Le lacrime non servono

Nell’articolo “Per rimuoverlo solo la sfiducia”, il Prof. Rossi illustra in modo professionale ed inappuntabile che il governo Berlusconi può  cadere solo con un voto in Parlamento. Lo aveva già scritto in precedenza. Ora i suoi argomenti sono più espliciti. Non vi sono margini di manovra costituzionali, scrive. Occorre un atto del Presidente del Consiglio o della maggioranza che lo sostiene. Questo cambio di tono non pare casuale. Infatti l’opposizione chiede tutti i giorni  che Berlusconi si dimetta, dopo aver tentato di coinvolgere il Presidente della Repubblica nella rimozione per giusta causa. Ovviamente Napolitano non ci pensa neppure e continua a dirlo almeno dall’inverno 2009-2010: lui non farà un passo finché la maggioranza parlamentare sorreggerà il Governo. Dunque, è bene che tutti proclamino con sempre più evidenza i dati costituzionali.

Sorge allora un problema. Chi non condivide la politica del centro destra deve  rassegnarsi ad attendere gli eventi? Proprio no. Basterebbe l’impegno – che ci vorrebbe e che non c’è – per definire il progetto concreto di cose da proporre che, tessuto tra chi su di esso concorda, cosituisca un’alternativa propositiva e credibile. Eppure l’articolo del prof. Rossi di queste cose non parla. Alle inappuntabili considerazioni, fa seguire due paragrafi politici coerenti al clima della sinistra. Parlano solo della gravità che non vi sia nella maggioranza chi si rende conto della situazione e sia capace di compiere un atto di misericordia per il paese.

Scrivendo solamente questo, la tesi complessiva diviene contraddittoria. Siccome la tesi iniziale è indubbia  (occorre la sfiducia parlamentare), è poi contraddittorio non preparare indicazioni ed alleanza per  renderla possibile. A meno di non illudersi che bastino  lacrime e moralismo perché sia scontato che nel  dopo Berlusconi sia sicura una maggioranza politico elettorale non di centro destra. Alla presa di atto della realtà costituzionale e politica, dovrebbe seguire l’impegno reale per stabilire che cosa si vuole e con chi si vuole. Alla scadenza elettorale ormai mancano venti mesi scarsi. Al massimo.

 

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