Cronologia del liberalismo 4.6 f)

4.6 –  Il mondo dell’Occidente – f) gli avvenimenti internazionali nel triennio della Presidenza Kennedy. L’elezione di Kennedy a Presidente lo rese il primo cattolico Presidente e quello più giovane. Fu un’elezione dai margini strettissimi: lo 0,17 % nel voto popolare e il fatto che in 11 stati uno spostamento inferiore all’ 1%  avrebbe ribaltato il risultato. Risultarono decisivi alcuni fattori. A partire dallo scegliere quale candidato vice presidente Lindon Johnson, un texano di lunga esperienza,  del tutto inviso  ai consiglieri di Kennedy, ma che servì a far convivere due partiti democratici, i liberal del Nord e i segregazionisti del Sud. Poi dall’aiuto del padre, Joseph, che aveva avuto legami con personaggi della criminalità organizzata, tipo a Chicago (ed effettivamente nello Stato dell’Illinois Kennedy prevalse per  appena 8.000 voti). Inoltre dall’efficace accusa del candidato ai Repubblicani di aver perso terreno nella Guerra Fredda, sotto il profilo economico, militare e nella corsa allo spazio.

In generale, la campagna di Kennedy espresse un messaggio di forte cambiamento. Che fu ripreso dopo anche nel discorso di insediamento a fine gennaio ‘61. “Se una società libera non riesce ad aiutare i molti che sono poveri, non può salvare i pochi che sono ricchi ……. Siamo chiamati a sopportare il peso di una lunga e oscura lotta che potrà durare anni  contro i comuni nemici dell’uomo: la tirannide, la miseria, la malattia e la stessa guerra. Pertanto, cittadini, non chiedete che può fare il vostro paese per voi, ma quel che voi potete fare per il vostro paese”.  Un discorso con evidenti spunti liberali, pur senza un organico disegno liberale. Come principali collaboratori nel Governo, Kennedy chiamò quale Segretario di Stato Dean Rusk, presidente della  Fondazione Rockefeller, quale Segretario alla Difesa Robert McNamara , Presidente della Ford, quale Procuratore Generale il fratello Robert Kennedy, che era stato il Direttore della sua campagna elettorale.  Infine confermò  a capo della FBI Hoover, che lo era da decenni e a capo della CIA Allen Dulles.

A febbraio 1961 le elezioni parlamentari in Belgio ritoccarono senza sconvolgerli i rapporti tra i partiti  nei voti e negli eletti rispetto alle elezioni precedenti. Il Partito Cristiano Sociale perse cinque punti percentuali e otto eletti, restando però largamente primo. Il Partito Socialista guadagnò l’un per cento in voti e quattro eletti. Il Partito Liberale (che si era trasformato in Partito della Libertà e del Progresso unendosi ad altri gruppi liberali minori) crebbe dell’1,2 % mantenendo gli stessi 20 eletti. Tuttavia, due mesi dopo, a fine aprile, i gravi e diffusi scioperi che accompagnavano da molti mesi il percorso di riforme tese ad un maggior rigore istituzionale (aumento della pressione fiscale, taglio delle spese specie militari e nell’istruzione), portarono alla caduta del Governo  del Cristiano Sociale Eyskens in carica  da qualche anno. Così, da una coalizione tra Cristiano Sociali e Liberali con il sostegno del 58,5% degli eletti , si passò  ad un’altra coalizione tra Cristiano Sociali  e Socialisti Presieduta dal Cristiano Sociale Lefevre con il sostegno dell’85% degli eletti. Iniziò un lungo periodo in cui i belgi preferirono affidarsi a Governi con una larga base parlamentare piuttosto che a maggioranze ridotte dallo stare attente al rigore nella gestione pubblica. Preferenza dovuta anche al dover vivere tra le forti tensioni esistenti nel paese sul tema sentitissimo dell’uso del  bilinguismo a livello istituzionale.

Sempre ad aprile ‘61, neppure tre mesi dopo il giuramento, la nuova Amministrazione Kennedy consentì l’attuazione di un tentativo  d’invasione di Cuba programmato un anno prima dalla CIA con l’autorizzazione di Nixon. In realtà, nell’Amministrazione erano moltissimi e di assoluto primo piano i contrari dichiarati a tale operazione. Ed erano contrari anche gli inglesi e pure Adenauer, con cui lo stesso Kennedy ebbe un incontro burrascosissimo. Non riuscirono però a convincere il Presidente il quale, condividendo la preoccupazione per gli sviluppi della rivoluzione di Castro del ’59 in senso comunista che bisognava bloccare , si limitò  a stabilire alcune restrizioni. Vale a dire  nessun diretto coinvolgimento delle truppe USA, e la flotta non più vicina di 20 miglia a Cuba. La situazione fu inoltre complicata dal fatto che la notizia dell’imminente invasione fu data dalla stampa una decina di giorni prima (lo stesso Kennedy commentò che Castro non aveva bisogno di spie). Il 17 aprile avvenne lo sbarco alla Baia dei Porci di circa 1500 cubani anticastristi armati e assistiti da cingolati e da aerei. In tre giorni gli invasori vennero del tutto respinti dall’esercito cubano e l’operazione si concluse in maniera disastrosa (provocando l’allargarsi degli accordi di Castro con la Russia da commerciali a militari). In sintesi l’intera vicenda fece emergere un netto divario nell’agire rispetto agli impegni della campagna elettorale in tema di pace e libertà, stendendo sulla Nuova Frontiera un velo di dubbi. Qualche settimana dopo il Presidente, quasi per rimediare, annunciò il programma spaziale Apollo per portare un astronauta americano sulla Luna entro il decennio.

