Sulle unioni civili a Milano

Un commento su ArcipelagoMilano

Condivido il sostegno dell’avv. Li Vigni al progetto del  Comune di Milano di riconoscere le unioni civili. Tuttavia, vorrei una maggior decisione nell’attuarlo e maggior esattezza sugli avversari da fronteggiare.

Sulla maggior decisione, l’avv. Li Vigni giustamente sostiene che  è molto importante  iniziare dalla formale registrazione delle coppie conviventi e da diritti amministrativi. E segnala anche che il documento verrebbe varato in estate – dopo la visita del Papa a Milano per celebrare la famiglia – onde evitare la contrapposizione con i cattolici. Ora, la visita del Papa non deve influenzare una decisione sulla convivenza di cittadini.

La Costituzione non impedisce i vari tipi di convivenza affettiva (l’art.29 sancisce i diritti della famiglia tradizionale, non esclude di darli ad altre forme) e dunque riconoscere le unioni civili non significa contrapporsi al Papa che celebra la famiglia cattolica, ma solo contrapporsi alle posizioni omofobe di Alfano. Se si accettasse di rinviare la decisione a dopo la visita papale,  si farebbe del Registro un atto contro i credenti cattolici facendogli perdere il senso di quello che è, una scelta neutrale nel segno della laicità. Sarebbe un errore  grave concettualmente (la laicità delle istituzioni non è antireligiosa, è solo non accettare la fede come fonte legislativa) e depistante (l’avversario della laicità non è la Chiesa che svolge liberamente il proprio magistero, sono i cattolici chiusi che vogliono imporre a tutti i propri punti di vista).

L’errore  porta ad attribuire colpe della eventuale dilazione ad alcune gerarchie cattoliche, addirittura coltivando l’illusione di una  Chiesa divisa. A parte che, in materia matrimoniale, la Chiesa non è affatto divisa circa i propri precetti, anche lo fosse questo non deve interessare le istituzioni civili. Non si regola la convivenza entrando nelle dispute religiose. Si regola su base civile e, così, non sussistono motivi per dilazioni sul registro. Perché le unioni civili riguardano i cittadini che, credenti e non credenti, intendono vivere l’affettività nei suoi diversi aspetti. Solo mantenendo separati gli effetti civili dalle pulsioni religiose, può essere dipanato il delicato tema della convivenza. Per cui, se (purtroppo) dilazione vi sarà, la colpa non va attribuita alla gerarchia ma a tutti coloro (laici sedicenti in testa) che, per convenienze conformistiche, non mantengono separate le istituzioni dai valori religiosi.

 

 

 

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Quadro politico, sul tema Separatismo e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.