Laici, scuotiamoci

Scritto per il bimestrale NON CREDO

E’ sempre più urgente che il mondo laico si scuota. Foss’altro per assumere un comportamento coerente con la sua stessa convinzione ideale: quella di  costruire una società di cittadini autonomi perché esercitanti ciascuno il senso critico e inclini ad assumere iniziative  all’insegna della libertà civile. Dunque una società nel quadro della neutralità istituzionale.  L’urgenza è dovuta dalla constatazione – di continuo  arricchita di  episodi inequivoci –  per cui  vari settori, a cominciare  da quelli della pubblicità dilagante sul campo informativo ma anche dalla quotidianità di esponenti di certo lontani dalla laicità pubblica, attuano iniziative che distorcono la realtà dipingendola propensa a riconoscersi nel grembo uniforme della religione cattolica.

Nel periodo delle feste di fine Anno, ci sono state intanto due pubblicità significative in modo assai negativo dal punto di vista laico.  Una è stata quella della Ferrari Roma, con uno spot che ne esaltava il design al di là del tempo, una elevata raffinatezza e prestazioni di altissimo livello. Una carrozzeria ispirata alle sportive anni 60, che avvolge un motore da 620 cavalli a trazione posteriore. Con accessori di lusso. Lo spot è legato al nome Roma e perciò punta a richiamare la grande città. Lo fa lanciando in primo piano le immagini del Vaticano e della sua cupola. Il nome Roma è l’occasione per centrare lo spot sullo Stato della Chiesa, alla fine fatto passare quale il carattere distintivo dell’intera città. Quasi la sua importanza civile fosse un banale orpello.

Una seconda pubblicità è stato lo spot diffuso tramite You  Tube con cui l’Arma dei Carabinieri ha fatto gli auguri di Buone Feste per il 2022.  C’è un susseguirsi di immagini di Carabinieri in divisa, uomini e donne, che sfilano in parata o svolgono azioni di ogni genere in diverse città ed ambienti dell’Italia. Poi al minuto 1 e 20 secondi vien fuori la ripresa di un primo piano  dell’automobile bianca papale che lo trasporta benedicente in piedi senza che siano visibili carabinieri. Anche in questa occasione, un simile immagine da  il messaggio  che l’Arma è connaturata alla religione cattolica, in sostanza ammiccando al suo essere la religione dello Stato, cosa che non è più dopo il Concordato del 1984.

Una terza pubblicità è si svolge nei vagoni di Italo Nuovo Trasporto Viaggiatori. Sui monitor delle normali carrozze, l’arrivo nella Stazione di Roma Termini viene allertato  con l’immagine della Città del Vaticano, nonostante Italo non faccia servizio nella stazione ferroviaria del Vaticano. A parte la confusione che viene così indotta nei viaggiatori meno esperti, anche qui, con piglio disinvolto, si fa intendere che in fondo Roma sia rappresentata essenzialmente dal Vaticano. E in modo subliminale si rafforza la convinzione che la città del Papa corrisponda  alla vera Roma cui far riferimento.

Questi esempi recenti sono oltretutto delle punture di spillo se confrontate con il diffuso servilismo verso la Chiesa cattolica nelle TV, quella pubblica e quelle private, che costituisce una evidente violazione della libertà religiosa. Perché in sintesi il Vaticano esercita  una straripante egemonia in TV. Tuttavia la questione vera su cui il mondo laico deve riflettere, è come il Vaticano ottiene una simile egemonia. Non con le armi, bensì  con il suo fare proselitismo sempre ed ovunque, parlando in apparenza perfino d’altro.  Perché, negli anni più recenti il proselitismo non contempla più la presenza assillante delle notizie dirette sugli atti della Chiesa e si è focalizzato  sul trattare più ampiamente i punti di vista cattolici, dissimulandoli all’interno di discussioni ordinarie nei campi più svariati.

Per questo motivo i laici – partendo dal fatto che sono incrollabili fautori della libertà di culto – debbono impegnarsi crescentemente a ribattere in ogni circostanza il merito delle tesi diffuse dalla Chiesa Cattolica, per la parte degli aspetti che, sotto le mentite spoglie di predicare il credo religioso, attaccano e corrodono, ovviamente in misura variabile, l’essenza dei criteri del convivere civile.

Le tesi cattoliche su cui i laici dovrebbero iniziare a ribattere punto per punto con insistenza, sono almeno queste quattro: l’idea che la religione non dovrebbe attenere solo alle scelte  private ma anche a quelle pubbliche, il criterio per cui la quantità dei fedeli di una religione dovrebbe determinarne la qualità, la tendenza ad oscurare le altre religioni e in genere il dibattito in materia religiosa, l’incoerenza nei comportamenti della Chiesa cattolica dimentica delle sue posizioni di principio o della scienza. Solo facendo questo possiamo efficacemente contrastare le tesi della Chiesa nell’opinione pubblica.