Durante questi stessi mesi, in Gran Bretagna il Governo MacMillan lavorava – di fatto lo faceva già da tempo – per superare lo scetticismo degli inglesi circa la proposta di creare una Comunità economica in Europa.  Dopo Suez la Gran Bretagna non era più una effettiva potenza mondiale, e ampi strati dell’industria e del commercio ne presero gradualmente atto. Il Primo Ministro si convinse che il futuro inglese era l’Europa senza che ciò significasse allentare i legami con il Commonwealth. Di conseguenza ad agosto del 1961 candidò la Gran Bretagna a divenire un paese membro della CEE a pieno titolo. Su questo punto il governo MacMillan trovò anche il consenso del Partito Liberale, che stava sempre più risvegliandosi. 

Intanto, fin dall’inizio del ’61 , il Presidente De Gaulle era attivo su vari settori. In quello della CEE, convocò a Parigi, la prima conferenza al vertice con “lo scopo diricercare i mezzi per organizzare una più stretta cooperazione politica”. Il livello delvertice, capi di Stato o di governo, permetteva secondo lui di affrontare questioni  importanti nonpreviste dai trattati di Roma, in particolare le relazioni con i paesiterzi. Quanto alla politica in Francia, per agevolare la soluzione della situazione algerina, De Gaulle a gennaio fece svolgere un referendum sull’Algeria. I comunisti erano contrari al particolarismo algerino, i socialisti difendevano il principio dell’Algeria parte integrante della Francia, i conservatori per realismo politico si convertirono all’idea di un’Algeria indipendente. Così il referendum ebbe esito positivo in Francia ma non nelle grandi città dell’Algeria. I militari francesi operanti in Algeria reagirono tentando di insorgere, ma la Francia aveva scelto la strada dell’accordo. Perciò i rivoltosi a sostegno dei pieds noirs iniziarono a guerreggiare contro gli Arabi e contro il governo di Parigi. Questo atteggiamento finì per accelerare la linea delle trattative, anche con il fattivo aiuto della Svizzera impegnata in un concreto esercizio di neutralità attiva.

Nel medesimo anno 1961, il dibattito politico italiano continuava ad avvilupparsi attorno al tema dell’apertura al PSI. Un’apertura sostenuta con cautela dalla DC (per non creare difficoltà al suo monocolore in carica , il Governo Fanfani III) e con insistenza crescente dal PSDI e dal PRI (che con l’apertura volevano dare  al PCI  il definitivo ruolo di oppositore). Peraltro tutti e tre propendevano, seppure in modi diversi, ad usare quale conferma propulsiva dell’intento aperturista l’insofferenza (montante) per un PLI che sempre più descrivevano, in quanto liberale, quale punta della conservazione democratica, sperando di farne perciò stesso la reale legittimazione all’apertura.  Un simile comportamento ometteva il dato fondamentale. L’apertura al PSI aveva un’unica valida ragione, riuscire a far sì che il PSI acquisisse la piena consapevolezza del valore  determinante nel convivere del praticare gli effettivi meccanismi della libertà dei cittadini.  Consapevolezza assente all’epoca.

In ogni caso, a fine gennaio si insediò al Comune di Milano la prima Giunta DC  PSI PSDI con sindaco socialdemocratico. Seguirono le forti proteste liberali. I quali peraltro non uscivano dallo stallo della loro posizione, che esprimeva principi liberali coerenti ma non riusciva a liberarsi dal dover sperare (parole di Malagodi al Consiglio Nazionale di fine febbraio) “che il PLI possa da solo fare maggioranza con la DC, sia per realizzarla, sia per costituire una alternativa valida”. In tal modo la possibilità del PLI di incidere sui governi dipendeva esclusivamente da quale fosse la scelta dalla DC.

Durante i mesi successivi la situazione restò cristallizzata, con uno stato di cose parecchio confuso e variabile per la Giunta alla Regione Sicilia. In pratica, tuttavia, emergeva sempre più la tendenza a realizzare l’apertura al PSI, nonostante esistesse una divaricazione in materia economica, soprattutto sul cosa fare per mantenere il miracolo economico in essere da oltre un decennio. La posizione DC, in specie l’ala sinistra e quella attenta alla Chiesa, era assai legata ai precetti sociali della dottrina cattolica; in aggiunta, la stessa DC, ma anche PSDI e PRI, ritenevano che dare maggior attenzione alla politica sociale fosse un buon viatico per avvicinarsi al PSI.

