizi statali, agli investimenti stranieri, 16 seggi). Dopo le elezioni, il primo Governo fu presieduto da Michael Somare  e imperniato sul Pangu Pati e sul People’s Progress Party.
A parte le grandi Isole, nel resto dell’Oceania si accentuò nella seconda metà degli anni sessanta fino agli ’80 il processo decolonizzazione innescato dall’ONU nel 1960 e favorito dalla scelta inglese di svincolarsi dai territori del Pacifico, gran parte delle isole formarono Stati indipendenti con istituzioni parlamentari. La prima fu Nauru nel ‘968, poi le Figi e  Tonga nel ‘970,  quindi nel ‘971 fu costituito il Forum delle Isole del Pacifico che divenne lo strumento per le successive indipendenze, in seguito nel ‘978 le Isole Salomone e Tuvalu e infine , tra il ‘979 e il ‘980, Kiribati e Vanuatu.  
4.15 Gli anni ottanta del ‘900 .   a) Il primo biennio – In Italia, il ritorno del PLI nel governo Cossiga fece emergere tre fattori. Agevolò il diffondersi dell’immagine del PLI aperto impressa da Zanone , l’impegno del Ministro  Valitutti per riequilibrare l’importanza del diritto allo studio dei docenti e degli studenti, la cui competenza era stata passata alle Regioni senza averle preparate,  l’introdurre in Segreteria a sinistra un altro esponente di Democrazia Liberale, il segretario GLI Patuelli. Tuttavia fece anche vedere che Zanone non era sensibile all’investire su una radio del partito e sulle TV locali che stavano spuntando impetuose, così da fornire un dinamico supporto innovativo alle posizioni liberali.
Al Congresso DC della metà febbraio ’80 , venne nettamente sconfitta  la linea di compromesso storico del Segretario uscente Zaccagnini e prevalse l’accordo di Forlani con una parte della sinistra DC (Donat Cattin) su un “preambolo” contrario a qualsiasi governo con il PCI. Questo nuovo clima DC (alla segreteria fu eletto Piccoli) indusse il PSI a dirsi disponibile ad entrare in un governo. Ciò portò Cossiga a rassegnare le dimissioni, per essere subito reincaricato di formare un nuovo governo in cui entrarono PSI e PRI. Cossiga voleva far entrare anche il PLI, al quale venne sbarrata la strada dal PSI su istigazione di Spadolini, Segretario PRI. Ma anche per un diverso disegno da parte dei socialisti di tipo annessionistico.
Di fatti, nelle stesse settimane, era uscito un libro nato da un colloquio del parlamentare PLI Bettiza con il socialista Intini (corrente Craxiana) intitolato Lib-Lab, che era una sorta di progetto culturale per spingere all’incontro tra i due gruppi politici  fondato sul constatare che liberalismo e socialismo sono ambedue inconciliabili con ogni tipo di integralismo. Il libro era stimolante ed ebbe successo, ma in realtà consentiva una doppia lettura . Per i liberali era un’analisi che valorizzava il modo condiviso di concepire la società per poterla governare tra diversi insieme ai socialisti ; per i socialisti serviva al tentativo, inespresso ma incombente, di inglobare i liberali nel PSI, così da riequilibrare il peso degli ambienti legati al comunismo leninista e rafforzare la prospettiva di una guida socialista del nuovo modo di governare. Non era di per sé un progetto motore di un autonomo sviluppo liberale. Non lo fu ma restò un’ ambigua indicazione dominante.
Intanto, a metà febbraio in Canadà, si tennero le elezioni anticipate, vinte dai liberali di Trudeau. I seggi conquistati furono la maggioranza assoluta , superando in modo netto i Conservatori, secondi, e il Nuovo Partito Democratico, terzo con distacco fautore un riformismo socialista a difesa dei più deboli e avversario delle Compagnie petrolifere.
In Francia, il Presidente Valery Giscard d’Estaing continuava nel suo  indirizzo caratterizzato dall’affidarsi in economia alla libertà di impresa, in campo civile ai rapporti aperti di convivenza, nel settore istituzionale al dare più attenzione a bisogni sociali. Nel complesso una politica tipo liberale e rigorista, che il Primo Ministro Barre, concentrava sul contenimento dell’inflazione e sul riequilibrio dei conti pubblici. Di fronte al secondo shock energetico, il Governo puntò sul rendere l’opinione pubblica consapevole della realtà difficile, pure sul lato dell’occupazione, che rendeva indispensabile contenere i consumi. Insieme fece consistenti investimenti nell’energia nucleare, che rendessero la Francia meno dipendente dal petrolio. Al momento l’inflazione crebbe non poco.
Il primo quadrimestre del ‘980, in Olanda, fu pieno di vicende politiche. A gennaio il Governo van Agt decise di bloccare gli stipendi, dando origine a  forti tensioni  sindacali e a grandi manifestazioni di piazza. D’altra parte l’inflazione era elevata e il deficit pubblico consistente, con una disoccupazione in aumento. In seguito, ad inizio primavera, scoppiò lo scandalo della municipalità di Lekkerkerk nell’Olanda meridionale, dove un quartiere residenziale era stato costruito su una discarica di oltre 1.500 fusti di rifiuti chimici tossici sotto quasi 300 abitazioni. Divenne necessario evacuare tutte famiglie residenti e avviare una vasta bonifica del terreno. Una vera e propria emergenza ambientale.
Nelle stesse settimane, il 30 aprile 1980, la Regina Juliana, sul trono da 32 anni –rispettando l’uso di famiglia ma pure per liberare la monarchia dalle conseguenze dell’episodio di quattro anni prima del marito che aveva preso tangenti dall’americana Lockheed – abdicò in favore della figlia Beatrix. L’incoronazione fu movimentata da imponenti scontri violenti di polizia ed esercito con il movimento di occupazione di case sfitte, che provocò molte centinaia di feriti.
A metà maggio, in Grecia, il Primo Ministro Karamanlis venne eletto Presidente della Repubblica . In conseguenza, il partito di Nuova Democrazia, conservatore moderato, che deteneva la maggioranza assoluta, nominò un nuovo governo, diretto da Georgios Rallis.
In Italia, i radicali e il Movimento per la Vita avviarono con intenti contrapposti la raccolta firme per modificare la legge sull’aborto. Alle elezioni regionali il PLI ottenne quattro consiglieri regionali in più. La DC salì rispetto alle regionali precedenti mantenendosi quasi al 37% , il PCI calò del 2% al 31,5%, il PSI toccò il 12,7% . Insomma, svaniva il sogno berlingueriano, l’ineluttabile successo  del comunismo. Il PCI reagì rilanciando il fare presto le giunte di sinistra e soffiando con più forza sul già agitato mondo dei lavoratori, soprattutto dei metalmeccanici. 

