Sul Gran Pignolo

La nascita del Gran Pignolo, più che celebrata, va capita per ciò che ha dimostrato da allora. Mauro della Porta Raffo fu invitato a scrivere sul Foglio il 5 settembre 1996 perché segnalava con eleganza lo spessore e la quantità delle notizie date dai giornali che non corrispondevano alla realtà dei fatti. Da qui il nome di Gran Pignolo. Interpretabile in due sensi contrapposti. Come apprezzato richiamo alla necessità di diffondere solo notizie esatte, oppure come vezzeggiativo dell’accuratezza nel valutare il comportarsi improprio dei media, senza attenzione al suo perpetuarsi.

L’intento di Mauro della Porta Raffo era indiscutibilmente il richiamo al dare solo notizie esatte. Perché far conoscere gli avvenimenti come sono, è il presupposto irrinunciabile dei liberali per poter effettuare a ragion veduta le valutazioni e le scelte elettorali individuali, il cuore del convivere democratico.  Si tratta di un presupposto essenziale. E’ utile poiché ribalta la tradizione del seguire le disposizioni di un qualche testo sacro, ideologico o religioso. Il nuovo sta nel vedere la realtà come qualcosa che muta al passare del tempo e non è fissabile per sempre. A quell’epoca, Antonio Di Bella chiosò “la storia della stampa italiana si divide in due parti, prima e dopo Mauro della Porta Raffo”.

Gli avvenimenti di questo trentennio hanno provato che Di Bella ha segnalato uno spartiacque ma che, nella parte del dopo, i mezzi di comunicazione hanno praticato la seconda interpretazione dell’appellativo Gran Pignolo. Un vezzeggiativo accurato nel valutare il loro comportarsi, lasciando però che giornali e giornalisti perpetuino il comportarsi distorto. Nel trentennio, con progressione crescente, giornali e giornalisti si sono dedicati non al dar notizia di quanto avviene nel quotidiano, bensì al narrare la linea indicata dalle elites burocratiche prevalenti al momento. Linea che non tiene conto degli indirizzi voluti dai cittadini e di cui giornali e giornalisti appoggiano i governi amici quando ci sono. Agendo così, giornali e giornalisti, salvo rare eccezioni, non adempiono al compito professionale, e creano le premesse per il proprio opporsi disperato, quando avviene che a quei governi i cittadini reagiscono con il populismo e i media si trovano privi degli abituali poteri di riferimento.

Del Gran Pignolo c’è gran bisogno ancora oggi: la necessità di diffondere solo notizie esatte resta essenziale nel mondo che cambia. Mauro Della Porta Raffo insiste nella propria attività di Gran Pignolo, con gli scritti e con la radio. Anche nell’ultimo periodo applica la sua pignoleria (il richiamare le notizie esatte) al riflettere sul Presidente Trump così come è, un personaggio pluripartitico ed ostinato che non vuole farsi irreggimentare. Purtroppo anche giornali e giornalisti – almeno negli assetti filo sinistra antecedenti i numerosi cambi di proprietà delle testate in corso da dodici mesi – insistono imperterriti nel diffondere le ricette impositive del dover essere sognato. Trump sarebbe il male pervasivo e l’antifascismo una priorità.  Invece di informare, vogliono indottrinare e fanno danni.

Vivissimi auguri liberali al Gran Pignolo.

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