Verso metà agosto, vi fu un’importante novità nella Guerra Fredda. Siccome oltre trenta mila persone al mese fuggivano dal settore orientale di Berlino, e poi attraverso Berlino Ovest dalla Germania Orientale, il governo della DDR decise di sigillare il confine costruendo un muro che impedisse ogni contatto tra Berlino Ovest e Berlino Est. Fu una reazione emblematica della mentalità sovietica, incapace financo di concepire una vita libera per i suoi cittadini.

I primi di settembre, si tenne a Bruxelles, il X Congresso dell’Internazionale Liberale presieduto da Malagodi. Con  un’impostazione assai decisamente dinamica. Venne riaffermata la necessità “di provvedimenti per dare la possibilità di un’attività economica indipendente a tutti coloro che ne hanno la capacità ma non i mezzi materiali ……per una politica di partecipazione dei lavoratori nell’ambito delle aziende, nel quadro di nuove strutture economiche e professionali che escludano ogni considerazione politica di partito”.

La settimana successiva, in Italia, venne costituita alla regione Sicilia, dopo una crisi durata un semestre,   una maggioranza dei quattro partiti di centro sinistra. Il PLI affermò che la solidità del Governo Fanfani era messa in discussione. Un’altra settimana e la DC tenne il suo primo convegno di studi a San Pellegrino Terme per  porre le basi del programma del futuro centro-sinistra nazionale. La divaricazione politica di fondo era chiara, ma il PLI continuò a non affrontare la questione  del come tessere progetti alternativi a quelli incentrati sulla DC, e si limitò a definire una tregua operosa l’appoggio esterno al governo.   

In quegli stessi giorni, si svolsero le elezioni federali in Germania con novità. Una fu che il Partito Socialdemocratico di Willy Brandt arrivò ad essere il primo partito (aumentando del 12% gli eletti fino a 203), anche se l’accoppiata di Adenauer dei due partiti CDU CSU prevalse di nuovo (anche se sfiorando un calo del 10% negli eletti, restati 251). L’altra grossa novità fu il notevole successo della FDP liberale di Mende (un aumento degli eletti del 52,2%). Ne scaturì un Governo a tre, CDU  CSU FDP , l’Adenauer IV. Proseguì l’azione favorevole alla CEE insieme alla crescita dell’economia tedesca in un quadro aperto, in specie per influenza dei liberali e del Vice Cancelliere  Ehrard ( che era Ministro dell’Economia dal 1949) .  

Nello stesso periodo, il Presidente Kennedy, nella politica estera in estremo Oriente,  andava mostrando cosa per lui significasse essere cattolico. Di fatti, inquadrando il tutto nelle necessità della guerra fredda, stabilì un rapporto stretto  con il Presidente del Vietnam del Sud Ngo Diem, di famiglia cattolicissima, tanto che dai primi anni ’50 lui aveva preso i voti da laico per legarsi ad una comunità  e seguire la regola di San Benedetto. Kennedy concretizzò il rapporto avviando l’incremento esponenziale del numero di consiglieri militari statunitensi in Vietnam. Quando era divenuto Presidente questi consiglieri superavano appena i cinquecento, nel 1963 saranno circa 15.500. Il problema stava nel fatto che la maggior parte della popolazione vietnamita era buddista e il governo Ngo Diem, di tipo dittatoriale, favoriva  i cattolici, causando non poche tensioni religiose.  Che si sommavano alla guerriglia dei Vietcong venuta dopo la divisione del paese seguita al ritiro francese, da una parte il Vietnam del Nord comunista guidato da Ho Chi Minh e dall’altra il Vietnam del Sud autoritario guidato da Ngo Diem. Insomma, anche in Vietnam i proclamati ideali pacifisti di Kennedy erano in dubbio. A fine autunno, comunque deciso a ricuperare il controllo politico in politica interna, il Presidente Kennedy prese atto dell’indagine condotta da suo fratello Procuratore Generale sul disastroso tentativo di invadere Cuba organizzato dalla CIA. L’indagine concluse che si trattava di un’iniziativa del tutto estranea al ruolo istituzionale dell’Agenzia. Così il Presidente liquidò le persone al vertice della CIA.  

Tra fine del ’61 e inizio ’62, la politica italiana arrivò a realizzare quell’apertura al PSI  evocata da anni. Prima venne decisa nella sostanza dal Congresso Nazionale DC, poi fra febbraio e marzo si realizzò con  l’insediarsi del quarto governo Fanfani, DC-PSDI-PRI, che ottenne la fiducia per l’astensione del PSI.  Il PLI votò contro con dettagliate motivazioni riferite al programma del Governo, che  “ha accettato di pagare ai socialisti per il loro appoggio un pesante prezzo che non determina, non facilita, non accelera il loro distacco dai comunisti”. La prospettiva del PLI era invece l’alternativa liberale, cioè estendere il miracolo economico italiano e la sua trasformazione completa nel miracolo sociale in un regime di libertà. Nel medesimo periodo Gaetano Martino, nonostante in Italia fosse un esponente dell’opposizione, venne eletto Presidente del Parlamento Europeo per la sessione biennale.