Negli ultimi giorni di maggio, nel Parlamento spagnolo, venne discussa e a fatica respinta una mozione di sfiducia presentata dai socialisti del PSOE contro il Governo Suarez, peraltro indebolito da consistenti dissidi nella propria coalizione.
Negli Stati Uniti l’inflazione alta, la disoccupazione, la crisi degli ostaggi in Iran (aggravata nell’aprile ’80 dal fallito tentativo di salvataggio militare), screditavano l’amministrazione democratica di Carter. Per di più insidiata per la ricandidatura da Ted Kennedy in uno scontro logorante.  Mentre tra i repubblicani, l’ex governatore della California Ronald Reagan superò George H.W. Bush (poi fatto candidato Vicepresidente) e si candidò all’insegna del chiedere agli elettori “State meglio oggi rispetto a quattro anni fa?”.
A metà del 1980, in Francia era già in pieno svolgimento la campagna per il voto presidenziale nell’anno successivo. La maggioranza appariva spaccata  tra Giscard d’Estaing (in scadenza) e Chirac. Quest’ultimo aveva il principale obiettivo di mostrare il peso determinante dei conservatori nel ruolo del liberale Giscard d’Estaing. Pertanto si candidò dividendo l’area moderata. Così  fornì un chiaro segnale di incertezza per la conferma del Presidente. 
Già nel primo semestre del 1980, in Gran Bretagna si videro gli effetti della radicale svolta politica impressa dal Governo dei Conservatori di Margareth Thatcher. Principalmente per la messa da parte dell’indirizzo di intervento pubblico per contenere le tensioni da inflazione. Superare una simile politica si imperniò   sulle privatizzazioni di aziende pubbliche e venne seguito da grandi scioperi nell’industria pesante e da ripetuti scontri con i sindacati, i quali non intendevano rinunciare ai propri privilegi di potere. Dunque un clima di forte tensione,  una robusta recessione, una disoccupazione diffusa ed un’alta inflazione.
In Belgio, mentre governavano gli esecutivi Martens II e Martens III, con maggioranza analoga al Martens I, il dibattito politico continuava ad essere imperniato sulle tensioni tra fiamminghi e valloni. Nel mese di agosto del 1980 vennero approvate due leggi chiave. La legge speciale dell’8 agosto  creò la Comunità fiamminga e quella vallone (venne rinviata la questione di Bruxelles, situata nelle Fiandre ma di lingua francese) attribuendo loro diverse competenze di rilievo, ad iniziare dalla salute e dall’assistenza sociale. La legge ordinaria del 9 agosto definì come finanziare le Comunità create. Va sottolineato che per approvare la legge speciale la Costituzione, visto che, essendo i fiamminghi numericamente più dei francofoni, richiedeva per le modifiche istituzionali il consenso dei francofoni, e perciò imponeva due condizioni. Che ci fosse il voto favorevole della maggioranza in ciascuno dei due gruppi linguistici in entrambe le Camere. E che il totale dei voti positivi nei due gruppi raggiungesse almeno i due terzi dei voti espressi. Pertanto la legge speciale fu votata dalla maggioranza del Governo Martens IV, coalizione tra Cristiano Democratici e socialisti di ambedue le comunità linguistiche, e in più dal Partito della Libertà e del Progresso. Dall’agosto 1980 il Belgio è pertanto uno Stato federale che definirà ancora il proprio modo d’essere negli anni successivi.
Durante l’anno ‘980, in Olanda, crebbe ad ogni livello  la pressione dei pacifisti contro l’installazione da parte della NATO dei missili Cruise. Un dibattito che restò costante negli anni successivi.
In Italia, il governo Cossiga operò in un’estate percorsa da molte gravi tensioni: l’attentato alla stazione di Bologna, con decine di morti, seguito da diversi assassini in Sicilia. A settembre si aggiunsero le richieste del mondo industriale di provvedimenti impopolari che consentissero licenziamenti immediati per puntare domani ad avere più posti di lavoro. A Torino la Fiat chiedeva la cassa integrazione a zero ore per oltre un anno, da applicare a ben oltre ventimila lavoratori. La richiesta suscitò uno sciopero dei Consigli di Fabbrica con il blocco dell’accesso ai posti di lavoro. Di fronte ai disordini,  nella DC proseguivano le scosse di assestamento provocate dai nostalgici del compromesso storico. La DC vacillava e Piccoli chiedeva il dialogo con la sinistra, PCI incluso. Berlinguer chiuse la Festa dell’Unità esaltando le lotte per un nuovo rapporto di lavoro e chiedendo una diversa maggioranza di governo.
Ciriaco De Mita, esponente dell’area Zaccagnini, disse che occorreva un nuovo governo per bloccare l’egemonia del PSI e preparare le condizioni per un accordo con il PCI. Un progetto politico opposto a quello di Donat Cattin, che elogiava il segretario del PSI e lo consigliò apertamente di attendere le prossime elezioni politiche per puntare alla presidenza del Consiglio. La sinistra DC si impegnò senza quartiere per determinare la crisi. Alla Camera, quando si votò un importante decreto su misure dirette  a sostenere la competitività del sistema industriale e ad incentivare occupazione e sviluppo del Mezzogiorno, il Governo ottenne una larga fiducia , ma neppure un’ora dopo , a scrutinio segreto, la norma venne respinta, dato che c’erano stati almeno trenta franchi tiratori della sinistra DC. Cossiga si dimise. Ma il clima politico non era quello sperato dalla sinistra DC. Si vide in pochissimo tempo.
Il 5 ottobre si votò in Germania Ovest con la conferma della coalizione dei socialisti e liberali del Cancelliere Helmut Schmidt, invano avversata  dall’aggressivo conservatore Franz Josef Strauss della CDU/CSU. Nonostante le tensioni derivanti dalla rivoluzione iraniana e dei russi in Afghanistan, il Cancelliere riuscì a mantenere la sua politica di distensione. I liberali della FDP furono il partito della stabilità. La CDU/CSU arrivò prima , seppure di poco (44,5% contro la SPD indietro di un punto e mezzo), ma con  la FDP al 10,6% la coalizione  SPD FDL vinse con ampio margine. I neonati verdi non ottennero eletti.
Nel frattempo, stava precipitando in Italia la situazione degli scioperi, specie a Torino. La direzione Fiat, vista la crisi, si limitò a confermare la cassa integrazione, i metalmeccanici torinesi respinsero ogni trattativa, emersero nei sindacati fortissime divisioni interne. Sul piano politico, l’incarico per il nuovo Governo fu dato a Forlani , esponente del “preambolo DC”, che coerentemente lavorava per escludere il governo con il PCI. A Torino la magistratura prescrisse alle forze dell’ordine di garantire l’ingresso in fabbrica. Berlinguer sosteneva gli occupanti davanti ai cancelli di Mirafiori. Improvvisamente, il 14 ottobre, il Coordinamento Quadri della Fiat, rivendicando il diritto al lavoro di chi voleva usufruirne, sfilò in corteo con 40.000 cittadini. Per i metalmeccanici e i sindacati in genere, fu una scossa fortissima. Vennero costretti a prendere atto che non erano più le avanguardie della storia. Entro due giorni, l’occupazione cessò e vennero trovati accordi.  A Roma, Forlani formò il suo governo DC, PSI, PSDI, PRI, con l’astensione del solo PLI. Nel dibattito sulla fiducia, aveva fatto capolino il vano tentativo DC di rinviare il referendum sulla legge 194/78 (interruzione di gravidanza), subito contrastato da PRI e PLI.
Durante le stesso mese di ottobre, negli Stati Uniti, si svolse la parte decisiva della campagna presidenziale, imperniata in generale sulla crisi degli ostaggi e sulla difficile situazione economica. L’episodio chiave, la settimana prima del voto del 4 novembre, fu il dibattito televisivo, con uno numero altissimo di spettatori, tra l’uscente Carter e il candidato Reagan. Si tenne in un clima politico già influenzato dal successo dei conservatori inglesi, un anno e mezzo prima ,  che aveva reso meno incisiva la capacità di attrarre dell’area progressista a prevalenza socialista che confidava nella conferma. In più Reagan seguì una linea più realista e più convincente. Fu espressa in due frasi . “Siamo alle solite”, per riferirsi all’incapacità di Carter di proposte innovative, e “State meglio oggi rispetto a quanto fa?”, per richiamare il giudizio a proposito del modo effettivo di governare di Carter. La prestazione di Reagan nettamente migliore nel dibattito TV  risultò decisiva. Reagan vinse di quasi dieci punti nei voti e a valanga tra i Grandi Elettori , ove sfiorò il 91%. Così, dopo la Gran Bretagna, anche negli Stati Uniti si erano insediati i conservatori, iniziando un’epoca di complessivo minor peso dello Stato in Occidente.  
Sempre nel novembre del 1980, in  Francia, nel confronto per il prossimo Presidente della Repubblica si aggiunse un terzo candidato, il socialista François Mitterrand, parlamentare dal  1946 , svariate volte Ministro nella Quarta Repubblica. La sua linea fu di distinguersi con nettezza dai Partito Comunista e di adottare un programma dettagliato in più di cento proposizioni. Nel complesso un programma tranquillo ispirato alla maniera di governare della sinistra democratica, perciò essenzialmente speranzoso nei benefici effetti di mettere in mani pubbliche la direzione del convivere. Un programma pensato apposta per insinuarsi, in un periodo di forti tensioni sociali, nella frattura tra i liberali di Giscard e i conservatori di Chirac, quest’ultimi decisi a mantenere il controllo dell’area non di sinistra. Il candidato Mitterrand sfruttò anche il fatto che il Presidente stava tessendo una robusta alleanza con gli USA di Reagan e, oltre a appoggiare l’ingresso della Grecia nella CEE (1gennaio 1981), aveva promosso gli incontri per rivedere il contributo britannico alla stessa CEE.
A metà ottobre, dopo lunghe trattative diplomatiche, il Governo greco raggiunge l’accordo per il rientro nella NATO (da cui era uscita sei anni prima), accordo approvato in Parlamento nelle due settimane seguenti. 
Verso fine 1980, in Italia proseguivano i delitti delle BR, che a metà dicembre sequestrarono il magistrato responsabile nazionale dello smistamento dei prigionieri tra le carceri di massima sicurezza. Ci fu un periodo di estrema tensione, sia per l’intersecarsi di inchieste su favoreggiamenti da parte di alcuni giornalisti, sia per la preoccupazione che stesse per ripetersi il copione della tragedia Moro. Emerse subito il fronte del “trattarli con durezza” (Valiani, PRI), di “nessun cedimento” (Pecchioli, PCI), irrobustito immediatamente dalle scelte editoriali del Corriere della Sera, di Repubblica, del Tempo, del GR2, dell’Unità, del Giornale, e più defilato il gruppo Monti. I soli ad opporsi furono l’Avanti, il Messaggero, il Lavoro e in un certo modo il Giorno. Prima che gli eventi precipitassero, i BR già detenuti in due carceri di massima sicurezza, invitarono i sequestratori a lasciar libero il magistrato, cosa che (nonostante fosse già stata emessa la condanna a morte) venne fatta a metà gennaio.

