La lettura dell’articolo del prof. Emanuele Rossi sulla laicità lascia un senso di incompiutezza. L’assunto centrale viene prima espresso con sinteticità corretta ed chiara, “la debolezza del principio di laicità nella società italiana emerge ogni volta”, poi argomentato con efficacia, e infine ribadito con forza “questa è la laicità, che non impedisce a nessuno di esprimersi, ma che a nessun corpo intermedio da il potere di decidere per conto e al posto di chi ha ricevuto un’investitura democratica”. Prosegue poi osservando che “la debolezza della laicità nelle istituzioni pare la conseguenza di una debolezza dei laici cattolici, fuori e dentro la Chiesa”. Dopodiché le conclusioni si limitano al mondo dei credenti cattolici. L’autore auspica che “i cattolici impegnati in politica, come quelli più attivi nella comunità ecclesiale, sappiano assumersi le proprie responsabilità” e termina affermando che “il laicato sarebbe oggi tanto necessario non soltanto alla Chiesa ma a tutta la società italiana”.
Ora, la debolezza del principio di laicità in Italia è un dato di fatto, ma non credo possa esser riferito solo ai credenti cattolici e soprattutto affidato solo ai credenti cattolici il suo rafforzamento, che è essenziale per la convivenza. Il fulcro della laicità nelle istituzioni civili è porre la libertà di ogni cittadino al centro del processo partecipativo democratico con cui si stabiliscono le regole. E per riuscirci in una situazione come quella italiana – ove c’è una prevalenza storica del credo religioso cattolico, amministrato da un secolare corpo gerarchico e con non secondari interessi temporali – e di fronte alle sempre nuove sfide della realtà , è decisivo tener distinte il più possibile le questioni politiche e quelle di fede, in una prospettiva di completa separazione tra Stato e Chiesa. Tanto più oggi , con in corso l’evoluzione verso un maggior pluralismo religioso.
L’importante è allora che tutti i cittadini, credenti di qualunque culto e non credenti, agiscano in questa ottica e dibattano sulle cose da fare all’insegna delle loro convenienze e delle loro idee civili e sociali, lasciando fuori da questo dibattito le questioni religiose, eccetto che per garantire sempre la libertà di avere e di manifestare la propria fede. Dunque laicità significa che in campo politico i criteri di decisione sono i filoni culturali, le necessità civili, l’esperienza vissuta, non i principi religiosi. Allora, irrobustire la laicità non concerne solo i credenti cattolici o quelli attivi nella comunità ecclesiale cattolica ma ogni cittadino. L’obiettivo è contrastare la tendenza palese a strumentalizzare una religione per fini di proselitismo elettorale e di supporto dei disegni politici di puro potere. E mantenere il timone puntato verso una società aperta in cui convivano individui con identità, progetti e credi diversi, per esser meglio capaci di esprimersi e di agire. Senza chiudersi in questa o quella struttura intermedia.

