La stampa e la televisione stanno dando un grande risalto ai due motu proprio con cui il Papa ha modificato, con decorrenza l’inizio dell’Anno Santo a dicembre, le procedure del diritto canonico concernenti l’annullamento del matrimonio cattolico. Mi pare un risalto davvero eccessivo e soprattutto non accompagnato da una riflessione generale.
L’eccesso è probabilmente dovuto alla fregola di compiacere il conformismo attorno all’esercizio di questo culto. Infatti, seguendo ancora una volta l’indirizzo ormai consolidato del suo pontificato, Francesco ha ribadito integralmente la linea dottrinale della Chiesa e poi ha provveduto a snellire in più punti strutture, tempi e costi del processo di annullamento. La novità resta quindi tutta interna al come il mondo religioso cattolico concepisce il rapporto matrimoniale. Il che senza dubbio merita l’attenzione che tutti gli stili di vita privati suscitano nella generalità dei cittadini, ma certo i due motu proprio non possono essere presentati come avvenimenti epocali che innovano i rapporti legali del convivere tra i cittadini italiani.
La differenza tra matrimonio in Comune e matrimonio Concordatario rimane immutata. Dal punto di vista concettuale, resta tra il sancire un rapporto secondo le norme dello Stato civile oppure stabilirlo secondo la propria fede e solo dopo, in virtù dei poteri privilegiati dati dal Concordato al sacerdote cattolico, farlo trascrivere allo Stato Civile (scelta che implica l’adottare un criterio separatista Stato religione oppure un criterio di soggezione dello Stato). E dal punto di vista pratico, perché il divorzio è soggetto solo al codice civile mentre il risposarsi dopo in Chiesa dipende comunque dall’annullamento in base alle norme del codice Canonico (che, pure dopo dicembre, potranno portare fino alla Sacra Rota).
Quanto alla mancanza di riflessione generale sui mass media, non ho ancora letto o visto articoli o programmi che sottolineino l’aspetto emblematico. Vale a dire, i due motu proprio comprovano, ancora una volta, che le istituzioni civili percepiscono con un anticipo di decenni (almeno) la direzione presa dai costumi dei cittadini e che, solo in seguito, sotto la pressione dei suoi stessi fedeli, anche la Chiesa cattolica imbocca quella direzione. Non è un caso. Le istituzioni civili si fondano sulla fisiologica diversità dei cittadini e sono impegnate a regolare l’esercizio delle diverse esigenze nel vivere quotidiano. La Chiesa cattolica intende rappresentare Dio in terra secondo le regole della fede e la guida dei pastori, alle quali devono uniformarsi le esigenze del popolo dei credenti: per essa la diversità non è il pernio del vivere, è una contingenza che si annulla nella verità della Chiesa.