Il 6 gennaio 1981 venne nominato Presidente della Commissione CEE Gaston Thorn, lussemburghese liberale, che succedeva al quadriennio dell’inglese Roy Jenkins, laburista. La Presidenza Thorn avviò  una revisione della Politica Agricola Comune per arginarne i costi , nell’ottica di  riequilibrare il bilancio
Il 16 gennaio ci fu un singolare commento del Corriere: “Se questo obiettivo è stato conseguito non lo si deve certamente a questa maggioranza di governo ondivaga, incerta, ambigua e bifronte che ha dato all’opinione pubblica uno degli spettacoli più desolanti negli ultimi 35 anni“ (del Direttore Di Bella). Senza dubbio, parole assonanti con la proposta, fatta il giorno successivo a Repubblica, dal presidente PRI Visentini, di un governo dei tecnici, di competenti onesti a prescindere dal colore politico. Concetto ribadito poche ore dopo sull’Espresso da Carlo De Benedetti. Tali idee riprendevano l’intervista pubblicata sul Corriere tre mesi prima (ottobre ’80) a Licio Gelli Gran Maestro della Massoneria: gli uomini dei partiti “nella loro meschina mediocrità non riescono a comprendere le esigenze del popolo”. Era il tentativo della cultura alto borghese dotata di notevole potere economico (e anche di sistematiche relazioni non trasparenti), per aprire la strada al PCI in maggioranza e forse nel governo. Anche il governo dei tecnici e degli onesti era una formula, come rilevò Zanone, opposta al principio liberale del pluralismo alternativo. 
La proposta elitaria del governo dei tecnici non ebbe seguito. Peraltro in quel clima il Ministro del Tesoro Andreatta, DC, – che quindici anni prima scriveva i discorsi a Moro, ne era stato consulente economico in tutti i governi ed era zaccagniniano di ferro – , decise in solitario, il 12 febbraio, di avviare il divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro inviando una semplice lettera al Governatore Ciampi (vale a dire la Banca d’Italia non era più obbligata ad acquistare i Titoli di Stato invenduti alle aste), senza valutare il problema della divergenza di indirizzi e della mancanza di coordinamento. Poco dopo, nell’abitazione di Licio Gelli, all’interno di indagini in corso su un altro caso, venne scoperto un elenco di quasi mille presunti aderenti alla loggia Propaganda2, persone di primo piano in vari settori, pubblici e privati. Elenco che, consegnato al Governo, sarà reso pubblico qualche tempo dopo.

