Per un maggioritario su proposte di governo (a Ferruccio De Bortoli)

Egregio Direttore,

Nel fondo del Corriere di lunedì 29, il prof. Panebianco porta ad esempio di una serpeggiante nostalgia del proporzionale ( che è un dato di fatto ) la recente legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Sembra un esempio mal posto e fuorviante.

Il punto è intendersi su cosa deve essere il maggioritario. Per i liberali, da oltre un decennio, il maggioritario deve servire a spingere al formarsi di coalizioni su proposte di governo e di governanti tra loro alternative e tra cui la scelta fatta dai cittadini e manifesta l’indomani del voto vale per la legislatura. La legge del finanziamento pubblico non è in contrasto con questo maggioritario né è sintomo di nostalgie proporzionalistiche. Consentire l’esistenza di partiti grandi e piccoli – che esprimono un’esigenza di gruppi di cittadini, sia essa una profonda convinzione culturale oppure un obiettivo contingente – dà corpo al pluralismo e rende possibile una scelta di governo maggioritaria tra il massimo delle diverse opzioni possibili: quelle delle coalizioni che puntano a vincere e quelle degli altri che intendono far sentire la loro voce e le loro idee.

Poi esiste un altro modo di intendere il maggioritario. Che non si ispira al pluralismo delle scelte bensì alla volontà di risuscitare due partiti chiesa fideisticamente contrapposti. In questa versione, il maggioritario è uno strumento per instaurare con ogni mezzo il bipartitismo (il termine bipolarismo è solo una ipocrita copertura). O si sta di qua o si sta di là. Perché si parte dalla idea che i mali dell’Italia consistano nella presenza di partiti non di massa i quali, con i loro pochi punti percentuali, impedirebbero ai grandi di decidere e di governare. In realtà, si vuol bandire il diritto di pensarla diversamente, di esercitare la critica al di fuori delle chiese al momento più gettonate. In quest’ottica, il finanziamento anche dei partiti piccoli diviene un male perché, salvandoli dal ricatto dell’omologazione, ostacola il bipartitismo rigido.

Questa seconda concezione del maggioritario si radica in un’antica ascendenza culturale di un certo mondo utopico, antiindividualistico, attento solo al potere di chi lo ha e dunque illiberale. E, prospettando scenari di conformistica omologazione, costituisce un aiuto, indiretto ma non trascurabile, ai nostalgici del ritorno al proporzionale. Noi liberali, invece, vorremmo andare avanti verso un maggioritario più organico modellato sul doppio turno alla francese. Così, da pluralisti e maggioritari coerenti, ci sforziamo di vincere il senso di frustrazione di tanti cittadini italiani che vogliono costruire un’opposizione liberale e si sentono privi di adeguata rappresentanza politica.

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