Caro Avvocato Baracca,
mi scuso per il ritardo ma – per chiarirle ancora che quella più volte espressaLe è la posizione della FdL – è stato necessario rileggere tutto il scambio di mail sull’argomento tra Lei e i nostri collaboratori. Ora sa che questa risposta è del Presidente della FdL.
Le dico subito che sono state sostenute da parte nostra le tradizionali posizioni della FdL che poi sono, nonostante la Sua cortese pervicacia nel dubitarlo, le tradizionali impostazioni del liberalismo.
Di questa pervicacia è ad esempio frutto la Sua ultima mail. Lei parte con il sostenere che noi abbiamo sicurezze “sul rispetto ” ( in realtà il nostro termine è “adempimento”) di tutte le sentenze. Ma invece noi abbiamo parlato in specifico riferimento alle sentenze definitive frutto dell’applicazione del reticolo delle leggi nel loro complesso. Applicazione he è un’attività indispensabile della magistratura. Il Suo richiamo a quanto hanno fatto i comunisti negli anni ’70 è fuori bersaglio. Sono abbastanza carico di anni per ricordare con precisione che l’operazione che allora fecero i comunisti rispetto alla magistratura non era la creatività rispetto al quadro costituzionale bensì un’operazione tutta diversa che però trovava applicazione ovunque possibile ( non solo nel settore lavoro ), che è durata per anni ed è tuttora dura ad essere sradicata: l’operazione di inserire molti loro giovani virgulti (allora) nella magistratura per radicare l’idea che solo alla magistratura spetterebbe l’obbligo di realizzare tramite le sentenze una sorta di rivoluzione legislativa a prescindere dalle specifiche leggi fatte dal parlamento. In altre parole era una operazione essenzialmente di partito che avrebbe avuto l’effetto ( e in parte lo ha avuto) di spostare il potere nelle mani della magistratura, nonostante la costituzione indichi un’altra linea. Questa concezione, il PLI prima e poi la FdL che del PLI è l’erede diretto, l’hanno sempre apertamente avversata. Ma lo hanno fatto in nome dei principi liberali della divisione dei poteri e non, come Lei pare propenso, per sostenere che il pendolo del potere dovrebbe passare dalle mani della magistratura alle mani del governo. Per cui le sentenze definitive frutto del complesso costituzionale e normativo delle leggi esistenti, devono essere applicate proprio in nome della divisione dei poteri, che è un fondamento del liberalismo.
Quanto alla natura dell’accanimento terapeutico, il Suo richiamo alle sentenze è qui davvero privo di valore. Ogni scienzato o medico serio, che sia credente o non credente, può chiarirlLe che le flebo ai malati terminali sono sempre anche una somministrazione di medicinali salvavita, cioè accanimento terapeutico. Lo negano i fanatici teo-con, senza però mai addurre uno straccio di prova in contrario. E finora la proposta di maggioranza sul testamento biologico non rispetta affatto i criteri liberale, proprio perché cerca di ricondurre le scelte del cittadino sotto il controllo pubblico del politicamente corretto.
Quanto al Suo argomento per cui gli organi dello Stato non devono legittimare omicidi, in pratica è solo gioco di parole, perché dal punto di vista logico Lei parte dal giudicare la morte di Eluana un omicidio ( che è una Sua personale valutazione) per poi trasformarlo in fatto oggettivo e così usarlo per richiamare i poteri dello Stato a non commetterlo. Ma il fatto non è oggettivo. Suvvia, sembra una citazione distorta della frase del Ministro Alfano, “morta di sentenza” , frase ( indubbiamente ambigua perché consente letture contrapposte ) che però può essere una forma di fotografia, se letta nel senso che Eluana è morta dopo che la sentenza ha consentito al padre di sospendere gli interventi.
Quanto al Suo definirsi liberale, è un Suo legittimo punto di vista. In questi scambi di mail però il pernio è un’altra questione, i comportamenti in politica dei liberali. Tutti noi Le abbiamo ripetuto la posizione dei liberali, italiani e più in genere anche europei ed internazionali, posizione che nel fare le leggi pone innanzitutto il ruolo della libertà di ogni cittadino e non il punto di vista della comunità. Un credente può benissimo essere liberale se rispetta questo principio nella vita pubblica. Viceversa chi non lo rispetta non è politicamente liberale.
