Osservazioni su un articolo (a Danilo Taino)

Caro Taino,

essendo un costante ed affezionato lettore dei Suoi articoli che trovo sempre puntuali a cominciare dall’esprimere il classico metodo liberale del ragionare sui fatti, mi permetto un’osservazione sul Suo articolo di stamani, “la via tortuosa del taglio delle emissioni”.

Anche questo segue il metodo abituale, dal momento che in ogni caso sarà indispensabile proporsi di perseguire l’obiettivo deciso sia mediante il continuo esame sperimentale dei risultati sia in riferimento alle problematiche civili indotte da una trasformazione rapida e robusta. Peraltro sono perplesso sull’argomento delle intenzioni contrarie dei grandi paesi inquinatori. Non solo perché intanto è positivo per l’UE ridurre il proprio inquinamento (la distribuzione dell’atmosfera dei fumi di importazione non è istantanea e qualche effetto in zona lo ha) ma soprattutto perché non trovo sia applicabile in automatico la tesi che il sistema UE sarebbe protezionistico ed economicamente destinato all’inefficacia. Non è protezionistico perché le imposte non vengono poste su prodotti uguali provenienti dall’estero, bensì su prodotti diversi (appunto con emissioni più alte) che è dimostrato scientificamente hanno un impatto negativo sui cittadini. E in modo analogo, il sistema UE non è , con certezza, economicamente destinato all’inefficacia , proprio perché la logica profonda dei mercato è confrontare i prodotti, che sono diversi, e far scegliere nel tempo ai cittadini consumatori (alla base del piano UE c’è la convinzione provata che tagliare le emissioni migliora il prodotto e il clima).

Ne consegue che l’industria non può mai riconoscersi in un’impostazione produttiva statica , e neppure porsi il problema del modificare il meccanismo di produzione esistente al momento. Comportarsi in tale maniere corrisponde al voler influenzare il mercato con operazioni forzate a sottocosto (già precisamente pretendendo di non calcolare il costo dell’inquinamento).
Su questo punto, in Italia, c’è una riprova nell’atteggiamento del colosso ENI . Nel nostro paese l’ENI insiste nella politica degli inceneritori (che trattano il 60% dei rifiuti urbani) ed evita altre tecnologie (che riducono al 10-15%il trattamento dei rifiuti urbani e quindi limitano drasticamente la CO2); in altri Paesi, come Austria, Svezia, Svizzera, l’ENI è già stata obbligata dai governi del posto ad utilizzare quelle procedure tecnologicamente innovative.

In base a questo ragionamento, trovo quanto da Lei riferito alla fine dell’articolo – inizia a circolare l’idea che sia necessario trovare alternative alla strada del taglio delle emissioni, costosa ed enormemente impervia – sia esatto ma lasci spazio all’interpretazione preferita dall’immobilismo industriale che ho descritto sopra. Conserviamo l’esistente com’è finora. Il che, da un punto di vista liberale, non funzionerà come non ha mai funzionato nella storia.

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