In Spagna, a fine gennaio, la crisi nella coalizione governativa – già manifestatasi con diversi episodi nell’ultimo semestre –  si concluse con le dimissioni di Adolfo Suarez. Il clima politico era bollente, in specie nei Paesi Baschi, anche nei confronti della Corona. Il Congresso dello stesso partito moderato fondato da Suarez, l’UCD, scelse quale successore il Governo Leopoldo Calvo-Sotelo. Il 23 febbraio, giorno del secondo tentativo di fiducia in Parlamento al nuovo Governo, fecero irruzione nell’emiciclo alcune decine di militari della Guardia Civil, armati di mitra, comandati dal Tenente Colonnello Tejero, che di persona impose l’ordine in attesa dell’arrivo dell’autorità competente (perché risultava in corso un colpo di Stato, ed effettivamente a Valencia scesero in strada i carri armati). Per puro caso, la TV riprese e trasmise in diretta per alcune decine di minuti l’episodio dell’irruzione. Nelle ore successive si mossero gli ufficiali partecipanti al golpe, anche di alto grado. Tuttavia nelle primissime ore della stessa notte, l’intervento televisivo del Re Juan Carlos fece fallire l’insurrezione e liberò i parlamentari nella mattina.
La politica conservatrice del Governo Thatcher portò ad un radicale spostamento a sinistra dei laburisti. Questo provocò a sua volta una forte reazione di quattro ex Ministri, che a marzo 1981 uscirono dal Partito Laburista  e fondarono  il Partito Socialdemocratico, SPD, collocato in una posizione centrista.  Roy Jenkins . il leader del SPD , ebbe subito contatti con il leader dei Liberali, David Steel, con l’obiettivo di dar vista ad  un terzo polo centrista capace di spezzare il  tradizionale bipartitismo. L’iniziativa riuscì e un trimestre dopo, a giugno, venne formalizzata l’Alleanza tra il SPD e i Liberal.
Sempre dal mese di marzo, si verificarono gravi disordini di vario tipo sparsi  in Irlanda e in Gran Bretagna. Nel carcere irlandese di Long Kesh vi furono scioperi della fame dei detenuti dell’IRA, con a capo Bobby Sands che perse la vita all’inizio maggio, seguito poi da altri nove. A fine marzo, il quotidiano The Times  pubblicò un appello di 364 economisti , che  accusavano il Governo Thatcher  di distruggere l’industria con manovre monetariste senza base teorica, le quali, aggravando la recessione, avrebbero  fatto saltare la stabilità sociale.
Il 30 marzo 1981 ci fu un improvviso e gravissimo attentato al neo (da due mesi) Presidente USA Ronald Reagan, compiuto da un giovane texano con 7 colpi, subito dopo una riunione elettorale in un grande albergo di Washington. Lui fu ferito superficialmente (ma il proiettile arrivò a sfiorargli il cuore) senza gravi conseguenze, ma il suo addetto stampa non camminò più per tutta la vita. L’attentatore, processato, venne dichiarato incapace di intendere e rinchiuso per decenni in un manicomio criminale.
Ad aprile, la crisi economica, la mancanza di lavoro (ben oltre i 2 milioni di disoccupati), le tensioni razziali portarono alla guerriglie urbana, a Londra prima e poi diffondendosi  in altre aree metropolitane del paese.  Intanto, in Belgio il Governo Martens IV cadde per dissensi con la parte socialista sul piano di restrizioni sull’adeguamento automatico dei salari in contrasto all’inflazione. Venne sostituito da Mark Eyskens . del Partito Popolare Cristiano sostenuto dalla coalizione tra cristiano-sociali e socialisti. Peraltro questo Governo resse solo cinque mesi.
Tra fine aprile ed inizio maggio (il 10) , in Francia ci furono le presidenziali, con l’abbassamento a 18 anni del diritto di voto. Al primo turno si recò alle urne intorno al 81% degli aventi diritto. I voti si suddivisero tra Giscard d’Estaing  il 28, 30%, Mitterrand  il 25,85%, Chirac il 18%, Marchais (comunisti)  il  15,35 % ed altri sei candidati con voti da quasi il 4% a poco più dell’1%. Nessun candidato raggiunse la maggioranza assoluta, pertanto  andarono al secondo turno i due più votati. Sulla carta , tenendo conto anche del posizionamento politico dei meno votati, pareva abbastanza sicuro che l’area dei liberali e dei moderati (esponente Giscard) dovesse prevalere su quella dei socialisti e delle sinistre (esponente Mitterrand). Tuttavia fu determinante l’intento divisivo dei conservatori di Chirac. In un duplice senso. Nel suggerire la possibilità che potesse vincere Mitterand, così incentivando gli elettori di sinistra ad andare a votarlo, e nell’attivare manovre di Chirac per sostenere effettivamente Mitterrand nelle urne. Al secondo turno l’affluenza crebbe del 4,7% , non per caso. Mitterrand ottenne il 51,76% e Giscard il 48,25%.  Per la prima volta, aveva prevalso il programma socialista tranquillo e dettagliato dell’approccio tradizionale attualizzato , che mirava ad aumentare la domanda interna mediante il redistribuire la ricchezza, il diminuire la disoccupazione e il far crescere i consumi.
 In Grecia, durante quei mesi del 1981, il dibattito si andava sempre più concentrando sulle politiche previste per fine anno. Era percepibile l’inclinazione ad un mutamento di maggioranza e al successo dell’area socialista.     
Fin dall’inizio primavera del 1981, gli avversari della Thatcher interni al Partito Conservatore cominciarono a manifestare la loro contrarietà verso il monetarismo del Governo. La Thatcher dette loro l’etichetta di “molli” , inclini alla politica di spesa pubblica.   
A maggio ci fu l’uscita dei Moderati dal Governo in Svezia. Il motivo fu l’impostazione economica ritenuta troppo lontana dalla promessa elettorale di taglio dell’imposizione fiscale. Così il 5 maggio si dimisero i tre ministri dei Moderati. Il Primo Ministro Fälldin rimpiazzò i ministri usciti con appartenenti al Partito di Centro e ai Liberali, formando un nuovo governo di minoranza con i Moderati all’opposizione.
In Olanda, alle elezioni di fine maggio ’81 della Camera Bassa, i fatti nuovi furono il forte arretramento dei socialisti di sei punti 11% (con aumento degli eletti da 8 a 17) mentre i Cristiano Democratici calarono di un punto e di un eletto e gli altri liberali del VVD restarono stabili nei voti ma persero due eletti. Il Presidente van Agt vide nei risultati la possibilità di allargare la propria maggioranza parlamentare in termini numerici. Così lavorò per un quadrimestre e varò un gabinetto tra i Cristiano Democratici, il Partito del Lavoro e D66. Il Governo van Agt II, peraltro, nacque programmaticamente fragile.  Di fatti, il paese si trovava in recessione e con crescenti inflazione e disoccupazione. E i due principali partiti di governo avevano cure opposte: i Cristiano Democratici volevano ridurre la spesa pubblica e lo stato sociale mentre il Partito del Lavoro era contrario. In un semestre lo scontro deflagrò (a maggio 1982 il Partito del Lavoro uscì dal Governo van Agt II).
In Italia, l’evento politico clou della primavera 1981 fu il referendum abrogativo della legge 194 , l’interruzione volontaria di gravidanza, che si tenne a metà maggio insieme ai quattro dei Radicali (sull’ordine pubblico, sulla pena dell’ergastolo, sul porto d’armi, sui procedimenti e sulle tutele previste dalla 194) e ad uno dal Movimento per la Vita sui motivi per l’interruzione di gravidanza. Andò a votare poco meno del 80% degli aventi diritto e furono bocciate tutte e cinque le proposte. Da rilevare in particolare che la proposta radicale contro la 194 ottenne il 11,6% dei voti nel suo referendum mentre il Movimento per la Vita riportò il 32,0% nel suo.
Preso atto dei risultati, il criterio sperimentale impone un commento essenziale circa il sistema con cui i mezzi di comunicazione, nei decenni da allora, hanno stravolto la narrazione sul divorzio e sull’aborto. Già negli anni ’70, un po’ alla volta, i mezzi di comunicazione instillarono la falsa convinzione che divorzio e aborto fossero stati fatti dai Radicali (che non erano in Parlamento durante la Legge sul Divorzio e quanto all’aborto non furono mai favorevoli alla legge 194/78, contro cui votarono no in parlamento e poi sì per eliminare le tutele nel referendum del 1981). Inoltre gli stessi media non sottolinearono che il referendum radicale aveva ottenuto tra i cittadini contrari all’aborto solo un quarto dei voti e rispetto ai cittadini dei favorevoli alla 194 solo un sesto dei voti.
E’ importante ricordare un simile falso storico. Perché, al di là del caso specifico, è stato l’inizio del diffondersi dell’abitudine a non considerare il parlamento (che rappresenta i cittadini) ma quello che i media, tramite i sondaggi (per lo più non professionali), presumono sia il volere delle piazze, tra l’altro esaltando parole d’ordine fatte divenire di moda. Tale abitudine, al passar del tempo e ancora oggi, è divenuta il presumere che la verità sia quella dei media (fatto che per lo più i fatti puntualmente smentiscono). E ciò costituisce un danno gravissimo al convivere.
Il primo semestre del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, aveva già messo in luce la sua scelta nella politica interna di alleggerire le bardature dello stato, mediante consistenti riduzione delle imposte, della selva legislativa, della spesa pubblica; mentre in politica esterna, stava adottando la Dottrina Reagan, una linea di deciso contenimento dell’Unione Sovietica anche sul piano militare.
In Italia, la DC venne travolta di fatto dalle conseguenze del rendere  pubblici gli elenchi della P2. Perché mostravano come il suo modo di governare risultava parecchio adatto al proliferare delle degenerazioni degli intrecci tra istituzioni, poteri economici e settori della politica. Per allontanare ogni sospetto, nel giro di pochi giorni la Direzione decise unanime che appartenere alla DC era incompatibile con l’affiliarsi alla massoneria di ogni genere. Tale incompatibilità accentuava l’impostazione religiosa del Partito DC; e al contempo  costituiva  un ponte verso l’analogo modo di porsi del PCI, soddisfacendo quindi l’area Zaccagnini. Il Governo Forlani rassegnò le dimissioni.
Nel nuovo clima di difficoltà per la pretesa DC di continuare ad essere il punto di riferimento centrale, il Consiglio Nazionale PLI dichiarò la disponibilità a far parte del pentapartito qualora ci si fosse arrivati. Zanone di fatti rilevò un dato. La DC durava come partito pernio del sistema dal tempo più lungo in tutta la storia italiana, ma faceva sempre più una politica totalmente introversa “che ragiona solo su sé stessa….i suoi Consigli Nazionali sono claustrali, tutti interni alle sue mura…La DC per secolarizzarsi ha scelto la strada più rischiosa: da partito religioso a partito di governo…. E mantiene nell’anima profonda del suo animo una invincibile repugnanza per la liberaldemocrazia”. Quindi era necessario scommettere sulla espansione dell’area liberale e di quella socialista. Il Presidente Pertini, dopo un incarico a Forlani dato quasi per stile (cioè per verificare l’impossibilità di insistere sulla guida DC), dette quello vero al segretario PRI, Spadolini.
Spadolini, fondandosi sull’appoggio dei socialisti e dei laici, indusse la DC, seppure recalcitrante, a convergere. Del resto aveva detto subito che avrebbe fatto interventi immediati sulla P2 ; ma aveva anche detto di considerare le deviazioni dallo Stato libero di diritto la più grave minaccia incombente. Così varò in breve tempo il suo primo governo di pentapartito, in cui il PLI entrò con Altissimo Ministro dell’Industria e con i sottosegretari Costa (Esteri) e Fassino (Istruzione). E che, al di là delle ritrosie DC e degli strali rabbiosi di un PCI sospinto ancor più lontano dal governo, costituì un cambiamento non lieve. In più Spadolini mostrò presto di voler governare non considerando il governo una semplice stanza di applicazione di quanto decidevano le segreterie di partito. Assicurare l’unitarietà dell’indirizzo politico spetta al Presidente del Consiglio.
A settembre del ’81, ci fu un importante rimpasto nel Governo Thatcher. Vennero cacciati o demansionati i membri del Governo definiti “molli” , e dato sempre più spazio ai rigoristi. Ci furono comunque degli strascichi tra i parlamentari, e due mesi dopo una ventina di deputati pubblicò una lettera contro la politica economica. Un tentativo peraltro ricondotto presto nei ranghi. 