A marzo 1962 si conclusero con la firma ad Evian le trattative sulla questione algerina.  Fu posta fine immediata al conflitto franco-algerino dopo 8 anni, riconosciuta la sovranità dell’Algeria, concessa l’assistenza tecnica e finanziaria da parte della Francia (che in cambio manteneva per un quindicennio alcune basi militari in Algeria) e la libertà di circolazione dei cittadini algerini in  Francia per ragioni di lavoro. Gli esiti dell’Accordo funzionarono per la Francia ma non per Algeria.   

In Italia, quando a maggio 1962 si concluse il settennato del Presidente Gronchi, la DC riuscì alla nona votazione (443 voti a 334) ad eleggere Antonio Segni, con il voto della destra, all’insegna dell’anticomunismo. Con una perfetta dinamica democristiana, il primo atto del neoeletto Presidente fu respingere le dimissioni del Governo Fanfani, sostenuto da una maggioranza diversa dalla sua, il tripartito aperto al PSI.

A metà maggio il Presidente De Gaulle, in una conferenza stampa, trattò il tema cardine di attualità, esprimendo concetti importanti. Prima affermò che “l’Assemblea Parlamentare Europea è composta di delegazioni dei nostri sei parlamenti nazionali.  Consentiamo a questa Assemblea di discutere questioni politiche comuni, così come già discute le questioni economiche. Facciamo esperienza  e iniziamo a prendere l’abitudine a vivere ed agire insieme”. Poco dopo precisò “in nessuna delle mie dichiarazioni ho parlato di Europa delle patrie. Non credo che l’Europa possa essere una realtà vivente se non comprende  la Francia e i francesi, la Germania e i tedeschi, l’Italia e gli italiani… Dante, Goethe, Chateaubriand sono appartenuti all’intera Europa in quanto erano italiano, tedesco e francese. Non avrebbero servito l’Europa se fossero stati apolidi e avessero pensato e scritto in qualche esperanto”. Di conseguenza “al giorno d’oggi non ci può essere un’Europa diversa da quella degli Stati…. Sono gli Stati che hanno creato l’attuale Comunità. Economica…Quale popolo europeo sarebbe disposto a sottomettersi a leggi votate da deputati stranieri quando tali leggi contrastassero la loro volontà profonda?  Al giorno d’oggi non esiste modo per cui una maggioranza straniera possa costringere nazioni recalcitranti”.

Sono parole piene di realismo che corrispondono alla logica profonda dei Trattati di Roma derivata dall’intuizione di Martino: per praticare il principio della convivenza  fondata sulle scelte del cittadino, è indispensabile far maturare le idee civili a passo a passo. Non avrebbe avuto lo stesso risultato concepire l’Europa alla stregua di un soggetto sovranazionale prefissato, come avrebbe voluto un certo federalismo ideologico staccato dalla realtà dei fatti, a differenza dei liberali. Perciò i contatti tra i paesi membri della CEE a proposito della richiesta della Gran Bretagna di aggregarsi quale membro CEE, proseguivano. Tuttavia erano contatti complessi, perché appunto si andava profilando la resistenza da parte della Francia.  

Nelle medesime settimane, il Governo Fanfani IV formalizzò la decisione di varare la legge sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica, per dar modo al PSI di riportare un successo tangibile che motivasse l’astensione determinante per il Governo. Il PLI si oppose duramente. L’ENEL, dopo l’ENI, proseguiva lo statalizzare l’economia italiana, oltretutto con la conseguenza abnorme di mettere una colossale disponibilità liquida nelle mani di pochi soggetti liberi da impegni produttivi.  

Nel mese di luglio, il Presidente De Gaulle dichiarò  l’Algeria indipendente. Trenta giorni dopo ci fu la reazione dell’OAS. Venne mitragliata da attentatori l’auto su cui viaggiavano De Gaulle e sua moglie, che restarono illesi.  Fu palese che gli accordi di Evian non erano bastati a favorita la pacificazione in Algeria. Nelle grandi città migliaia di cittadini europei vennero uccisi. Un milione di europei, la comunità ebraica e molti Arabi fuggirono dall’Algeria. Più di centomila Arabi che avevano servito nelle istituzioni francesi, vennero torturati e massacrati. Negli anni successivi si creò una rigida dittatura di tipo socialista che portò il Paese al collasso economico. L’intera vicenda algerina costituì l’ulteriore prova dei danni persistenti provocati dal ritardare il normale sviluppo dei meccanismi della libera indipendenza.

All’inizio autunno 1962, con un voto parlamentare (cui si erano invano opposte le sinistre) in seguito confermato da un referendum ad ottobre, De Gaulle ottenne l’inserimento in Costituzione dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica, il che rafforzava il suo  mandato ma soprattutto trasformava l’organizzazione dello Stato. 