Quanto alla presunta commistione della FdL tra naturalismo e positivismo, mi permetta di dirLe che, a parte eventualmente una nostra ridotta capacità espressiva, Lei non sembra aver chiaro che quello che sosteniamo è ben lungi dal rendere i liberali naturalisti o positivisti, che sono teorie completamente diverse, oltre che superate. I liberali sono strettamente connessi alla realtà dei fatti, allo scorrere del tempo, alla logica evolutiva.
Avendo così soddisfatto la Sua richiesta di avere una risposta personalizzata e ufficiale e confidando di aver contribuito alle Sua riflessioni in materia, Le porgo distinti saluti
Avv. Giovanni Baracca – lunedì 16 febbraio 2009
Sulle sua sicurezza del rispetto di TUTTE le sentenze non mi rimane che considerare che … bene hanno fatto i Comunisti negli anni ’70 a creare il cosiddetto diritto reale o costituzinale del lavoro. Da liberale non se ne può dolere.
Mi pare un poco troppo frettoloso e sicuro nel considerare accanimento terapeutico la nutrizione artificiale: peccato che non abbia letto la sentenza della cassazione, contiene molti spunti interessanti, anzi una vera classificazione.
Infine, come ho precisato penso che i poteri dello stato devono giocare correttamente e bilanciarsi, soprattutto non devono legittimare omicidi.
Da liberale non condivido la sua posizione e mi sembra che nel suo ragionamento vi sia una commistione di posizioni natulistiche con quelle positivistiche. Ma questo è altro tema.
A proposito, lei sa e conosce con chi scrive, io vedo solo due sigle e non ho il piacere di conoscere il suo nome e cognome. Mi piacerebbe conoscerlo per esteso.
dalla Federazione dei Liberali
Egregio Avvocato,
nel Suo ragionamento Lei trascura che il fatto che il giudice debba seguire la legge non significa che per legge qualcuno possa intendere ogni singola legge e non ritenere legge il reticolo delle leggi già approvate nella sua complessità. Non esistono aree in cui in questo senso non valga il complesso reticolo. Questo è il punto. Il conflitto di attribuzione sollevato dalle Camere contro le decisioni della magistratura aveva il solo significato di sostenere il principio illiberale secondo cui può essere fatto solo ed esclusivamente solo quello che è consentito da qualche specifica legge, e non altro. Il che è intimamente statalista (tanto più perché a luglio ci sarebbe stato tutto il tempo di varare una legge sul testamento biologico). Nel caso Englaro , poi, le sentenze riconoscono al babbo Englaro, anche senza una legge specifica, il diritto particolare di non alimentare più Eluana dopo 17 anni e lo hanno fatto sulla base di quanto previsto dal reticolo legale e costituzionale. Quindi non sono per niente sentenze discrezionali. Anzi, sono obbligate dal complesso delle leggi della convivenza. Ciò non significa affatto che tali sentenze debbano essere condivise da tutti nel merito, ma solo che in uno stato liberaldemocratico non possono venire disapplicate da nessuno, addirittura dal governo con atto di imperio. Se si fa , si esce dallo Stato di Diritto.
La riprova che l’intento del governo andava oltre il salvare Eluana , si ha , ormai superato il caso Englaro, sulla questione di oggi del testamento biologico. Infatti il governo e i criptostatalisti congiunti ai teo-con vorrebbero darne una formulazione che di nuovo non affida il testamento biologico a ciascun cittadino, ma ancora una volta a quanto vuole lo stato, sia come alternative che procedure. Per di più sembra si voglia far passare l’idea che l’idratazione-nutrizione negli stati terminali consista solo in acqua e cibo, mentre qualsiasi medico serio, credente e non credente, sa perfettamente che in quei casi idratazione-nutrizione significa anche e sempre somministrazione di medicine e dunque accanimento terapeutico. Sarà un cittadino sano di mente libero di fare la propria scelta ( costituzionalmente protetta ) a valere per il futuro senza essere invischiato in assurde procedure che di fatto riconoscono potere di scelta solo alla comunità-stato ?