Nella seconda metà di settembre, in Belgio, il Governo Eyskens per insanabili disaccordi sul finanziamento della siderurgia vallona. Le seguenti elezioni anticipate, i primi di novembre, portarono al Governo Martens V, un esecutivo di coalizione tra cristiano-democratici e liberali, che restò stabile per diversi anni.

Il 24 settembre e il giorno dopo, si tenne a Roma il Congresso di Liberal International, presenti delegati dei cinque continenti.  Il Congresso di Roma varò un Appello che confermava ampliandolo il Manifesto di Oxford del ‘967. Muovendo dal rilevare che da quell’epoca “sono nate nuove forme di libertà, ma anche nuove forme di aggressione … Dobbiamo lavorare per un nuovo equilibrio tra il necessario intervento dello Stato e l’iniziativa dell’individuo, senza la quale lo Stato si trasforma in una burocrazia oppressiva … I valori liberali sono unici nella loro capacità di aprire la via tanto alla libertà politica e personale, quanto allo sviluppo materiale. Dove un gran numero di uomini e di donne soffrono la fame, le malattie, …. la libertà è minata ..  la libertà dell’individuo non deve essere confusa con l’egoismo …implica responsabilità e solidarietà con il proprio prossimo … Il liberalismo vuole che le cause dei conflitti violenti siano ridotte attraverso l’azione politica e diplomatica e attraverso sviluppi sociali, economici e culturali. … nessun paradiso in terra è possibile.”  