Negli Stati Uniti, il Presidente Kennedy si stava occupando dei diritti civili e della segregazione razziale, che furono i temi su cui la sua azione risultò più efficace. Poi,  il 14 ottobre  1962 un aereo-spia americano, sorvolando Cuba, fotografò tra i bananeti 9 rampe di lancio in costruzione per missili atomici di lunga gittata . Erano rampe sovietiche. Cinque giorni dopo , sempre gli aerei spia USA, scoprirono che navi russe stavano portando  missili alle Antille. Ancora tre giorni e il Presidente Kennedy  parlò alla Nazione.

“Questo governo, come aveva promesso, ha esercitato la più stretta sorveglianza sul potenziamento militare sovietico a Cuba“. Proseguì elencando in dettaglio le tante località degli Stati Uniti raggiungibili dai missili a Cuba. E concluse con una valutazione  inequivoca: “Una linea di condotta aggressiva, se le si consente di svilupparsi senza controlli né freni, alla fine porta a un conflitto“. E’ un dato di fatto accertato, che quando fu fatto il discorso alla TV, l’esercito USA era già pronto  per  attaccare Cuba: 250mila soldati erano stati mobilitati nella zona della Florida,  180 navi erano state dislocate ai Caraibi per bloccare l’accesso ai porti cubani, 155 missili a testata nucleare erano pronti a colpire Cuba (e altri 105 pronti a colpire l’Urss) . Per di più, Kennedy, mentre parlava, sapeva bene che gli Stati Uniti avevano da molti anni delle basi in Turchia con missili Jupiter a testata atomica (dunque più vicine all’URSS di quanto lo fosse Cuba a Miami). Anzi era chiaro che la presenza degli Jupiter a poca distanza dai confini russi fosse uno dei motivi principali per la sfida (resa possibile dagli accordi seguiti all’invasione fallita alla Baia dei Porci) fatta da Kruscev con i missili a Cuba. 

Kruscev replicò con durezza a Kennedy e le navi sovietiche continuarono ad avanzare. Il mondo intero venne scosso  dal pericolo di una guerra mondiale. Sotto banco, tuttavia, si svolgeva un’intensa attività diplomatica basata su quanto aveva scritto Kruscev a Kennedy proponendo un compromesso. In pochissimi giorni, americani e sovietici lo raggiunsero davvero. La Russia avrebbe ritirato  i missili da Cuba e in cambio l’America si sarebbe  impegnata a non invaderla e a togliere il blocco navale. In più, una volta compiuto il ritiro dei missili da Cuba, gli USA avrebbero ritirato i loro Jupiter dalla Turchia. Il compromesso venne attuato subito nella parte cubana e qualche mese dopo in quella turca (evocando in pubblico motivi di manutenzione). La terza guerra mondiale venne scongiurata, ma la vicenda rese evidente che nelle istituzioni, americana oltre che in quella russa, esistevano ambienti impegnati con insistenza ad arrivarci.

Nelle settimane della crisi dei missili a Cuba, in Italia proseguiva vivacissimo il dibattito sulla riforma della Scuola Media (divenuta poi legge il 31 dicembre 1962). Una riforma importante che portava da 11 a 14  anni l’istruzione obbligatoria per tutti, unificava per questo periodo la tipologia di scuola   e  stabiliva la sua gratuità. Però anche una riforma assai divisiva. All’epoca la divisione pareva fondarsi soprattutto sull’aver ridotto lo studio del latino  ad essere facoltativo. E senza dubbio era una scelta di rilievo contro cui si mobilitarono a lungo  con passione  tantissimi umanisti, laici , di Chiesa ed anche del PCI , una scelta che perfino sessant’anni dopo non pochi criticano attribuendole la colpa di aver contribuito ad avviare il degrado della scuola italiana.

In realtà, peraltro, quella divisione era fondata principalmente sull’avere o no la  volontà – dichiarata eppure neanche espressa fino in fondo quanto ai motivi – di rendere l’istruzione unificata sopprimendone il filone dell’avviamento professionale. Fu soprattutto il liberale Salvatore Valitutti ad opporsi denunciando che una simile volontà si mascherava dietro la preoccupazione  di scongiurare una selezione classista tra gli studenti sia per l’indirizzo scolastico adottato sia per il proseguimento successivo degli studi , ma in realtà costituiva l’effettivo obiettivo della concezione massificante ed indistinta tipica dell’ideologia avversaria dell’individuo ed oppressiva dei cittadini. Perfino il famosissimo Rettore dell’Università di Padova, Concetto Marchesi, alto dirigente e deputato del PCI, aveva detto anni prima che il marxismo si sarebbe ridotto ad uno stagno per ranocchi se avesse appoggiato riforme per abolire il latino e per rinunciare alle sue valenze critico-formative.

Nel complesso va detto che, all’epoca, il dibattito politico italiano si stava indirizzando verso una minore attenzione sul come formare i cittadini e sull’approfondire il confronto tra le idee. Tendeva a focalizzarsi sul come soddisfare in superficie le richieste emergenti  con soluzioni semplicistiche e illusorie dei problemi del momento.

