Questa volta, lo scrittore livornese Simone Lenzi ha preso spunto da un appello al Papa fatto dal Presidente israeliano Simon Peres perché organizzi l’ONU delle religioni. Scrive di averci pensato su e di aver individuato Livorno come luogo consono. A parte l’appello e l’ubicazione proposta, trovo la motivazione data da Lenzi un esercizio di notevole fantasia.
Scrive: “Non c‘è altra città al mondo che possa vantare una tradizione di convivenza tra tutte le principali religioni del mondo”. Evidentemente Lenzi si riferisce ai vari bandi (noti come Livornine) emanati dal granduca Ferdinando I nell’ultimo decennio del 1500, con cui – proprio in un’epoca di persecuzioni e guerre religiose – vennero riconosciute libertà di culto e libertà di organizzarsi a tutti i residenti a Livorno appartenenti a “qualsivoglia nazione”. Un provvedimento che per alcuni secoli fece la nostra città unica nel mondo civile. Il punto è che le Livornine furono emanate dall’autorità civile per rendere aperta la convivenza tra culti diversi. Questa è la tradizione di Livorno. Che non c’entra nulla con il proposto ONU delle religioni unite.
Nell’ONU delle religioni unite, secondo Lenzi, le religioni dovrebbero parlare alle parti in lotta e comporre i dissidi. Ma la composizione dei dissidi non è una questione di autorità morale o di galateo. E’ questione di regole pubbliche fondate sul riconoscere il diritto civile della diversità delle altrui convinzioni. Mentre, il ruolo delle religioni è testimoniare il rispettivo credo e diffonderne lo spirito, non stabilire la volontà dei cittadini in conflitto. Dunque, la tradizione di convivenza di Livorno, significativa sul piano del governo civile, non prefigura l’ONU delle religioni unite. A meno che Lenzi non voglia modificare quella tradizione, trasformandola da norme per la convivenza mondana tra culti diversi in affido ai culti di dare norme per convivere.
Questa non sarebbe più laicità a Livorno. La laicità è riconoscimento dei diversi che si confrontano, non un’identità dei diversi nel conformismo vigente. Per dare di nuovo un indirizzo laico alla città, vari amici tra loro differenti per cultura, stanno ragionando su un’iniziativa che, in coerenza con le Livornine, realizzi un luogo e un manufatto simbolici del dialogare confrontandosi tra cittadini liberi. Così Livorno punterebbe sulla strada del convivere aperto e mostrerebbe il volto di chi non ricorre al furbo autocompiacersi ma riflette sui rapporti reali nel mondo.

