Contraddizione insuperabile

Articolo scritto per la rivista bimestrale NON CREDO

La recente (febbraio ’22)  pubblicazione vaticana di un altro volume dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, fornisce un ulteriore esempio di come la Chiesa si distingua per una contraddizione insuperabile tra il tipo di cultura che trasmette (porsi quale unica fonte della verità nel mondo) e la pretesa di stare dalla parte di chi vive nel mondo reale.

Nella pubblicazione, viene ampiamente riportata un’omelia inedita del ’77 tenuta dall’allora arcivescovo di Monaco, in cui  difese appassionatamente Papa Paolo VI dalle ripetute accuse di consentire la distruzione della liturgia della Chiesa sulla scia delle decisioni del Concilio Vaticano II.  La tesi centrale è che  oggi “è l’epoca in cui i pontefici sono sotto attacco. Come gli apostoli”. La spiegazione era  che nell’Eucarestia è continuamente presente e vero Cristo quale capo della Chiesa da lui acquistata mediante il suo sangue. In ogni celebrazione eucaristica, i fedeli proclamano noi celebriamo in unione con il nostro papa. Cristo si dà nell’Eucaristia ed è tutto in ogni luogo, per questo tutto il mistero della Chiesa è presente ovunque venga celebrata l’Eucaristia.

E prosegue.  Cristo in ogni luogo è anche un’unica persona e per questo non lo si può ricevere contro gli altri né senza gli altri. Proprio perché nell’Eucaristia c’è Cristo tutto intero, l’indiviso e indivisibile Cristo, proprio per questo l’Eucaristia può essere autentica solo se essa è celebrata con tutta la Chiesa. Abbiamo Cristo solo se lo abbiamo insieme con gli altri. Appunto perché nell’Eucaristia si tratta solo di Cristo, essa è il sacramento della Chiesa. E per questa stessa ragione essa può essere accostata solo nell’unità con tutta la Chiesa e con la sua autorità. Per questo la preghiera per il papa fa parte del Canone eucaristico, della celebrazione eucaristica. La comunione con lui è la comunione con il tutto, senza la quale non vi è comunione con Cristo.

L’omelia continua argomentando.  È vero che negli anni successivi al Concilio c’è stata una iattanza che non ricercava più la fede della Chiesa, ma solo ciò che era di proprio gradimento. È vero che spesso la liturgia, il santo dono del Signore a tutta la Chiesa, non di rado è stata trasformata in laboratorio per sperimentare proprie idee. Ma non è vero che la Chiesa ha smesso di essere cattolica. Nulla di autenticamente cattolico, nulla di autenticamente conforme alla fede ha perso il suo posto nella Chiesa e tutti noi dovremo impegnarci perché questo sia percepibile da chiunque. Con la divisione non si ottiene nulla…… La cosa più grande per l’unità della Chiesa è patire per questa unità. Proprio così il Papa si pone nella sequela degli Apostoli: Pietro, che venne crocifisso a testa in giù, Paolo, che di sé disse che nel mondo gli Apostoli sarebbero diventati come spazzatura, ai quali tutti sputano in faccia.

Questa omelia è assai significativa perché esprime il pensiero ed il messaggio del maggiore teologo cattolico del ‘900, riconosciuto per tale da Papa Wojtila e da uno stuolo di altissimi esponenti vaticani. Tale pensiero diffonde con efficacia il messaggio cardine del cattolicesimo, cioè il motivo del perché sia  essenziale l’unità della Chiesa in Cristo e nel Pontefice (l’omelia definisce il Papato indistruttibile) onde perpetuare  il verbo del Signore.

I laici  prendono atto di questo messaggio di fede cattolica e, in coerenza col proprio modo di essere,  riconoscono piena libertà di manifestarlo. Ma , in base all’esperienza storica che quotidianamente si rinnova, contestano con forte determinazione che esso possa in alcun modo interpretare  lo spirito del mondo reale e quindi stare davvero dalla parte dei cittadini nelle vicende della vita.

L’unità della Chiesa che manifesta il verbo del Signore con il Papato indistruttibile, è un principio dalle conseguenze incompatibili con i caratteri distintivi fondamentali del mondo nella sua concretezza. Un’incompatibilità che si palesa di continuo sui principali aspetti del convivere laico nei rapporti tra i cittadini. La fermezza nell’osservare e imparare dagli avvenimenti, la consapevolezza della diversità umana, l’uso della libertà individuale nei suoi multiformi aspetti, l’esercizio dello spirito critico di ciascuno sui fatti al fine di conoscere sempre più,  il libero utilizzo delle proposte conseguenti il pensiero critico, il rifiuto del totalitarismo e dell’autoritarismo, il conflitto democratico attraverso il confronto  che porta alle scelte e relative verifiche sperimentali, la continua percezione del cambiamento al passare del tempo . Un paniere di aspetti che nel complesso certificano come non sia possibile vivere senza disporre delle risorse energetiche necessarie. Ragion per cui il vero fine del confrontarsi dibattendo, non è trovare il modello perfetto per i cattolici (l’unità della Chiesa), bensì mettersi in grado di poter approvvigionarsi delle risorse indispensabili per vivere.

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