La politica delle proposte e dei comportamenti

La vicenda del gioielliere Roggero e della sua condanna penale, è da molti giorni al centro del dibattito politico. Purtroppo un dibattito tra atteggiamenti pregiudiziali, ormai dominante in Italia. Si scontrano non il valutare ii fatti, bensì i pregiudizi ideologici.

Da una parte, i sostenitori di Roggero, i quali sollecitano una grazia, anzi la pretendono (sorvolando sul fatto che concedere la grazia è una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica) e annunciano pure la volontà di candidare Roggero alle politiche (cosa impossibile finché non ci sarà una grazia, per di più estesa alle pene accessorie). Dall’altra parte, i fautori dei giudici che hanno condannato Roggero per omicidio (perché, come si vede dalle immagini della vicenda, i ladri stavano fuggendo e non era necessario attaccarli dopo che era cessato il pericolo di reato), i quali  decidono disattenti alle ricadute del giudicato sulla convivenza. 

Però. al di là dei pregiudizi, i fatti restano ed esigono una valutazione accurata, non riducibile a considerazioni formalistiche. L’ex Ministro PD Minniti fa almeno due affermazioni indubbie. Che bisogna fermare la super giuria dei social fautrice della grazia e che la grazia non può essere un quarto grado di giudizio. Anche una sua terza affermazione – sicurezza e libertà, con l’accento sulla “e” precisa – è indubbia. Solo che questa affermazione, nel caso Roggero, non è rispettata in pieno. Nella sua sostanza, non solo nella percezione. 

I giudici, troppo spesso intenti a ragionare considerando i codici un mondo separato dalla realtà, hanno previsto un risarcimento ai familiari dei rapinatori morti. Questo risarcimento è dirimente. Costituisce un qualcosa di inaccettabile nel quadro della concreta convivenza democratica.  Infatti – anche volendo ammettere che sia giuridicamente fondato risarcire il danno causato dall’indebita reazione omicida del Roggero, separandola dal complessivo contesto degli avvenimenti – il risarcimento va oltre ogni dissertazione sugli ambiti della sicurezza privata e sulle sue tempistiche.  Come in questi giorni ha più volte detto il Presidente del Consiglio, “chi commette un reato non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque… Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene”. Così, nel fine settimana è iniziata nel ddl Sicurezza la procedura per introdurre la norma che nega un risarcimento civile a chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato.

In tale situazione, è urgente che l’opposizione smetta di avere come solo programma comune il contrasto al Governo Meloni ed inizi ad affrontare i problemi reali, tipo quelli sollevati dalla condanna del gioielliere Roggero. Perdere il contatto con la realtà, fa correre il rischio di quanto avvenuto in settimana al Comune di Castellammare di Stabia.

A due anni dalle elezioni del giugno ‘24, con le liste vagliate e guidate dall’attuale eurodeputato Ruotolo della Segreteria Nazionale, il Comune è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche. Travolto il Sindaco, il noto giornalista Luigi Vicinanza, prestigioso titolare di grandi testate nazionali, già Direttore del Tirreno (impensabili sue contiguità camorristiche), che ha accusato la Segreteria PD di non averlo tutelato nel varare le liste. 

La politica non si fa con le parole d’ordine bensì con i programmi e con i comportamenti davvero conseguenti, per risolvere i problemi della convivenza.

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