In Italia, da dieci mesi , le grandi testate forniscono agli italiani la versione irrealistica della guerra in Ucraina. L’hanno ridotta al riprodurre la serie TV “Servant of the people”, che dal 2015 Zelensky, ha ideato, sceneggiato, recitato, diretto e poi trasmesso contro gli oligarchi ucraini, fino a quando fondò l’omonimo suo partito nel 2018 e venne eletto nel 2019 Presidente dell’Ucraina. Fin da allora, con l’effettivo e costante appoggio della NATO, Zelensky ha trasformato la fiction in realtà, eppure la propaganda lo osanna quale risolutore nel segno della pace e della libertà dei problemi dell’Ucraina, dell’Europa e della comunità internazionale. Questa narrazione è uno spettacolo mediatico. Ha ben poco a che fare con i fatti avvenuti negli anni. Specie pensando ai ritmi della libertà.
La propaganda si è focalizzata sull’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022. Fatto senza dubbio vero in sé. Ma è impossibile isolarlo dai comportamenti dell’Ucraina, a partire dal ‘14, non rispettando gli accordi di Minsk con la Russia, cosa addirittura incrementata con la Presidenza Zelensky. Tale rimozione – al fine di includere la guerra in Ucraina nello scontro tra libertà ed autocrazia – distorce gravemente i fatti e quindi viola il senso della libertà. Infatti, la libertà si sviluppa con atti corrispondenti alla sua natura, non con quelli che la violano. E con gli accordi Minsk, l’Ucraina si era impegnata a riconoscere al Donbass un’autonomia rafforzata in Costituzione (essenziale aspirazione Russa). Non lo ha fatto pur modificando la Costituzione.
Di conseguenza non è vera la tesi USA NATO per cui la guerra è dipesa solo dalle mire espansionistiche di Putin nel Donbass. E che ha originato le sanzioni economiche come una ritorsione per l’aggressione russa e che si sono rivelate (visto che la Russia è rifornita da Cina ed India) una trappola per l’economia UE, mettendo in luce l’incapacità del mondo USA, Nato e alleati occidentali di farsi davvero seguire dagli stati e ancor meno dai popoli della Terra.
Oggi, una simile constatazione – che a primavera facevano in Italia solo i liberali – ha riconoscimenti sempre più ampi. A parte i ragionamenti diffusi dalla stampa americana già allora, nelle ultime settimane vanno crescendo le conferme derivanti dalle dichiarazioni inequivoche di personaggi di primo piano.
A fine novembre, il Segretario NATO (ex primo ministro socialista della Norvegia) Stoltenberg, alla riunione dell’Alleanza atlantica a Bucarest ha spiegato che il sostegno NATO a Kiev è iniziato “nel 2014 nel centro di addestramento di Yavoriv da militari canadesi, britannici e statunitensi “. La prima settimana di dicembre, Angela Merkel ha fatto un’intervista al settimanale Zeit. E ha detto : ”Gli accordi di Minsk sono serviti a dare tempo all’Ucraina per rafforzarsi. Allora, Putin avrebbe potuto vincere facilmente. E dubito fortemente che all’epoca la Nato sarebbe stata in grado di aiutare l’Ucraina come lo è oggi… Era ovvio per tutti noi che il conflitto sarebbe stato congelato, che il problema non era risolto, ma questo ha solo dato tempo prezioso all’Ucraina”. Inoltre, lo stesso mondo Occidentale fornisce di continuo dati a conferma dei massicci aiuti militari forniti all’Ucraina da anni.
In sostanza, è avvalorato il giudizio dei liberali italiani fin dall’inizio, per cui quella in Ucraina non è tanto una battaglia per la libertà (che avrebbe richiesto comportamenti conformi dentro e fuori il paese), bensì una guerra per procura contro la Russia e in specie contro Putin. Infine, il capo della FIFA Infantino, ha dichiarato di aver respinto la richiesta di un discorso del Presidente Zelensky per la pace nel mondo da fare prima dell’inizio della finale della Coppa del Mondo di calcio. Cosa che è stata una positiva inversione di tendenza nella propaganda fin qui svolta.
La propaganda ha ricoperto di contumelie chi osava criticare l’occidente dedito alla concezione imperialista della libertà. Il fulcro della questione sta appunto nell’impossibilità di concepire la libertà come imperialismo e come un premio certo per chi la sostiene. La libertà è più forte delle autocrazie per il suo spirito di scambio e di mutamento incentrato sul cittadino individuo. E dunque, come prima cosa, per la sua capacità di evolvere ancorata al rispetto degli accordi presi (mentre la NATO, fin dal principio, intendeva violare gli accordi di Minsk).
Tutto ciò porta a concludere che non deve essere mai seguita la massima (copyright Direttore Molinari), “chi vuole difendere, migliorare e magari rigenerare democrazia liberale si oppone a Putin con fermezza”, senza precisare contestualmente cosa significhi opporsi. Farlo induce , come nel caso della guerra per procura in Ucraina, a comportamenti contraddittori con la libertà. Non solo trascurando quale sia il clima civile in quel paese, ma addirittura trascurandolo nella UE. Ad esempio. Qualora si ritenga necessario reagire con tempestività all’aggressività russa, occorre aumentare i bilanci per la difesa (nel ramo l’Italia investe meno del 2% del PIL, molte volte sotto gli altri stati protagonisti mondiali), non incentivare, seppure per procura, comportamenti forieri della terza guerra mondiale (quali la fornitura di armi e mezzi bellici), oltretutto perché incrinano la coerenza del paradigma occidentale. La forza della libertà non si diffonde bloccando i contatti e gli scambi, quale prezzo per esaltare una volontà ucraina in larga parte frutto di aiuti esterni. Contatti e scambi vanno viceversa agevolati e incrementati in ogni modo, anche attraverso l’uso oculato delle infrastrutture energetiche, consapevoli di quanto esse siano ineludibili (ed evitando la schizofrenia di inviare le armi, mentre si evoca la pace, non si studia il nucleare e i eludono i settori energetici sporchi, anche se necessari a rifornirsi di materiali per le energie pulite) . Contatti e scambi non si diffondono violando le regole per l’adesione dell’Ucraina all’UE, in nome di una frenesia di grandezza incompatibile con i meccanismi del vivere liberi.
Insomma, la libertà si difende e si può allargare praticandola sempre, non imponendola. E mantenendola connessa alla diversità tra i conviventi. Il che implica accettare l’impossibilità di sminuire il ruolo storico della Russia, e di puntare al suo disfacimento. Per l’Italia e per l’Occidente, l’obiettivo deve essere attuare in ogni momento un coerente disegno di libertà tra diversi. Rincorrere gli esaltati del marchio imperiale costituisce una malattia oggettiva dell’occidente. Pericolosa per il nostro futuro.