Un liberale non può che essere per la libertà di scelta.
Avv. Giovanni Baracca – lunedì 16 febbraio 2009
Ho tardato a scriverLe perché confidavo che nel frattempo le idee si acquietassero. Le discussioni successive avrebbero dovuto almeno chiarire gli aspetti giudiziari effettivi della vicenda, ma in pochi hanno letto le sentenza e tutti hanno eretto muri insormontabili a difesa dei più disparati principi, anche ideologici.
Il principio di diritto – che sorregge la sentenza della C.d’A. di Milano – manca dal nostro ordinamento e la Cassazione aveva dichiarato che l’alimentazione con il sondino non era accanimento terapeutico, ma la Corte è stata di diverso avviso.
Negli anni settanta i pretori cosiddetti d’assalto, quelli torinesi, riformavano l’ordinamento del lavoro a colpi di sentenze innovative, invocando dall’interpretazione a loro favorevole della Costituzione i principi di diritto che poi applicavano.
I liberali sono mai scesi in piazza per sostenere quelle ragioni.
Oggi accade lo stesso: dalla Costituzione si trae il diritto reale – sulla scelta della terapia cui sottomettersi – da applicare, mentre nulla esiste di codificato, al quale ultimo i giudici devono sottostare. É l’esito di un conflitto fra i poteri dello Stato; anzi uno spazio lasciato vuoto dal legislatore e subito occupato dal potere giudiziario.
…ma in pochi hanno letto le due sentenze Englaro ed in tanti hanno parlato e riamane il fatto che nessuno ha il diritto di uccidere, neppure con un pezzo di carta, firmato e timbrato, ma redatto nell’immaginato e non reale (questa volta) “nome del popolo italiano”.
Ciò non fa parte dello stato di diritto, ma della discrezionalità.
dalla Federazione dei Liberali
La legge avrebbe dovuto escludere il caso Englaro per non rimettere in discussione le sentenze definitive della magistratura. Infatti non è affatto vero che il Parlamento può legiferare come crede e non riconoscere il complesso di norme e di fatti che concorrono a regolare la convivenza ( p.e., le sentenze definitive). Dunque il caso Englaro avrebbe dovuto essere comunque escluso da un ddl sul testamento biologico (che tra l’altro avrebbe potuto essere fatto prima, se si fosse ritenuto la questione urgente) e in ogni caso , ora, le divisioni innescate non dovranno influenzare la configurazione e l’applicazione dalla nuova legge sul testamento biologico, per non introdurre blocchi incostituzionali della volontà del cittadino.
Questo non è un teorema assoluto , è viceversa il seguire sul piano civile, oltre che il diritto, un approccio umile e retto dai criteri della scienza. Che è sempre chiarezza e libertà. Anche a costo di dispiacere agli statalisti e ai teocrati che vorrebbero imporre la loro verità in nome del volere del popolo. La democrazia rappresentativa è notoriamente opposta a quella diretta proprio perché fatta di reti e contrappesi.
Quanto alla Sua battuta finale, me ne dispiace molto, ma non vorrei che Lei intendesse chiamare liberali atteggiamenti che non possono esserlo in quanto estranei allo Stato di diritto.
Giovanni Baracca martedì 10 febbraio 2009
Purtroppo stamane questa polemica diviene sterile. Indicativo il titolo Eluana è morta Giustizia è fatta.
Non è un titolo religioso, che non mi interessa, ma è una massima di vita, sostanziale, contraria alle ideologie…
Peraltro devo dissentire ancora una volta dall’affermazione che la legge avrebbe dovuto escludere il caso Englaro: le leggi sono emesse in nome del Popolo italiano ed il Popolo italiano ha eletto i propri rappresentanti che danno poi fiducia al governo del Popolo italiano: ergo il Popolo italiano è rappresentato dal Parlamento che può legiferare sui temi ritenuti opportuni. e fra essi, viva ancora Eluana il futuro della stessa indipendentemente della sentenze passate. Unico limite la Costituzione.
L’assolutezza del teorema mi spaventa non trova riscontro nell’idea di Libertà, che presuppone un approccio umile e retto dai criteri della scienza.
E stamane non so se mi sentirò ancora liberale.
