L’articolo del Prof. Rossi sui referendum elettorali di questa estate, svolge considerazioni condivisibili su ciò che sta avvenendo ma non dice cosa implichi. E, siccome parlare di cambiamento di per sé non lo determina e alle politiche mancano al massimo 20-21 mesi, credo occorrano atti costruttivi.
Ambedue i referendum elettorali appartengono all’area di centro sinistra e soprattutto a quella PD. E’ una riprova del vero problema: nell’opposizione non esiste alcun accordo su un meccanismo elettorale alternativo al porcellum. Il primo, quello dei professori, è rispettoso delle norme costituzionali e propone un rimaneggiamento della legge vigente reintroducendo il sistema proporzionale con soglia. Per questo è stato subito contestato da più aree del PD ed ha finito per chiudere i battenti. La seconda proposta, nata per contrastare la prima, sposa la tesi secondo cui abrogando il porcellum rientrerebbe in vigore il mattarellum (coesistenza del maggioritario di collegio con il 25% di proporzionale di lista). Questa tesi, per i limiti espressi con chiarezza dal prof. Rossi, rischia molto la non ammissibilità (e infatti il PD è molto cauto nei sui confronti).
La conclusione dell’articolo è che si tratta di un messaggio politico del popolo referendario al parlamento perché trovi un’intesa. Il punto sta qui. Quale intesa, visto che non esiste una proposta alternativa condivisa? E che dunque è impossibile coagulare una qualche maggioranza parlamentare sul nulla? In realtà, comportamenti referendari del genere attribuiscono al cittadino solo il ruolo parolaio dell’indignazione moralistica e non quello di costruire progetti politici.
Per mutare davvero la legge elettorale, occorre proporne un’altra. Si potrebbe lavorare ad una antica proposta (prof. Pasquino), che consente di mescolare la rappresentanza proporzionale con il criterio di scelta maggioritario. La via è il doppio turno con sbarramento al 2% (al primo turno assegnati i 2/3 dei seggi con il proporzionale puro tra le liste e al secondo assegnati i 2/3 dei restanti con il maggioritario di coalizione lasciando l’altro terzo alle perdenti). Avendo il coraggio di decidersi, potrebbe divenire uno strumento operativo su cui coinvolgere costruttivamente i cittadini e premere in modo concreto in parlamento. In tal caso, qualora la maggioranza restasse sorda, si sarebbe costruito un punto determinante per un progetto politico alternativo alle elezioni politiche.