La prima è l’origine del grave limite concettuale nella posizione civile della Chiesa cattolica. A bella posta si vuol confondere il diritto – fondamentale per i liberali – della libertà di religione nel privato e nel pubblico con il diritto della  religione di intervenire nelle scelte della convivenza pubblica. Ciò va assolutamente evitato. La credenza religiosa , almeno in alcuni casi e di certo nel cattolicesimo, non è davvero tollerante verso chi non esercita il medesimo credo. Il tanto sbandierato dialogo interreligioso è una disponibilità di tipo diplomatico , che non è in grado di sostituirsi al convivere secondo le regole scelte in libertà dagli stessi che convivono. La ragione è che la fede cattolica non accetta fino in fondo la diversità dei cittadini (che è la realtà della vita), e invece sostiene il principio secondo cui la vera libertà è riconoscere la verità della fede  del Dio cattolico. Una volta lo esercitava con l’Inquisizione, poi lo scontro con la libertà l’ha indotta a mutare registro, ma non ancora ad accettare  la diversità individuale e il conseguente rifiuto dell’autorità gerarchica.

La seconda tesi  viene espressa con l’obiettivo di  rafforzare il ruolo cattolico e le richieste operative che avanza. E a ben vedere consegue la convinzione fideistica che il mondo si regga sull’autorità dei capi e non sulle decisioni conflittuali degli individui. Questa convinzione implica che la quantità degli aderenti deve pesare di più che la qualità delle idee e la conoscenza che ne deriva. Non a caso, il mondo cattolico insiste sulla necessità di privilegiare le confessioni più numerose in quanto più rappresentative. Ad esempio, il capogruppo el PPE al Parlamento UE, il tedesco Weber, cattolico, ha sostenuto ufficialmente di recente che “la religione non deve essere spinta solo nella sfera privata. Il dna dell’Europa è cristiano. E due terzi dei cittadini si considerano cristiani“. Senza accorgersi, nell’ansia  di esibire numeri più alti possibile, che i due terzi erano stati raggiunti mettendo insieme quelli che celebrano il Natale il 25 dicembre e gli altri che lo celebrano il 7 gennaio (come i cristiani ortodossi). Insomma, per i laici   tener conto della quantità attiene alla statistica, mentre la qualità delle conoscenza individuale è ciò che attiva la vita.

La terza tesi cattolica in Italia  consiste nella tendenza ad oscurare il dibattito religioso. Perché è consapevole che nella situazione del nostro paese – ove la Chiesa ha un dominio capillare da molti secoli  e con l’aiuto di Mussolini è riuscita a risolvere a proprio favore la questione romana interrompendo dal punto di vista istituzionale  la politica di separazione Stato Chiesa dei liberali – meno dibattiti di fanno in campo religioso e meglio possono svettare i privilegi secolari della tradizione cattolica. Il che è una forma di censura per il pluralismo religioso previsto in Costituzione. I laici debbono contrastare tale censura, diffondendo la libertà di credere in un Dio o in un altro oppure di non credere.

La quarta tesi cattolica è che la propria gerarchia dovrebbe aver mano libera nel tenere comportamenti difformi da quanto affermano la sua stessa dottrina o la scienza umana. Due esempi. Esempio uno, le frequenti prediche del Papa sulla necessità di abolire la schiavitù in terra rimossa dall’uguaglianza in Cristo  tra uomo e donna. Ma non i laici, bensì le donne cattoliche della rivista  tedesca Emma,  denunciano la rigida discriminazione esistente nella Chiesa. Non per caso hanno assegnato a Francesco il premio “misogino dell’anno”. Stigmatizzando che le donne sono escluse dall’amministrazione dei sacramenti e dall’ordinazione al sacerdozio, cioè dall’accesso autonomo a Dio. Esempio due, i corsi universitari per esorcisti nella diocesi di Roma. Riconosciuti ufficialmente in un Decreto papale in cui si afferma la linea secondo cui  “il diavolo esiste e si è fatto uomo, semina l’odio nel mondo, provoca morte”.  Affermazione che diffonde nel nostro paese una mentalità chiusa alla conoscenza scientifica di secoli. I laici debbono confutare le pretese  di mano libera alle gerarchie, negatrici della realtà sperimentata e con ciò a favore del modo di pensare che oggi disconosce l’infezione pandemica.

Come si vede, esistono molte ragioni per cui il mondo laico deve scuotersi. Con urgenza. E’ necessario un suo impegno quotidiano costante che riaffermi il proprio modo d’essere nei confronti del proselitismo cattolico,  inadatto per natura ad affrontare i nodi del mondo d’oggi. 

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