I primi di gennaio del 1963, il Presidente De Gaulle – che pure nella seconda parte dell’anno precedente aveva anche proposto dei passi in avanti rispetto al Trattato costitutivo CEE mediante il coordinamento in materia di politica estera e di difesa oltre che di economia – dichiarò che al momento non  esistevano le condizioni per un’adesione formale della Gran Bretagna alla CEE . Il motivo era che, se la Gran Bretagna voleva aderire, non ci dovevano essere trattative. Doveva semplicemente accettare principi, regole e costi della CEE. Altrimenti le trattative avrebbero  minato le basi stesse del Trattato di Roma. Forse una simile dichiarazione De Gaulle la fece mosso anche dalle sue ferme convinzioni pro sovranità della Francia. E’ comunque certo che era una dichiarazione del tutto realistica. Non riconoscerlo ed asserire che il no fosse solo dovuto alla prospettiva gollista  (supposta) dell’Europa delle patrie, è una critica strumentale dovuta a chi sosteneva non tanto la CEE istituzione innovativa così come delineata dal Trattato di Roma, quanto la prospettiva di fare della CEE un tradizionale Stato sovranazionale  a prescindere dalla sua innovativa caratteristica del fondarsi sul cittadino.

A parte ciò, il No di De Gaulle alla richiesta inglese fu un brutto colpo per il Governo Mac Millan. Che per di più si trovò poco dopo in un scandalo  in cui era coinvolto il suo Segretario di Stato per la Guerra, Profumo, e che finì per allargarsi a dismisura  divenendo un affare di grande rilevanza politica. Si trattava di uno scandalo per una relazione extra coniugale avuta circa due anni prima da Profumo con una modella, la quale frequentava contemporaneamente un addetto dell’Ambasciata URSS, noto ai Servizi inglesi per essere una spia. Dunque il triangolo intimo poteva essere un canale di transito per segreti militari. Il problema fu che all’inizio MacMillan non intervenne e quando lo fece lo scandalo era divenuto pervasivo. Le dimissioni di Profumo dopo qualche mese non evitarono  l’ulteriore (dopo il no all’ingresso nella CEE) indebolimento del Governo MacMillan.

Negli Stati Uniti, la presidenza Kennedy si concentrò nei primi mesi del 1963 sulla politica interna all’insegna della  Nuova Frontiera. Perciò avanzò proposte per l’assistenza sanitaria ai cittadini anziani, per gli aiuti all’istruzione, per lo sviluppo urbano e il  miglioramento del sistema di edilizia popolare. In politica estera si impegnò nel migliorare i rapporti con l’America latina e nel mantenere la stabilità globale.

La politica italiana si imperniò sulle elezioni politiche di fine aprile 1963. Che tra l’altro si svolsero con un aumentato numero di parlamentari da eleggere. Ne uscirono equilibri nuovi, a conferma delle previsioni. La DC perse un po’ più del 4%, il PLI raddoppiò sfiorando il 7%, il PSDI  guadagnò 1,5%, il PRI insieme ai radicali restò immutato, il PSI ebbe un lievissima flessione, il PCI guadagnò grosso modo poco meno del 3%, il MSI anch’esso invariato, i monarchici ebbero un tremendo crollo. Per la maggioranza i tre del governo uscente necessitavano o dei voti del PSI o di quelli del PLI. Il PSI, in attesa del Congresso qualche mese dopo, respinse la proposta di un governo organico di centro sinistra. Quindi l’incarico venne dato al Presidente della Camera Leone , il quale varò a tambur battente un Governo monocolore, riservandosi di verificare chi lo avrebbe appoggiato.  Votò sì la DC, astenuti PSI, PSDI , PRI, monarchici, altoatesini, contro gli altri.

Per decidere il No, la Direzione del PLI si spaccò quasi a metà (molti volevano astenersi per  non fare il gioco della DC teso a dilazionare le scelte per l’apertura al PSI). Il grosso successo nelle urne, non era stato tale da imporre l’alternativa liberale. Che come resistenza civile era un proposito di rilievo nell’Italia di allora, ma di cui non era chiaro come riuscire nell’attuazione senza un preesistente disegno politico al contempo realistico e lungimirante. Un disegno simile il PLI di Malagodi non l’aveva (addirittura neppure si sforzava di crearlo). Non l’aveva perché tendeva a rimuovere una consapevolezza ben presente al leader del PCI Togliatti che in un‘intervista aveva affermato: “non c’è proprio nulla nella dottrina cattolica che respinga un indirizzo sociale e politico guidato da un’economia programmata“.  Non tener conto delle conseguenze di tale consapevolezza, portava a non rispettare l’insegnamento di Croce intorno a metà degli anni ’30, e cioè che l’alleanza della cultura cattolica con quella liberale è utile quando fa prevalere i cardini della seconda.   Insegnamento che poi  è  la sfida costante per il liberalismo italiano.