L’Appello indica poi in dettaglio i principi base, tra cui svettava quello che “donne e uomini debbono avere le stesse possibilità di partecipare allo sviluppo dei loro paesi”  e sottolineava come “rimanere statici è una minaccia alla stabilità e all’avvenire  … Non cambiano i valori, ma le istituzioni in cui essi sono incorporati.”, osservando che “il controllo efficace dell’esecutivo da parte del potere legislativo è reso difficile dalla tecnocrazia” e che “la scelta tra un esecutivo parlamentare ed un esecutivo presidenziale deve essere basata sulle tradizioni e sulle necessità dei singoli paesi, ma il controllo da parte dell’elettorato attraverso il parlamento deve essere sempre assicurato”. Inoltre, l’Appello riafferma “la protezione legale dell’individuo contro atti dello Stato che minaccino i suoi diritti fondamentali, la protezione della privacy dell’individuo contro lo spionaggio tecnologico e l’abuso degli ordinatori elettronici da parte dello Stato o di agenzie private …la rigorosa disciplina ed il controllo dell’ingegneria biologica e delle manipolazioni psicologiche”.  E rileva che “l’istruzione è stata ed è lo strumento più importante di una politica liberale indirizzata a promuovere la pace, a combattere le barriere di classe e le ingiustizie sociali ed economiche …. La libertà e il pluralismo nei mezzi di comunicazione di massa sono essenziali nella società liberale. Non ci può essere libertà politica dove i mezzi di comunicazione sono nelle mani di un monopolio o di un quasi monopolio, privato o pubblico”.

L’Appello prosegue ricordando che “le sfide principali sono a) la crescente concentrazione nella proprietà dei giornali all’interno delle democrazie industrializzate; b) la nuova tecnologia, che rende più facili le comunicazioni transnazionali ma, al tempo stesso, fornisce strumenti pericolosi per la manipolazione dell’opinione pubblica e per l’indebolimento delle culture indigene. …. Il legame tra un’economia di mercato sociale e la democrazia libera implica una battaglia costante contro i monopoli, i cartelli, i “trust”, le pratiche restrittive e le cosiddette posizioni dominanti private o pubbliche, eccetto i casi autorizzati dalla legge … Internazionalmente, il corollario naturale di una economia di mercato sociale è il libero commercio basato sull’interesse reciproco … Il protezionismo è in contrasto con un’economia di mercato”. …

Sul punto, l’Appello si sofferma. “Il concetto liberale di mercato è stato erroneamente identificato con un’economia controllata con mezzi puramente monetari o con un’economia di tipo laisser-faire avulsa dagli interessi della comunità nel suo insieme. I liberali non accettano tale giudizio semplicistico … La libertà economica, nei casi in cui sia in contrasto con il benessere della comunità, degenera nell’anarchia ed è una delle fonti di oppressione … La programmazione, nel senso liberale, significa programmazione della libertà e per la libertà. La programmazione in un’economia di mercato sociale si basa sull’azione reciproca fra l’iniziativa privata e l’intervento dello Stato …. In una società moderna i problemi economici sono troppo complessi per essere affrontati esclusivamente o dal settore privato o da quello pubblico. …. i liberali non considerano le relazioni esistenti tra il settore privato e quello pubblico in una data economia e in un momento dato come statiche o definitive …. E’ necessario comunque assicurare che un monopolio pubblico non finisca per essere trasformato in un monopolio privato … I liberali sono in favore di una democrazia industriale basata su una genuina partecipazione diretta dei lavoratori e su una partecipazione agli utili”. L’Appello aggiunge che “le strutture economiche di mercato e la protezione dell’ambiente sono complementari tra loro … la Crescita Zero come rimedio ai mali economici e sociali è inaccettabile … quando, per ragioni che vanno oltre il suo controllo, l’individuo non è in grado di far fronte alle proprie responsabilità, la comunità, organizzata dallo Stato, è responsabile della sua sicurezza sociale e del suo benessere materiale … il ruolo correttivo dello Stato non deve però rendere tutti dipendenti dal suoi sussidi … La volontà di eliminare la povertà e l’ingiustizia sociale non significa accettare l’egualitarismo .. l’egualitarismo degrada l’individuo, mentre il riconoscimento del merito in condizioni di giustizia sociale lo stimola fortemente … I liberali considerano ogni essere umano come unico: non eguale agli altri, ma di eguale valore”.

Sul piano internazionale, l’Appello chiarisce che “un pluralismo di culture è una necessità. Altrimenti la burocrazia e l’orgoglio nazionale senza controllo, e la tecnologia e il consumismo senza freno soffocano la qualità umana .. lo spirito di universalismo liberale deve governare gli atteggiamenti dell’Occidente anche verso l’Unione Sovietica e i suoi alleati, con fiducia nella maggior forza inerente alle idee ed alle istituzioni della liberà …  la distensione è indivisibile … l’Occidente non deve permettere che l’Unione Sovietica possa illudersi circa la sua volontà di negoziare e di resistere ad un’aggressione”.  E sullo specifico argomento delle armi, l’specifica che “la produzione, il commercio, l’esportazione e l’importazione di tutte le armi dovrebbero essere strettamente controllati da accordi fra i governi … seguire attentamente le attività delle Nazioni Unite e di incoraggiare la loro riforma, allo scopo di difendere le equità delle loro deliberazioni e decisioni … I liberali comprendono e appoggiano l’esigenza di molti paesi in via di sviluppo di conservare le loro culture anche al prezzo di uno sviluppo economico più lento”.

Nella parte conclusiva, l’Appello evoca lo “ scandalo che due terzi dell’umanità vivano sulla linea della povertà o al di sotto di essa, mentre buona terra agricola e foreste sono distrutte anno per anno senza che la Comunità mondiale prenda misure concrete per arrestare tale distruzione … L’equilibrio del consumo delle risorse naturali deve essere modificato in favore degli esseri umani che vivono all’orlo della fame … il commercio con i paesi in via di sviluppo non solo non riduce l’occupazione nei paesi industrializzati, ma l’aumenta … Nessuno sforzo va risparmiato per frenare le spese di armamento e per ridurle al minimo … la fabbricazione, il commercio e l’importazione ed esportazione delle armi devono essere rigidamente controllati dai governi in collaborazione”. Come si può constatare in base a questi cenni, l’Appello di Roma sviluppò ulteriormente la linea dei Manifesti di Oxford nel definire i cardini dell’impegno politico liberale.

