Un dibattito sulla rivista AbruzzoLiberale
Premesso che la replica di Di Carlo alla mia intervista ad Abruzzo 24ore circa la unica titolarità del nome Partito della Libertà da parte della Federazione della Libertà e non del centro destra, è una replica, oltre che legittima, del tutto ragionevole ma altrettanto confemativa di quanto ho detto nell’intervista, desidero aggiungere che queste sue ulteriori dichiarazioni portano ulteriori argomenti alla mia tesi.
Nell’ordine, Di Carlo non scopre nulla nel dire che al Parlamento europeo ci sono pochi liberali italiani ( infatti è un finto sogno conservatore asserire che in Italia tutti sarebbero liberali) e in compenso afferma cose che sono altrettanti miti senza riscontro nella realtà. Primo, il professor on. Martino, figlio di un padre che era (e resta ) un importante uomo di governo liberale – pricipalmente come promotore degli atti politici per cui venne creata l’Europa a 6 – è persona molto degna che nel PLI, di cui all’epoca io ero, prima vice segretario e poi vice presidente, rappresentava in direzione la destra liberale di Sterpa, amico del liberista americano Friedman, passato subito a Forza Italia quindici anni fa e da allora mai più aderente alle organizzazioni liberali internazionali od europee, tanto che viene universalmente annoverato tra gli euroscettici. Quindi nessuna cautela nel dire che l’on. Martino, di discendenza liberale, è stato lui stesso liberale ma non è più politicamente liberale da quindici anni. Politicamente , uno è liberale se si comporta da liberale, non se lo è stato una volta.
Quanto alla mia affermazione , che Di Carlo definisce lapidaria, secondo cui “un liberale non può stare nel centro destra”, è semplicemente vera, se con questa parola si intende corrispondente alla realtà. Il centro destra italiano si autodefinisce – con chiarezza politica ed intellettuale che deve esser riconosciuta anche dagli avversari – la sezione italiana dei popolari europei. Questo significa che non ha in alcun modo voglia o pretese di far una politica liberale, che invece è rappresentata e fatta dal partito liberale europeo, ELDR. E che il centro destra non sia liberale neppure in Italia, finisce per confessarlo pure Di Carlo, dichiarando che il centro destra è “una forza liberale, liberista e libertaria”, quando i liberisti non sono assimilabili ai liberali ( ricordiamo quanto scritto in proposito da Einaudi) e i libertari semplicemente non sono liberali. Stendo poi un velo sulla pretesa di Di Carlo che i liberali siano bipolaristi, dato che la struttura di qualsiasi liberale è fondata sulla diversità dei vari cittadini e dunque è assurda ( per qualsiasi liberale) la pretesa di volerla ridurre a due sole chiese , sia contrapposte che ecumeniche. Ancora peggio se, per convincere al bipolarismo, si tirano in ballo argomenti di mero potere.
Infine, la cartina di tornasole della posizione politica di centro destra di Di Carlo è l’invito ai liberali a sostenere l’iniziativa di Diaconale e di Taradash i quali, come è noto, hanno lanciato una sorta di OPA borsistica sul PLI (dal quale il primo era uscito clamorosamente e il secondo mai aderito dopo il 1975 ) con l’esclusivo fine di riportare nel centro destra il nuovo PLI di De Luca , ricreato negli anni 2000 nell’orbita berlusconiana dopo lo scioglimento del PLI storico nel febbraio 1994 e staccatosi dall’orbita berlusconiana un anno fa, alle politiche del marzo 2008. Questa OPA è solo un tentativo di recupero strumentale da parte del centro destra. E’ priva di qualsiasi sostanza politica l’idea di mantenere autonomia ed identità liberale rispetto al partito unico del Popolo della Libertà. Inanzitutto un liberale non può collocarsi nella sezione italiana del popolar conservatori europei. E poi, per farla breve, che senso ha stare nel centro destra, quando un liberale è del tutto contrario alla politica che il centro destra ha già promosso in modo fallimentare sulle sentenze del caso Englaro e sta promuovendo sulle regole da dare al testamento biologico ? I liberali dovrebbero dire quello che vogliono e fare quello che dicono. Invece nel centro destra non esiste connessione tra il dire e fare nel senso liberale. Basta portare i voti con qualsiasi mezzo e idea. Ma tutto ciò è incompatibile con una politica liberale.
Raffaello Morelli, Federazione dei Liberali