In Canadà, dopo l’ampia riconferma elettorale, il Governo del Partito Conservatore di Diefenbaker aveva sviluppato la sua azione a prevalente carattere populistico per riaffermare i valori canadesi. Tuttavia erano forti le pulsioni autonomistiche diffuse nel paese. Così, a partire dal ’60, il Governo Diefenbaker si trovò di fronte due questioni di gran rilievo.  Da un lato dovette convivere con la tranquilla ma decisa trasformazione della regione orientale francofona del Quebec (sempre più intenzionata  a difendere  la propria indipendenza dedita alla crescente industrializzazione, specie dopo la vittoria regionale del liberale Lesage , che fece assumere il controllo dell’istruzione e dei servizi sociali, alla struttura pubblica al posto della Chiesa Cattolica). Dall’altro lato  dovette affrontare la necessità di  riconoscere alle numerose popolazioni indigene locali  il diritto di voto alle elezioni federali senza dover rinunciare ai diritti del proprio trattato federale (tra l’altro in effettivo contrasto con l’agire delle istituzioni, che minavano il legame dei bambini indigeni con la famiglia d’origine e con la loro destinazione  scolastica).

Per di più, nel medesimo periodo aumentò la crisi economica in parallelo a quella del dollaro e sorse ancora una volta la questione dei rapporti con gli USA. Il punto di frizione furono i missili anti-aerei Bomarc, progettati per intercettare bombardieri sovietici e collocari  in Ontario e Quebec, che dovevano essere completati con testate nucleari. Il governo Diefenbaker era incerto sulle testate nucleari americane, e quando ci fu la crisi di Cuba, le testate nucleari per i missili Bomarc non erano ancora state autorizzate. Dunque sorse un intenso dibattito sul comportamento del Governo Diefenbaker.  In tale quadro, alle elezioni del giugno ’62 il Governo Diefenbaker perse la maggioranza assoluta e di conseguenza decise di tornare la voto nove mesi dopo . L’8 aprile ’63  si tennero altre elezioni anticipate. Il Partito Liberale, guidato da Lester Pearson, prevalse  senza la maggioranza assoluta e fu a capo di un altro governo di minoranza, che adottò una linea assai differente.   

Allo stesso inizio giugno il Presidente Kennedy  si accordò con Kruscev per installare una linea rossa di contatto diretto tra le due capitali al fine di evitare pericolosi disguidi comunicativi. E a fine giugno fece un importante viaggio a Berlino e a Roma. A Berlino Kennedy andò per testimoniare il sostegno degli Stati Uniti ai berlinesi colpiti due anni prima dalla costruzione del Muro, che i comunisti avevano edificato per bloccare le fughe dalla Germania Est.. La famosa frase “Ich bin ein Berliner”  testimoniò appunto la volontà USA di identificarsi con la libera esistenza dei tedeschi dell’Occidente messa in pericolo dalle minacce dei tedeschi dell’Est.

Nei giorni successivi Kennedy si spostò a Roma. Il 1° luglio  venne accolto dal Presidente Segni all’aeroporto di Fiumicino, insieme sfilarono per la città con accoglienze entusiastiche, poi vi furono cerimonie ufficiali di grande livello. Il giorno dopo – teniamo presente che, a metà aprile, Kennedy aveva commentato la presentazione a Boston della  Pacem in Terris, l’enciclica di Giovanni XXIII, con le parole “Questa enciclica mi rende fiero di essere cattolico” –  incontrò il nuovo Papa Paolo VI  (Giovanni XXIII era deceduto i primi di giugno)   con il quale si stabilì una particolare sintonia, al di là della fede comune, in specie sulla necessità della pace ( da tempo Kennedy diceva “L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità”). Tanto che tre mesi dopo, Paolo VI intervenendo all’Assemblea dell’ONU citò due soli personaggi, il predecessore e Kennedy. Nel pomeriggio dello stesso 2 luglio, Kennedy , sempre con Segni, fece visita a Napoli, in città e parlando alla base NATO. Ancora circondato da folle entusiaste. Una  evidente riprova di come la principale caratteristica di  Kennedy fosse suscitare grandi speranze per un futuro migliore e mobilitare chi sperava. E sulla questione speranze, è ben noto il motivato scetticismo del liberalismo, dato che con le speranze non si risolvono davvero i problemi .  

A metà ottobre ‘63, ci furono cambi di governo in due importanti paesi europei, cambi però limitati alla persona del numero uno e non alla formula. Prima in Germania Adenauer , soprattutto per motivi di età (aveva 87 anni), si dimise e venne sostituito il 16 ottobre  dal Vice-Cancelliere Ludwig Erhard, con la medesima coalizione CD, CSU e FDP.  Erhard era il promotore dell’economia sociale di mercato, un sistema che intende combinare la libertà di mercato con la giustizia sociale. L’economia sociale di mercato era una politica accettabile dai liberali, finché i meccanismi del lato sociale non prevalgono su quelli del mercato. Anche in questo caso vale l’insegnamento di Croce richiamato prima: l’alleanza della cultura cattolica con quella liberale è utile quando fa prevalere i cardini della seconda. E purtroppo le tentazioni dei cattolici di far prevalere la cultura cattolica del sociale sono sempre in agguato ovunque.

