Ricuperare la funzionalità originale del mercato

l mercato è nato quale sistema per formulare e quantificare il giudizio degli operatori umani sui diversi beni necessari a vivere o utili per poterlo fare. Consiste in un giudizio palese dato da molti individui e riferito a diverse specificità di ciascun bene – tutte attinenti la sua disponibilità al momento e nel tempo – ed espresso mediante il prezzo da pagare acquistandolo o da riscuotere vendendolo. Ciò nella supposizione che, al momento del giudizio, i diversi operatori giudicanti e i beni giudicati siano presenti fisicamente al mercato.

Il meccanismo mercato attiene ai rapporti economici tra gli umani e alle merci loro necessarie, ma è provato che per tale via ha influito parecchio sulla quotidiana vita civile nel tempo. Ha fatto evolvere le concezioni del convivere fondate sul disporre di privilegi di natura o per cause varie, riducendone il ruolo circa il definire i prezzi delle merci. In pratica, ha costituito la modalità più efficiente nello stabilire il valore di ogni bene da utilizzare nella convivenza tra umani singolarmente autonomi, proprio perché non soggetti a prezzi sui beni stabiliti al di fuori del loro controllo di principio individuale. Determinato dal mercato, il valore ingloba la libera valutazione dei cittadini sulle prospettive immediate e future di quello stesso bene.

Sviluppandosi nel tempo il sistema mercato, un po’ alla volta è andata cambiando la supposizione della presenza fisica per dare il giudizio . Al posto degli operatori fisici sono subentrati loro rappresentanti, prima fisici e progressivamente non solo fisici, purché dotati degli strumenti della forma tecnologica esistente all’epoca, che fossero in grado di simulare in parte la funzione di operatori. E al posto dei beni da giudicare, sono subentrate descrizioni dettagliate delle rispettive caratteristiche fisiche e poi sono state inserite, tra i beni da valutare, previsioni di vario genere circa il loro futuro assetto nonché l’indicazione delle quantità da valutare e delle date e dei luoghi di trasferimento. Al passare di tanti decenni, tali trasformazioni hanno determinato l’evolversi dell’istituto mercato, aumentandone gli aspetti di gestione professionale necessariamente affidata agli addetti provvisti delle competenze richieste in base a regole create appositamente (tipo l’istituzione di apposite Borse Valori). Peraltro tal genere di evoluzione, pur nelle sue varie forme nei vari luoghi, nella sostanza ha conservato le originarie modalità del sistema mercato, imperniate sulle valutazioni effettuate da un numero ampio di singoli cittadini in carne ed ossa diffusi sul territorio. Insomma, il sistema mercato ha costituito nel tempo il massimo moltiplicatore della partecipazione degli individui umani alla reciproca convivenza economica senza ricorrere alla violenza fisica.

L’avvento della tecnologia nell’era dei computer e dell’informatizzazione ha mutato profondamente tale stato di cose. La nuova tecnologia informatica è penetrata via via negli strumenti di mercato adoperati sia sul versante del simulare la presenza degli operatori umani, che su quello del conservare e maneggiare i dati relativi alle caratteristiche descrittive dei beni in giudizio. Il suo utilizzo è cresciuto in termini esponenziali allargando la propria capacità di funzionamento autoreferenziale al punto da ridurre sempre più il concreto apporto degli umani, che una volta era ineludibile. Infatti, gli algoritmi adoperati sempre più nel mondo finanziario, oltretutto tantissimi, funzionano – per di più ad una velocità prima inimmaginabile – secondo criteri quasi totalmente indipendenti dall’intervento materiale di chi li utilizza. Al punto che gli algoritmi , anche a ragione dei propri ritmi di funzionamento senza pause, stabiliscono sempre più da soli quali scelte compiere sul mercato. Di conseguenza, da qualche anno (e di certo al giorno d’oggi), una simile crescita algoritmica ha stravolto quasi del tutto l’originaria funzione delle Borse Valori. Vale a dire quella di costituire il meccanismo che assicura la continua partecipazione attiva degli umani nel formulare i giudizi decisivi sull’economia. Il valore adoperato attualmente nelle correnti relazioni tra umani per i beni essenziali nel vivere è determinato dagli algoritmi ed è adottato senza problemi dagli umani nella convinzione di averlo scelto loro.

