Il Testamento Biologico a Livorno

Definire il Registro per il Testamento Biologico un “documento privo di ogni utilità” , non ha consistenza giuridica e adopera argomenti religiosi, non civilistici. Eppure lo sostiene un gruppo di cattolici impegnati, con la stessa motivazione del Popolo della Libertà per non approvare il Registro.

La legge in vigore da al Comune la facoltà di regolare dichiarazioni sostitutive equivalenti a dichiarazioni a pubblico ufficiale. Così le dichiarazioni di fine vita hanno data certa, sono autentiche, sono pubbliche e fanno stato sulla volontà di quel cittadino. Ne consegue che, ai sensi della Costituzione e di svariate norme che decretano il consenso per ogni cura insieme al rispetto della volontà del paziente mai ricorrendo all’accanimento terapeutico, la dichiarazione di fine vita del cittadino è vincolante, anche quando lui non è più in grado di farsi valere. In tal senso si sono espresse le Sezioni Unite della Cassazione.

Neppure è vero che istituire il Registro sarebbe stato inutile in vista della nuova legge nazionale. Il testo votato al Senato –  che in parte nega la libera scelta del cittadino – non arriva a  vietare i Registri locali né li assorbe in un unico registro nazionale. Prevede il Registro nazionale ma non annulla i Registri esistenti. Quindi la volontà espressa in un Registro pubblico resta tutelata.

Inoltre, istituire il Registro non lo impone ai credenti cattolici. E’ solo una opportunità per  chi intende fare la propria dichiarazione di fine vita, chi  non vuole farla, non la fa. Non è una guerra religiosa né apre all’eutanasia. L’eutanasia è la soppressione volontaria di una vita, mentre scegliere di non applicare terapie terminali è dar corso alla natura. Semmai sono certi politici che, rifiutando il Registro, puntano a trasformare la libera convivenza tra diversi in un conformismo comunitario in cui si può fare solo ciò che la comunità permette.

Le ragioni sull’utilità di istituire il Registro rendono invece perplessi sul come si è istituito. Il documento livornese non segue il testo predisposto da noi liberali (prima le elezioni), da Italia dei Valori, da Sinistra & Libertà e da altri. In che punti ? La reiterata ambigua attesa della legge nazionale, che pare essere auspicata quale superamento dei Registri Comunali. La netta ambiguità circa il valore attribuito alla dichiarazione di fine vita, ammettendo tra le righe il medesimo peggior principio del Senato, per  cui il testamento di fine vita può esser violato dai medici. E poi c’è un aspetto  molto singolare. Sempre diversamente da altri Comuni, Firenze in testa, Livorno ha omesso l’allegato contenente il modello di dichiarazione di fine vita, un modello rigoroso, senza spazi all’ambiguità. Perché ?

Pertanto, per evitare comportamenti dilatori o dichiarazioni confuse, é importante che i promotori e i molti favorevoli al Registro nelle prossime settimane seguano con accuratezza il percorso in Giunta. Vanno evitati ritardi e contorcimenti burocratici.  Il Registro deve essere attuato presto e bene per arricchire la possibilità di scelta dei credenti e non credenti.

Raffaello Morelli, Gadi Polacco, Paolo Camilli, Andrea Fumagalli, Giovanni Porto, Marco Riccomini, Riccardo Voliani,
Liberali

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