In Gran Bretagna  MacMillan , indebolito prima dal no francese alla sua richiesta di entrare nella CEE, poi dallo Scandalo Profumo, infine dalla salute cagionevole, venne sostituito il 19 ottobre dal Ministro degli Esteri  Alec Douglas-Home, che restò a capo del Governo del Partito Conservatore.  Douglas-Home era un aristocratico di famiglia e manteneva anche nelle apparizioni pubbliche il distacco degli aristocratici. Due mesi prima aveva sottoscritto a Mosca il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari , rimase soprattutto interessato alla politica estera, e in quella interna si limitò alla gestione ordinaria.

In Italia, negli ultimi giorni di ottobre ’63, si svolse il 35° Congresso Nazionale del PSI, attesissimo dai tre partiti fautori dell’apertura  sinistra. Il nodo da sciogliere era la partecipazione organica del PSI ad un governo di centro-sinistra. Questo sosteneva la corrente Autonomia Socialista (Nenni, De Martino, Lombardi) che aveva poco meno del sessanta per cento dei voti nelle assemblee provinciali e che riteneva la scelta di centro-sinistra indispensabile per lo sviluppo della democrazia e per le riforme.  La tesi Autonomia Socialista prevalse e il Congresso autorizzò il gruppo dirigente ad avviare le trattative per la formazione di un governo con la DC, il PSDI, il PRI, a condizioni vincolanti.  Alla luce di questi risultati, Leone si dimise i primi di novembre e il 7 il Consiglio Nazionale DC sancì  l’allargamento del Governo al PSI, con un mandato da affidarsi a Moro. Il quale iniziò trattative che si protrarranno per un mese.

Kennedy negli Stati Uniti stava facendo riunioni per preparare le Presidenziali del ’64. Improvvisamente, nel pomeriggio del 22 novembre, si propagò la tragica notizia che il Presidente Kennedy era stato assassinato alle 12,30 locali da colpi di fucile a Dallas nel Texas mentre sfilava in un’auto decappottabile insieme alla moglie e  il Governatore. Nelle due ore successive   la bara con la salma venne portata all’aeroporto della città per essere traslata a Washington  con l’areo presidenziale. All’interno dell’areo prima del decollo, il vice Presidente Lyndon Johnson – che essendo texano si trovava a Dallas –  giurò per il subentro nelle mani di una Giudice federale del Texas, vecchia amica della famiglia Kennedy e magistrato nominato dallo stesso  JFK all’inizio del ’62. Anche lei era a Dallas  per assistere alla cerimonia di benvenuto  al Presidente e fu convocata all’aeroporto apposta per il giuramento.  

Nei primi due giorni dopo i colpi di fucile si verificarono altri fatti eccezionali. La polizia identificò la notte stessa una persona sospettata di essere l’attentatore, Lee Harvey Oswald, sul quale gravavano numerosi indizi. Incriminatolo, negli interrogatori il sospetto – ex marine, marxista dichiarato, impiegato in un deposito libri nel palazzo sulla strada dell’attentato da cui erano partiti gli spari, possessore di un fucile acquistato alcuni mesi prima, andato al lavoro con una busta marrone contenente un oggetto stretto e lungo (lui diceva fosse un asta per tende) – insisteva più volte nel dichiararsi innocente. Il 24 mattina lo stavano trasferendo dal quartier generale della polizia di Dallas alla prigione della contea. Perciò, secondo l’uso, Oswald  percorreva i corridoi della centrale attorniato dagli agenti, tra due ali di cittadini accorsi all’evento e ripreso dalle TV. Tutti videro sugli schermi che un uomo si avvicinò ad Oswald e gli sparò assai da vicino uccidendolo. Quest’uomo subito arrestato era Jack Ruby , proprietario di un night club, pluripregiudicato,  fan di JFK (in seguito morirà in carcere in attesa dell’appello dopo la condanna in primo grado). Il 29 novembre il Presidente Johnson nominò una commissione di inchiesta, la Commissione Warren, che dopo qualche mese stabilì, sulla base di una mole di documenti e testimonianze (ma soprattutto della sostanza delle linee della polizia texana), che Oswald quasi certamente aveva materialmente sparato a Kennedy, agendo da solo (anche Ruby aveva agito da solo). Eppure non chiarì quali fossero i motivi che avevano spinto Oswald né escluse con certezza che l’attentato potesse rientrare in un complotto.  Tali conclusioni della Commissione Warren  hanno sempre avuto,  fino ai giorni nostri, una selva di obiezioni argomentate in dettaglio e basate su specifici aspetti accertati. Senza però trovare prove definitive. In ogni caso è fuor di dubbio che ascrivere l’assassinio di Kennedy alla pura casualità non è del tutto probabile.

La Presidenza di J.F. Kennedy espresse una grande capacità di formulare proposte audaci, a cominciare da quelle sulla Nuova Frontiera, ma fu segnata da una davvero scarsa capacità di farle approvare dal Congresso. Fra le iniziative realizzate furono in primo piano quelle della corsa allo spazio. Il Presidente Kennedy fu efficace principalmente nel sostegno al movimento dei diritti civili, in specie degli afroamericani, un settore in cui fu decisiva l’azione svolta dal Ministro in materia, suo fratello Bob.  Era un Presidente che per mobilitare dava molto spazio ai temi liberali, ma non ne fu un realizzatore concreto.     

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