Un evento di gran rilievo, nella seconda metà di settembre, fu il varo a Parigi della Dichiarazione islamica dei Diritti dell’Uomo. Si tratta di un argomento in apparenza estraneo al liberalismo, eppure indispensabile da approfondire alla luce dei milioni di cittadini asiatici ed africani di religione islamica che, da quell’epoca ad oggi, hanno fatto irruzione in Europa, in un modo o nell’altro.

La Dichiarazione islamica dei Diritti dell’Uomo venne emanata dal Consiglio Islamico di Europa (un’organizzazione di giuristi e leader musulmani) a seguito di un discorso all’ONU del rappresentante dell’Iran, che affermava come quella del 1948 fosse “una interpretazione laica della tradizione giudaico-cristiana” inattuabile dai musulmani senza violare il Corano. L’intento evidente del Consiglio Islamico di Europa era dare una risposta solida alla Dichiarazione di Diritti dell’Uomo emanata nel 1948 dall’ONU. Infatti le differenze erano di fondo. La Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo stabilisce fin dal Preambolo che “la razionalità in sé senza la luce della rivelazione non può essere una guida sicura per l’umanità né fornirgli il nutrimento spirituale”   … e che “in base alla nostra originaria alleanza con Dio, le nostre responsabilità hanno la priorità sui nostri diritti e ciascuno di noi ha il dovere di diffondere il messaggio dell’Islam”. Bastano queste parole per comprendere che la Dichiarazione islamica esclude fin da subito il tratto distintivo della civiltà occidentale, cioè l’attribuire il ruolo centrale al cittadino individuo nel governare la convivenza.


La Danimarca, dall’ottobre 1979, aveva il governo Jørgensen  IV, un  esecutivo di minoranza, monocolore socialdemocratico. Era in corso una grave crisi economica dovuta al debito estero e all’inflazione interna. Furono necessarie misure drastiche e nel maggio 1980 il Governo ottenne l’appoggio di tre partiti di centro (Radicali, Centristi e Democristiani) per adottarle, effettuando due svalutazioni della corona intorno al 18%.              A dicembre ’80 nacque il Governo Jørgensen  V che , con fatica e l’accentuata instabilità di una situazione parlamentare molto fragile,  fu comunque in carica  per quasi un anno (fino alle elezioni del dicembre ’81).

In Portogallo ad inizio ottobre ‘981 vi furono le politiche. Vinse in nodo netto l’Alleanza Democratica (comprendente per sopra i tre quinti il Partito Socialdemocratico, per il 34% il Partito di Centro, per il resto i Monarchici) e guidato dal Primo Ministro uscente Francisco Sá Carneiro che batté il Fronte Socialista e distanziò ancor di più l’Alleanza del Popolo Unito di fede comunista.
La campagna elettorale greca ebbe toni non poco retorici da pare del Movimento Socialista Panellenico, il Pasok, guidato da Andreas Papandreu. Il suo slogan era “Cambiamento”, e il suo programma era centrato su riforme strutturali, sulla chiusura delle basi militari USA, sul ritiro dalla NATO e su un referendum per uscire dalla CEE in cui il paese era entrato a gennaio. Il 18 ottobre 1981 si tennero le elezioni parlamentari e le prime elezioni greche per la CEE.  Le previsioni trovarono conferma in ambedue i risultati, seppur non identici. Nelle parlamentari, il PASOK conquistò la maggioranza assoluta degli eletti (172 su 300) crescendo dal 25,3% al 48,1% e fagocitando l’Unione del Centro Democratico (che arretrò di quasi il 12%). Il partito Nuova Democrazia perse il 6% scendendo al 35,8% (115 seggi), mentre il Partito Comunista di Grecia perse un punto restando al 10,9% (con 3 eletti meno).
Nelle elezioni europee, il PASOK arrivò primo calando però di otto punti (con 10 eletti sui 24 seggi della Grecia), Nuova Democrazia diminuì di 4 punti ottenendo otto seggi, i Comunisti ebbero il 13% dei voti con tre eletti, i Comunisti dell’interno andarono oltre il 5% con un eletto, il Partito del Socialismo Democratico superò il 4% dei voti con un eletto (che a Bruxelles aderì ai Non Iscritti) e il Partito dei Progressisti. di stampo conservatore sfiorò il 2% con un eletto (anche a Bruxelles tra i Non Iscritti).
Successivamente al voto, il governo Papandreu riservò una notevole sorpresa quanto alla politica estera. Mantenne la Grecia sia nella NATO che nella CEE, provando così i considerare il programma elettorale uno strumento per imbonire i cittadini e indurli a votare, non per farli scegliere consapevolmente.
Il Governo Spadolini in Italia – seppur pressato dal mondo DC, in specie dalla cultura morotea e zaccagniniana, che in forma felpata aborriva il pentapartito in quanto superava la centralità DC,  e perciò era ostile ad affidarsi troppo alle scelte dei cittadini individui – proseguiva con decisioni rapide. Tipo la scelta di Comiso per l’installazione dei missili Cruise, che sollevò i pacifisti, il varo di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2, le integrazioni alla legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
L’avvenimento di maggior rilievo, nella seconda metà novembre ’81, fu il XVII Congresso PLI a Firenze. Ebbe un consistente successo di partecipazione esterna ed interna, fu di buon livello culturale e caratterizzò un PLI capace di coniugare la coerenza delle idee professate con l’interessare i mass media. Iniziò con una lunga relazione del Segretario Zanone che ripercorse le ragioni dell’importanza del PLI nella collocazione più dinamica e celebrò l’avvenuto divorzio tra il liberalismo e il conservatorismo. E concluse con una sorta di preghiera laica finale in dieci punti, che sintetizza i capisaldi dell’essere liberali. Un pezzo molto efficace, che è tra le cose più espressive in assoluto che Zanone abbia prodotto.
La relazione venne ampiamente apprezzata sia dal parco dei partiti che intervennero con il saluto  tra i quali Willy De Clerq dell’ELDR, sia nel dibattito da larga parte dei delegati al Congresso. Venne anche criticata con forza da due minoranze , quella moderata di Costa che criticava gli errori organizzativi  e l’altra di destra, Bignardi e Sterpa, che evocava il sogno conservatore. Nella replica Zanone rispose brillantemente alle critiche, e rilevò con realismo che “la terza forza è ancora troppo debole e non sovraffollata come in altre democrazie”. Il Segretario e la corrente Democrazia Liberale ottennero una maggioranza forte, il 73% , 125 consiglieri nazionali su 165, e 15 componenti la Direzione su 21.  
Bozzi commentò “questo Congresso è la prima pagina di un nuovo libro sulla vita del PLI”. Esprimeva una percezione esatta del clima psicologico in cui si svolse il XVII Congresso PLI, ma un qualche ottimismo sull’effettiva coerenza, rispetto all’anima stessa del liberalismo aperto che ci si proponeva di raggiungere, delle impostazioni nei rapporti con le altre forze politiche nonché con l’approccio partecipativo verso i cittadini. La coerenza traballava intanto su due questioni. Ritenere possibile mischiare un liberalismo coerente alle pulsioni di destra non liberale nelle proposte politiche. E non mettere in evidenza, quanto ai temi della terza forza e della DC, il come il PLI intendeva agire per migliorare le cose.
Del resto, proprio il Decalogo liberale – che ripeto è un documento di grande spessore – fa trasparire l’inclinazione a sottovalutare il cambiare civile persistente che è parte integrante del mondo reale e da cui il liberalismo attivo non può prescindere.  Ragion per cui andava risolto presto il traballare della coerenza operativa liberale su quei due temi. Anche perché all’epoca andava irrobustendosi il ruolo dei mezzi di comunicazione nell’influenzare l’opinione pubblica  in modo sempre più serrato, senza tuttavia applicare al meglio la propria funzione del far conoscere i fatti. Dunque un’influenza distorcente  che aggravava la sfida ai liberali attivi. 

