Una polemica distorta sull’oro

Da qualche giorno si parla e si legge sui mezzi di comunicazione dell’emendamento di Fratelli d’Italia alla legge di Bilancio, che, nella formulazione attuale , stabilisce “le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al Popolo Italiano”. L’opposizione parlamentare e in genere tutti gli ambienti giornalistici ad essa collegati, spinti anche da una analoga richiesta proveniente dalla Banca Centrale Europea, chiedono, in tono scandalizzato, il motivo di questo emendamento.

Ora, l’emendamento manifesta un verosimile rapporto teso dei proponenti con la Banca d’Italia. Peraltro,  il fatto è che la Banca d’Italia dichiara (come riporta il suo sito in italiano ed in inglese) che “Il quantitativo totale di oro di proprietà dell’Istituto è pari a 2.452 tonnellate”. Secondo la Banca d’Italia, dunque,  l’oro sarebbe di sua proprietà.  Alla lettera, questo non solo non è davvero esatto, ma non è neppure ammissibile. Costituirebbe una specie di esproprio elitario ai danni dei cittadini italiani (cioè di quell’insieme di individui  chiamato  Popolo da Fratelli d’Italia  per ribadire che è indistinto, secondo loro).

Non è chiara semmai la richiesta della BCE, visto  che ad esempio in Francia l’oro è per legge di proprietà dello Stato, e la Banque de France si limita a detenerlo e a  gestirlo. Del resto , anche i Trattati Europei richiedono solo che le riserve siano detenute e gestite dalla Banca Centrale dei rispettivi Stati.

Quindi l’emendamento – oltre al suo presumibile intento –   punta pure ad evitare possibili equivoci da parte di importanti settori della Repubblica. L’oro non è una loro proprietà. Anche se lo detengono e lo gestiscono, il punto ineludibile è che la proprietà  rimane saldamente in mano ai cittadini, che della democrazia sono il fulcro non aggirabile. Tentare di aggirarlo facendo crescere il potere di alcune elites sarebbe un atto illiberale.  Perciò l’emendamento che fissa in mondo chiaro chi sia il proprietario dell’oro, introduce il grande vantaggio della chiarezza.

Tra i critici, ci sono pure i commentatori ironici, i quali  suggeriscono di ricordare con il medesimo emendamento (per togliere illusioni di ricchezza) che, oltre l’oro (qualcosa meno di 300 miliardi di euro), il popolo è proprietario del debito pubblico (intorno ai 3000 miliardi). Ma questo è già cosa nota, tanto che si chiama appunto debito pubblico, non debito di qualche Ente dello Stato.

Di conseguenza, qualora le critiche all’emendamento derivassero invece da una preoccupazione tecnica fondata – quella che, se non fosse di proprietà della Banca d’Italia, l’oro non potrebbe figurare nell’attivo del suo bilancio – , allora potrebbero sfociare in un altro suggerimento, questa volta costruttivo. Vale a dire quello di completare l’emendamento che stabilisce la proprietà dell’oro,  con un periodo che autorizza la Banca d’Italia ad includere nel proprio attivo il valore dell’oro che detiene e gestisce.

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