La cura per la democrazia zoppa (a Michele Ainis)

Egregio Professore,

il Suo pezzo odierno sulla democrazia zoppa in Italia analizza opportunamente lo stato di cose delle nostre istituzioni e per ciò stesso risulta molto utile in un paese dove le analisi, più che non fatte, vengono evitate con cura.

Non credo però di essere incontentabile nell’osservare che resta fuori una questione essenziale. Seppure in modi non identici, sia la democrazia rappresentativa sia quella diretta, presuppongono che, per dar materia alle procedure che contraddistinguono le due, debba esistere non soltanto la disponibilità del singolo cittadino a giudicare con il voto ( inteso non ad occhio ma secondo le procedure costituzionali ) o ad  avanzare idee ma anche l’attitudine, connessa alla disponibilità iniziale, ad aggregarsi in base ai criteri del  condividere questa o quella proposta in materia di convivenza nonché del confrontarle pubblicamente. Accettando tale presupposto, allora diviene chiaro che sia la democrazia rappresentativa sia quella diretta soffrono crescentemente quando questa attitudine diminuisce di fatto. E’ quello che accade nell’attuale situazione , in cui latita il confronto su progetti alternativi a proposito della convivenza, dato che il dibattito politico non è più sulle idee o sui progetti e sui loro criteri ma sui personalismi, sugli eventi, sulle tifoserie, sulla detenzione del potere e così via.

Nel complesso è corretto dire che  la democrazia è zoppa. Solo che non si cura l’essere zoppi con l’ortopedico, bensì con la cura che  l’ortopedico dovrebbe prescrivere. Purtroppo, nel nostro caso, l’ortopedico ( o meglio gli ortopedici più grossi) sono i primi a non volere la cura del confronto politico sulle cose, l’uno per scelta derivata da esperienze di tipo imprenditoriale commerciale unite all’inconsapevolezza culturale, l’altro per spirito di emulazione basato su una malintesa concezione di rappresentanza parcellizzata e contraddittoria che in fin dei conti pensa solo al potere. Stando così le cose, il ricorso agli ortopedici esistenti è un’illusione. La cura è possibile solo dando corpo all’attitudine aggregante tra coloro che intendono tornare al dibattito politico sul cosa fare per la convivenza. Senza dubbio, questa esigenza è faticosa ( il che contrasta un po’ con la tendenza corrente dei diritti come pappa scodellata), ma non credo sia terapeuticamente eludibile.

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