Grazie comunque
Federazione dei Liberali:
La ringraziamo per la Sua riflessione. Desideriamo peraltro sottolineare che, contrariamente a quanto innescato dalla diatriba vita contro morte, il punto politico rilevante messo in discussione è proprio la massima che anche Lei approva.
Se fosse in questione solo la diatriba, da liberali dovremmo rimetterci alla pietas, del babbo Englaro oppure di ciascuno di noi se la questione toccasse a noi, nel decidere cosa fare in concreto. Ma dopo la volontà politica di impedire l’applicazione di sentenze definitive di alti gradi della magistratura, la diatriba passa in secondo piano. L’essenziale diviene la difesa di regole che consentano a ciascuno di esercitare la propria pietas.
Sarebbe stato assai diverso se il disegno di legge avesse escluso il caso Englaro e avesse affermato che fino alla nuova legge sul testamento biologico non potranno più esserci casi di nuove sospensioni delle somministrazione di medicamenti (perché in realtà di questo si tratta) nei casi terminali. Se ne sarebbe potuto lo stesso discutere l’opportunità (visto che la legge sul testamento biologico è studiata da anni senza mai essere fatta), ma non si sarebbe violato le sentenze definitive e lo Stato di Diritto. Ma invece no, poiché l’unico scopo è la soluzione del caso Englaro, anche a costo di stravolgere lo Stato di Diritto. Non si tratta di non condividere la decisione del babbo, si tratta di impedirgli l’esercizio di un diritto riconosciuto da sentenze ( la mancanza di termini nella Corte di Appwllo, rende la cosa ancora più grave, perché di nuovo è il babbo ad avere la titolarietà della valutazione). Tutto questo non può andare bene.
Oltretutto ci permettiamo di suggerire attenzione al fatto che questo stop al babbo Englaro non è ad oggi pomeriggio una conclusione certa. Di fatti, non c’è bisogno di ricordarLe l’articolo 74, comma 1, della Costituzione. Se il Presidente se ne avvarrà ( il che non pare improbabile visto il suo rifiuto sul decreto legge ) , i tempi divengono tali da rendere pressoché certo che di fatto la nuova legge non sarà applicabile al caso Englaro.
In conclusione. L’essere passati alle maniere forti è stata una pessima iniziativa politica illiberale che oltretutto rischia di violare i principi e di non raggiungere il suo scopo.
Cordialità
cm
Giovanni Baracca lunedì 9 febbraio 2009
Le rispondo che sono profondamente d’accordo con la massima «con le regole dello Stato di Diritto la libertà di ogni cittadino è viva, con le norme della morale teocratica la libertà muore», posto che è il mio pane quotidiano, ma non concordo con la cieca applicazione ovunque e comunque del principio.
C’è sempre una norma di prudenza generale sopratutto nel caso in cui l’applicazione del provvedimento porterebbe all’irreparabilità ed a non poter tornare più indietro (nel caso ci fossimo sbagliati!)
Un vecchio Pretore, ora in pensione, che per anni ha svolto la sua funzione giudicante qui in Romagna soleva dire che «è la legge al servizio dell’uomo non l’uomo al servizio della legge!» É vero che si potrebbe arrivare all’arbitrio, ma è bello sapere che il primato spetta comunque all’uomo.
Infine, al di là ogni polemica, mi pare che nella sentenza della Corte d’appello di Milano (che sicuramente avrà letto, ma che per scrupolo le allego) non viene posto un termine … e questo dovrebbe essere sufficiente a permetter un maggior approfondimento (sempre che non si tratti di una guerra ideologica e di principio… che è quello ches i vuole combattere!)
Cordialmente
A Lei occorrerebbe un approfondimento maggiore prima di spedire risposte in cui non si accorge che, con la scusa di tenere conto della via umana, Lei non tiene conto della libertà di ogni cittadino e disapplica frettolosamente le sentenze definitive dei massimi gradi dei tribunali.
cm
Il giorno 08/feb/09, alle ore 17:46, Avv.Giovanni Baracca ha scritto:
Non sono d’accordo.Mi pare una semplicistica proposizione del problema che non tiene conto della vita umana.
Occorr un approfondimento maggiore prima di spedire manifesti così intransigenti su temi così delicati.

