L’intervento di Sergio Landi, anche se in modo indiretto e un pò tortuoso, finisce per centrare la domanda chiave: chi risolve la situazione di stallo drammatico ?
La risposta a tale domanda non è però il successivo interrogativo che pone l’autore: “Ci sono nelle attuali prerogative del Capo dello Stato gli spazi costituzionali per sciogliere il Parlamento e ridare sovranità agli elettori nel momento in cui la sovranità è svanita?”. Non lo è nel senso che tali spazi non ci sono (lo ha detto ripetutamente lo stesso Napolitano, sottolineando che per far cadere il governo occorre la decisione di una maggioranza in Parlamento), che la sovranità degli elettori consiste proprio nel rispetto delle procedure conseguenti al voto (i giudizi esterni, giusti o sbagliati che siano, non sono di per sé determinanti per lo scioglimento, in quanto sarebbero un colpo di mano), ma che prendere atto che quegli spazi non ci sono, lascia irrisolto un problema che esiste.
Per affrontarlo, occorre un disegno preciso formato da ulteriori interventi di contenimento e soprattutto da una decisa riforma dei rapporti politico sociali e della produzione: è un fatto significativo che negli ultimi quindici anni l’Italia abbia avuto una crescita inferiore rispetto a tutti gli altri paesi evoluti. Il punto è che nello stesso periodo la politica delle idee e dei progetti è stata latitante. E’ stata sostituita dalla politica di puro potere fondata sullo spettacolo, sulle contrapposizioni in negativo e non sulle cose. Invece ci vorrebbe un progetto, che né maggioranza né opposizioni dimostrano di avere e, ancor peggio, di porsi il problema di averlo. Non solo. Le parti sociali non sono da meno. Angeletti (UIL) pochi giorni fa non ha sottoscritto il documento delle altre accusandole appunto dell’incapacità di formulare una proposta concreta in comune.
Dunque la vera risposta al come risolvere la situazione di stallo drammatico, non è cercare scorciatoie illudendosi che sostituito Berlusconi sia tutto a posto. La vera risposta è impegnarsi in un confronto sulle cose per costruire un preciso disegno alternativo al tran tran politico. Deve poter incidere sui ritardi delle istituzioni e sulle connivenze con quei ritardi da parte di privati spesso dediti alle consorterie. E’ questo progetto alternativo che sarebbe la terapia attesa dal paese e che sarebbe la precondizione per superare lo stallo e battere alle elezioni i discorsi del centro destra.

