Commento sul titolo di un Convegno a Milano
Congiungere i termini “rivoluzione” e “liberale” è un ossimoro fuorviante del liberalismo (di certo di quello degli anni 2000). Infatti, il dna della rivoluzione è aspirare ad un modello politico-sociale perfetto e definitivo nel tempo, nel nome del quale indottrinare. Invece, il liberalismo funziona immerso nel passar del tempo, applicando il metodo sperimentale sui fatti, seguito da ipotesi interpretative e progetti formulati con la libertà individuale del cittadino e decisi attraverso il conflitto democratico . Perciò, non per caso, la rivoluzione porta ineluttabilmente a formare poteri chiusi con esiti storici più o meno tragici di oppressione dei cittadini, mentre il liberalismo punta a costruire una società aperta, che accetta l’idea del tempo, che è fondata sulle scelte dei cittadini e che pratica con rigore l’inclinazione al cambiamento, graduale, continuo e attento a rivedere i risultati precedenti quando necessario. Cioè il liberalismo rifugge l’approdo perfetto della rivoluzione.

