Marginalizzazione sociale e compiti pubblici

Da qualche giorno, prima, durante e dopo l’audizione in 5° Commissione del Consiglio Comunale della Presidente Caritas Suor Raffaella Spiezio,  la questione del come farsi carico degli indigenti – specie in questo periodo di crisi economica – è molto seguita sulla stampa.  Sullo sfondo è emerso il disappunto dei massimi dirigenti Caritas per il dinamismo della nuova associazione assistenziale laica, Emporio Solidale, che ha avviato anch’essa la raccolta e la distribuzione di vettovaglie per i bisognosi. Disappunto tanto esplicito che, alla vigilia dell’audizione, il Vescovo in persona ha espresso una marcata ironia su Emporio Solidale.

Ieri, dopo l’audizione, suor Spiezio ha scritto al Tirreno con parole piane nella forma ma un pò inquietanti sotto il profilo della convivenza civile. In  sostanza, la Presidente Caritas – ovviamente sottolineando i meriti della sua Associazione – inclina a porre l’Associazione quale unico strumento possibile  per realizzare in città una politica di assistenza sociale. Su questo punto è necessario che il mondo laico dia un alto là. Interrogarsi sulle condizioni sociali è sempre utile chiunque lo faccia, ma si devono evitare confusioni circa gli interventi ritenuti necessari. In sede civile spettano solo al Comune gli interventi di riequilibrio fatti con fondi pubblici, mentre i privati più iniziative attivano meglio è ma con risorse proprie o raccolte da altri privati. Ciò vale anche per la Caritas, che oltretutto, quanto a soldi pubblici, beneficia già della ripartizione interna della Chiesa sull’otto per mille (ed è tutelata dal Vescovo presente nel ristretto Consiglio per gli affari economici della CEI).

Suor Spiezio non può quindi brandire il problema della convenzione con il Comune sui pasti per eccepire che l’attuale Amministrazione, dimezzando il fondo relativo, solleva preoccupazioni circa la marginalità sociale, e per domandare quasi in termini perentori in quale misura l’Amministrazione intenda collaborare con la Caritas. Perché rispetto al concreto problema della marginalità sociale, il numero di chi opera per alleviarlo è cresciuto e fortunatamente non esiste più soltanto la Caritas (anche se meritevole). Non è possibile distorcere la sussidiarietà per tentare di monopolizzarla. Anzi, è auspicabile che la Caritas prosegua nella sua attività assistenziale in base alle sue impostazioni, pur tenendo conto che a poco a poco dovrà rinunciare alle condizioni di favore  finora godute, ad esempio al monopolio sui beni sequestrati dalla Procura della Repubblica. Gli usi dell’intera gamma delle risorse pubbliche non devono mischiarsi con attività e interessi privati, dato che appunto questi usi sono il pernio del giudizio dei cittadini sugli amministratori scelti.

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