Questa inclinazione a sottovalutare il cambiamento, è il lato debole del decalogo, in quanto non affronta l’aspetto chiave. Al passar del tempo, le modalità del vivere cambiano di continuo, non solo perché i soggetti sono altri, ma anche perché le condizioni fisiche del prima influiscono per forza su quelle successive. Allora, il liberale senza dubbio non ritiene possibile una società perfetta e cerca ogni giorno di correggere qualche imperfezione. E per riuscirvi, persegue la sintesi difficile non impossibile, fra l’efficienza del mercato, le riforme della socialità, le regole della democrazia. In aggiunta, però, deve essere ben consapevole di avere un obbligo.  Una simile sintesi va rinnovata in continuazione. Non ci si può abbandonare né all’illusione né al sogno che gli aggiornamenti possano essere fatti di tanto in tanto. I liberali debbono essere reattivi in ogni momento e   aggiornare di continuo l’efficienza del mercato, le riforme della socialità, le regole della democrazia. Perciò, i liberali sono sempre contro le previsioni apocalittiche depistanti dalla   flessibilità e contribuiscono incessantemente ai cambiamenti richiesti. Si affidano al mercato, perché per natura si adatta.

Il 7 dicembre 1981, in Portogallo  erano convocate le elezioni Presidenziali per la conferma (che poi avvenne) del Presidente in carica Eanes.  Tre giorni prima, il Primo Ministro Sá Carneiro insieme al Ministro della Difesa perirono nella caduta, poco dopo il decollo da Lisbona, del Cesna privato che li trasportava. Le indagini approfondite delle commissioni parlamentari portarono ad ipotizzare un ordigno sotto la cabina di pilotaggio, senza però una conclusione certa in sede giudiziaria sui mandanti e sul movente. I primi di gennaio ’81 divenne Primo Ministro Francisco Balsemão, da tempo della stessa linea politica di Sá Carneiro.          
 
4.15 Gli anni ottanta del ‘900 .   b) sul dibattito in materia di rapporti Stato Chiesa – Per quanto concerne l’Italia, in riferimento a quell’epoca, è opportuna una riflessione sul dibattito politico in materia. Dai primi anni ’70 il dibattito politico si concentrava sullo stringere o meno i rapporti con il PCI. Un problema reale. Però si era trasformato nel paravento di un altro problema coevo in prospettiva ancor più reale, quello del rapporto con la cultura cattolica. Una cultura sempre legittima, ma con due accezioni diverse: quella solo religiosa e quella politica.
La seconda accezione mutuava dalla prima un aspetto contrastante (inconsapevolmente o no) con le esigenze della convivenza democratica. Lo stare insieme non tanto per decidere come gestire le istituzioni, quanto per rendere possibile mantenere il controllo, tramite la fede comune, delle strutture cattoliche su chi la fede non ce l’ha. Viene fatto nella convinzione che la verità della fede può essere solo applicata e rispettata. Una convinzione opposta alla logica sperimentale, che nei secoli ha provato come l’universo non sia deterministico e che il futuro non è prestabilito né dipende da un libro sacro di fede.
Di conseguenza, emarginare il più possibile la cultura politica laica era in contraddizione con lo stesso intento fermamente dichiarato dalla DC. Infatti, visto che i laici erano sempre stati, nell’ottica di voler battere il PCI, numericamente determinanti (qualsiasi fosse la formula politica adottata al momento), emarginare la cultura politica laica rendeva di per sé impossibile fare maturare nel tempo la mentalità degli italiani in senso più aperto al probabilismo ed ampliare così la base democratica.
Nella speranza di superare questo ostacolo, la DC si era impegnata sul compromesso storico. Non era una sua invenzione ma aveva accettato di esplorarlo alla ricerca del trovare una consonanza con l’analogo rifiuto fatto dai marxisti dello sperimentalismo e della variabilità individuale (una consonanza che in parte bilanciava la contrapposizione in campo religioso).
Fallito il compromesso storico, la DC pareva più diposta, in superficie, al rapporto con la cultura laica (seppur permanendo l’asimmetria tra il mistico rifiutare il fascismo e il tollerante esser contrari al comunismo).  Nella sostanza però – al di là dell’utilizzo tattico delle reciproche invidie tra i vari partiti laici – la DC restava espressione della cultura politica cattolica e basta. Salvo l’epoca De Gasperi, la DC non riconobbe mai che i laici fossero più adatti ad affrontare i nodi del convivere all’insegna della realtà sperimentale. Perciò la DC non contribuì al costruire davvero una piattaforma di governo dotata di una prospettiva dinamica alimentata dalle iniziative dei cittadini individui. Ne è una riprova certa la lunga vicenda della revisione del Concordato 1929.   
Fin dall’inizio  (Paolo VI in un incontro con il Ministro degli Esteri Nenni), furono i vertici del Vaticano a mettere sul tavolo l’opportunità di rivedere il Concordato. Nei numerosi dibattiti che da allora seguirono per anni, anche a livello Parlamentare, fu evidente il sostanziale imbarazzo che pervadeva la DC. Mentre il Vaticano intendeva ripulire il testo del ‘929 delle oggettive arretratezze mantenendo il privilegio alla struttura religiosa ed il mondo laico (a parte l’auspicio del PLI di superare il Concordato) dibatteva sul come restituire il più possibile il ruolo primario allo Stato, la DC, salvo sprazzi come quello di Forlani che parlò di rinnovare il Concordato, praticava una linea incline a mantenere i privilegi consolidatisi nel tempo a favore della ampia burocrazia operante nelle pieghe del Concordato del 1929. Così, per anni, la trattativa proseguiva ma non si concludeva.   

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