L’aver danneggiato parecchio nell’economia la relazione di mercato tra gli umani, ha comportato conseguenze profondamente negative per la società imperniata sulle decisioni del cittadino. Da un lato ha ridotto ai minimi termini la possibilità che nel mercato gli operatori umani svolgano effettivamente l’originaria funzione . Dall’altro ha reso assai più agevole, e al contempo più penetrante, la possibilità dei detentori del controllo degli algoritmi, persone o gruppi, di estendere questo controllo sull’andamento dei valori definiti nei mercati gestiti da quegli algoritmi . Così, a seguito delle due trasformazioni, nelle Borse Valori mondiali risulta frenata (fino a venire pressoché eliminata) la partecipazione prioritaria del cittadino allo stabilire nel tempo i prezzi. Il che costituisce un subdolo arretramento della libertà nel convivere.

Le gravi conseguenze negative non finiscono neppure qui. A parte le manipolazioni dolose dei mercati, vanno considerati i veleni impliciti nel diffondersi di notizie economiche senza relazione con i giudizi degli umani ma frutto di pure elaborazioni algoritmiche. E siccome le elaborazioni algoritmiche, essendo prive delle valutazioni derivanti dal rapporto dei beni con la vita quotidiana, danno indicazioni operative connesse esclusivamente a ciò che l’algoritmo ritiene di dover imporre nelle relazioni umane in base alle impostazioni ricevute in avvio (compito che viene svolto con fulminei calcoli automatici), il mercato gestito dagli algoritmi perde la sua natura di strumento correlato alla realtà economica del bene e si trasforma in strumento che impone al bene l’indirizzo deciso dal mezzo informatico. Dunque il mercato di tipo algoritmico attiva meccanismi estranei ai sistemi di mercato naturale, perché sostituisce le valutazioni critiche degli umani con gli automatici criteri impositivi (deterministici di per sé) dell’algoritmo che pervade la gestione delle Borsa Valori in tutte le fasi.

L’analisi precedente fa capire che gli Stati decisi a mantenere una prevalente impronta liberaldemocratica imperniata sul cittadino, debbono avviare quanto prima una profonda riflessione per modificare radicalmente l’attuale sistema delle Borse Valori. Il problema non sono gli algoritmi (che esercitano con rigore acritico il loro compito tecnico), bensì la cultura degli umani non liberali, se non addirittura illiberali, che è del tutto disattenta (volutamente o meno) ai mutamenti nelle condizioni di vita derivanti dal subentro dilagante degli algoritmi nel sistema mercato. Perciò è indispensabile ed urgente che quella profonda riflessione ripristini nei mercati, iniziando dalle Borse Valori, il metodo originario funzionante in base a parametri viventi, cioè alle valutazioni delle persone fisiche e alla concretezza dei beni valutati. In particolare dovrà impegnarsi in tal senso l’UE, dato che il persistere dello strapotere degli algoritmi nelle Borse, mette il tema “tassi di cambio delle valute” oltre che il tema “prezzi” nelle mani di speculatori informatici senza nome equiparati erroneamente alla generalità degli umani liberi. E dunque confligge con la logica che anima i Trattati Europei.

Tale ripristino dovrà servire ad utilizzare dell’informatica le preziose tecnologie di elaborazione, di archivio e di ricerca dati, ma dovrà evitare che l’informatica influenzi in modo diffuso il processo di valutazione di cui gli umani necessitano ed in sostanza determini la concreta valutazione del bene (cosa dovuta soprattutto alla rapidità dei meccanismi delle applicazioni algoritmiche, già ora del tutto superiori alle capacità umane, e che, con l’arrivo nei prossimi anni dei supercomputer quantistici in avanzata fase di costruzione materiale, diverranno ancor più rapide , effettuando i calcoli ad una velocità maggiore miliardi, di miliardi, di miliardi di volte). Restare disattenti vorrebbe dire consentire che le Borse Valori operino come una sorta di lancio dei dadi . Infatti, la funzione delle Borse Valori è legata in maniera indissolubile al realizzarsi delle valutazioni fatte dallo spirito critico dei cittadini, e tale funzione è irriproducibile mediante una sorta di lancio di dadi (che, per di più, può subire manipolazioni incontrollabili). Smarrire quella funzione sarebbe un grave arretramento dell’economia libera tra umani liberi. La giustificazione dello stare al passo con le esigenze di una presunta modernità è insussistente. Gli algoritmi sono un frutto della conoscenza per aiutare gli individui ad esprimersi nella rispettiva diversità, non vanno trasformati in un sogno malato di onnipotenza che nega la realtà, il passar del tempo e la possibilità di effettive relazioni aperte tra i cittadini. Dunque è indispensabile avviare, presto, quella riflessione riparatrice e liberatoria. Sconfiggiamo ancora una volta la cultura illiberale. Che come sempre persegue il sistema autoritario dei lacci per legare il cittadino autonomo.

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