Lettera al Direttore del Corriere della Sera
Egregio Direttore,
il fondo odierno del Corriere pone un problema essenziale che tuttavia, per non essere una pura petizione di principio, credo imponga assai più di un’iniziativa diplomatica al G8.
In effetti, l’iniziativa proposta è molto giusta ma rischia di restare solo dimostrativa. Sul piano internazionale, sarebbe una cosa di rilievo per segnare un concreto indirizzo di libertà, di cui quella di religione è parte irrinunciabile. Ma acquisterebbe spessore solo se accompagnata da un continuo premere di comportamenti italiani coerenti nella medesima direzione. E dunque, visto che non è più epoca di cannoniere, di campagne non episodiche che creino l’atmosfera necessaria.
Le stesse campagne, per essere credibili e dare una spinta propulsiva non limitata alla Farnesina, devono estendersi al piano nazionale diffondendo la piena consapevolezza di cosa significhi il pluralismo religioso e di quanto sia ad esso connessa la libera sovranità del cittadino. Perché in Italia la libertà di religione fortunatamente c’è in gran parte, ma con limiti non irrilevanti per l’assenza della neutralità istituzionale. Le concezioni dei fondamentalisti islamici trovano alimento nel robusto legame tra Stato e organizzazione religiosa.
Di conseguenza, mi auguro che, proseguendo sulla linea del fondo odierno, il Corriere apra anche al tema dalla separazione Stato religioni che risulta essenziale per basare sulla libera fede la battaglia internazionale e per avviare la riflessione nazionale sull’affrontare in chiave di neutralità religiosa i problemi quotidiani della pacifica convivenza.

