Il taglio del debito (a Milena Gabanelli)

Gentile Signora,

Le scrivo quanto segue, a proposito del Suo pezzo sul Corriere.it, spinto  dalle Sua evidente passione per i fatti e per il ragionarci su.

In sintesi, Lei svolge delle considerazioni fondate sul problema che attanaglia il nostro paese, l’eccesso di debito accumulato in rapporto al PIL. Concordo. Infatti in un mio opuscolo dello scorso agosto dicevo che occorreva diminuire il debito di circa 380 miliardi (allego l’opuscolo in calce). Dopo, sempre con il merito di parlare con chiarezza, Lei sostiene però cose che mi pare reggano progressivamente meno.

Il problema essenziale è che limita il Suo panorama alla tassazione dei privati e dei redditi e tratta la patrimoniale sotto questo profilo. Invece il problema politico e finanziario reale si fonda  sul distinguere il problema del taglio del debito accumulato (con raccolta di soldi dai patrimoni dello Stato e  in proporzione di tutti i privati, soldi utilizzabili in un fondo apposito per il riacquisto dei titoli di Stato) da quello della gestione annuale del bilancio e abbassando, contestualmente al taglio del debito,  le imposte, Iva inclusa, insieme allo snellimento di politica, burocrazie e vincoli in molti settori per poter rilanciare lo sviluppo, liberare le energie di impresa e di lavoro, svolgere un contrasto efficace contro l’evasione. Se vuole, i dettagli può vederli nell’opuscolo. La strada da Lei indicata di una patrimoniale sui redditi soffocherebbe il bambino produttivo nella culla e spalancherebbe le porte alla burocrazia pubblica, che, con più soldi a disposizione, si ritaglierebbe più privilegi castali.

Imporre la via della tracciabilità dei pagamenti è invece una strada che, al di là delle Sue intenzioni, finisce per calare una cappa di piombo sulla libera circolazione economica tra i cittadini. I problemi della convivenza non possono mai risolversi imponendo norme di questo tipo per legge. Lo ha ripetutamente mostrato l’esperienza storica. La Sua idea di mettere una forte tassa sui prelievi raggiungerebbe lo scopo di spingere i soldi sotto i mattoni oppure di creare un’alluvione di micro assegni circolari (lo ricorda è già avvenuto alcuni decenni or sono) ma non quello di combattere l’evasione. Questa si combatte con il contrasto di interessi tra i consumatori (la detraibilità fiscale) e soprattutto facendo crescere molto il riconoscersi nei cittadini nelle istituzioni della convivenza. Tutt’oggi la realtà italiana è che pesano presso tutti gli strati sociali più gli agganci amicali che non regole e competenze.

Il provvedimento più immediatamente applicabile, purché ne esista la volontà politica, testa la patrimoniale per tagliare il debito pagata da tutti in proporzione, anche perché fa sentire tutti partecipi del paese e evita le aste di titoli per qualche mese. La protezione dei ceti più deboli sta nel far funzionare davvero lo Stato e nel garantire a ciascuno, non solo con gli slogans, i diritti personali incluse le minime condizioni di vita.

Confidando di averLe mostrato un  punto di vista diverso dal Suo per ottenere lo stesso scopo,

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